Case rifugio, la Sicilia tra le prime in Italia per numero di strutture



L’Isola conta 61 case rifugio, seconda solo alla Lombardia. Quasi 9 strutture su 10 sono nate negli ultimi dieci anni

Sessantuno strutture operative, un tasso di 0,25 case rifugio ogni 10 mila donne e un indice di 4,14 strutture ogni 10 mila donne vittime di violenza. I dati diffusi dall’Istat descrivono una Sicilia che, almeno sul piano dell’offerta di servizi di protezione, presenta numeri superiori a quelli di molte altre regioni italiane.

L’Isola è preceduta soltanto dalla Lombardia, che può contare su 163 case rifugio, ma supera nettamente regioni più popolose e tradizionalmente considerate più avanzate sul piano dei servizi sociali. L’Emilia-Romagna dispone di 56 strutture, il Veneto di 37, la Campania di 35 e il Lazio appena di 14. Anche guardando al rapporto con la popolazione femminile, la Sicilia si colloca tra le realtà più attrezzate del Paese. Il tasso di 0,25 strutture ogni 10 mila donne è sensibilmente superiore alla media italiana, che si ferma a 0,17. Soltanto la Lombardia e il Friuli-Venezia Giulia registrano valori ancora più elevati, rispettivamente pari a 0,32 e 0,30. Al contrario, regioni come Lazio, Sardegna e Piemonte si attestano intorno a 0,05-0,06 strutture ogni 10 mila donne.

L’assessore ammette: “Fabbisogno superiore all’offerta”

“I dati Istat confermano che negli ultimi dieci anni la rete delle case rifugio è cresciuta in maniera significativa”, dice al Qds Nuccia Albano, assessore regionale alla Famiglia che ha competenze nel finanziamento di queste strutture. “In Sicilia, il fabbisogno continua a essere superiore all’offerta e il nostro obiettivo è rafforzare ulteriormente la rete per garantire che nessuna donna che chiede aiuto resti senza una risposta adeguata.

In questa direzione la Regione Siciliana ha continuato a investire con specifici avvisi pubblici. Negli ultimi anni abbiamo finanziato la gestione dei centri antiviolenza e delle case rifugio, sostenuto le strutture di ospitalità in emergenza e promosso piani personalizzati per favorire l’autonomia delle donne vittime di violenza, anche attraverso percorsi di inserimento lavorativo e autonomia abitativa”.

La programmazione

A giugno scorso la Regione ha pubblicato un avviso, con scadenza al 15 settembre, da oltre 1,4 milioni di euro destinato ai centri antiviolenza e alle strutture di accoglienza a indirizzo segreto, con l’obiettivo di rafforzare i progetti individuali di uscita dalla violenza e accompagnare le donne verso una piena autonomia. Pochi giorni fa ne è stato abbiamo pubblicato un altro, con uno stanziamento di 500 mila euro a valere sul bilancio regionale 2026, destinato a sostenere i Centri antiviolenza, le case di accoglienza ad indirizzo segreto e le strutture di ospitalità in emergenza attraverso il rimborso delle spese di gestione.

“Si tratta – aggiunge Albano – di un’ulteriore misura concreta per garantire continuità operativa a servizi essenziali, che rappresentano un presidio fondamentale sul territorio. Il nostro impegno è duplice: da un lato consolidare e rendere sempre più stabile la rete esistente, dall’altro creare le condizioni affinché possano nascere nuove strutture nelle aree dove il fabbisogno è ancora elevato. Continueremo a utilizzare tutte le risorse disponibili, regionali e nazionali, per rafforzare un sistema di protezione che deve essere sempre più capillare, efficiente e vicino alle donne vittime di violenza e ai loro figli”.

Il confronto per macro aree

Il confronto con le macroaree del Paese è altrettanto significativo. Il Nord-Ovest presenta un tasso medio di 0,23 case rifugio ogni 10 mila donne, il Nord-Est e le Isole si fermano a 0,20, mentre Centro e Sud non vanno oltre lo 0,10. La Sicilia, da sola, riesce quindi a superare non soltanto la media nazionale ma anche quella della propria area geografica. Ancora più evidente il risultato se si considera il rapporto tra strutture e donne vittime di violenza.

Il dato siciliano raggiunge quota 4,14 ogni 10 mila vittime, quasi il doppio della media italiana, pari a 2,16. Soltanto il Friuli-Venezia Giulia, con 4,54, e la Lombardia, con 4,39, presentano valori leggermente superiori. Decisamente più bassi i numeri di Lazio, Abruzzo, Molise e Sardegna, tutte regioni che non raggiungono nemmeno una struttura ogni 10 mila donne vittime di violenza.

La nascita delle strutture 

La fotografia più interessante riguarda l’età delle strutture. La rete siciliana è infatti relativamente giovane. Delle 27 case rifugio che hanno risposto all’indagine, ben 24 sono state aperte tra il 2014 e il 2023. Significa che quasi nove strutture su dieci, l’88,9%, sono nate nell’ultimo decennio. Appena due case rifugio esistevano prima del 2010 e una sola è stata aperta tra il 2010 e il 2013. Si tratta di una crescita molto più intensa rispetto alla media nazionale, dove le strutture nate dal 2014 in poi rappresentano il 68,2% del totale.

Il dato racconta un’accelerazione importante avvenuta soprattutto negli ultimi anni, in coincidenza con l’attuazione dei piani nazionali contro la violenza di genere e con una maggiore attenzione istituzionale verso il tema della protezione delle donne e dei loro figli. La presenza di un numero elevato di case rifugio, tuttavia, non significa che il problema possa considerarsi risolto. La stessa Istat sottolinea come la disponibilità di posti sia ancora insufficiente in molte aree del Paese e come le richieste di accoglienza continuino ad aumentare. Per la Sicilia il bilancio appare dunque fatto di luci e ombre.

Da un lato emerge una rete di protezione cresciuta rapidamente e oggi tra le più estese d’Italia; dall’altro resta la necessità di consolidare questi servizi e renderli sempre più accessibili, perché dietro ogni numero ci sono donne e minori che cercano un luogo sicuro da cui ripartire dopo avere subito violenza.

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Michele Giuliano

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