Favignana dopo l’Odissea di Nolan. “Diventeremo una località epica”


Favignana (Trapani), 9 agosto 2026 – A Favignana la teleferica che portava le troupe fino al castello di Santa Caterina è stata smontata da un pezzo. Degli elicotteri che facevano la spola con a bordo Matt Damon e Anne Hathaway non c’è più traccia. La strada che sarebbe potuta essere realizzata per salire fino alla reggia saracena non è mai stata fatta: bocciata due volte.

Restano i sentieri, i pochi metri quadri di castello ricostruito ma tuttora pericolante (messo in sicurezza solo durante la produzione) e una domanda che il sindaco Giuseppe Pagoto, in carica dal maggio 2025 eletto con il centrosinistra, si è già fatto, lo sguardo rivolto ai turisti che potrebbero arrivare da tutto il mondo: come si trasforma un set in un destino?

Christopher Nolan ha scelto quest’isola per essere la sua Itaca nel kolossal da 250 milioni di dollari che rilegge l’Odissea. Ora tocca all’isola scegliere se esserlo per davvero, o restare — come le Eolie, dove la stessa scommessa è finita in polemica politica — un fondale che il cinema ha solo attraversato per poi lasciarlo nell’oblio. Il mare è mozzafiato, storia e magia si annodano tra gli scogli, la cucina è da invidiare. Ma l’incuria resta il segno distintivo: figlia di anni di trascuratezza e “speculazioni”, sostiene il sindaco.

“Avevo Hollywood tutti i giorni nel negozio e nemmeno li riconoscevo, con quei cappellini calzati e le barbe lunghe — racconta il proprietario del negozio di articoli da mare —. Nolan passeggiava tutte le mattine fuori dalla sua villa su, in alto. Ne avevano affittate una ciascuno. Anche Matt Damon che prestissimo portava fuori il cane. Mio figlio lavorava come falegname per la produzione, tremila euro al mese si figuri e mia moglie ha fatto la comparsa nella scena del ritorno di Telemaco. Per cinque mesi abbiamo lavorato tutti, qualcosa come 500-800 persone. Qui dove di solito a febbraio si fa la fame”.

Anche la neoassessora Dafne Borgia è finita tra le comparse. “Mio padre per un mese aveva capelli e barba lunghi, non se li poteva tagliare”, aggiunge Marika che fa la spola con Trapani dove lavora in uno studio dentistico.

Quattromila residenti, poco più di duemila d’inverno; per andare al liceo bisogna traghettare fino a Trapani, un piccolo carcere, il ricordo delle cave di tufo e delle celebri tonnare. Un turismo che porta ogni anno 450mila presenze, giura il sindaco, in crescita del 7-10%: per lo più italiani, la metà siciliani. Ma ciò che è rimasto nel cuore della gente è la disponibilità degli attori.

Anne Hathaway-Penelope faceva la spesa in bici, Tom Holland-Telemaco si prestava ai selfie con i bambini, facendo le mosse dell’Uomo Ragno e quando è arrivata Zendaya-Atena sono tutti impazziti”, raccontano in paese. E la sera nei ristoranti del centro. Quei pochi aperti. Come testimoniano i selfie postati solo dopo per garantire la riservatezza delle riprese. “Una stella alla Bettola”, pubblica il titolare mostrando la foto con Damon in pausa dalle riprese. E dalla Trattoria La Pinnata mostrano un Tom Holland sorridente “grazie per averci scelto”.

“Da noi vengono le influencer, convinte di essere star. Loro no, e lo sono davvero: miliardari ma umili. Ci chiacchieravi anche durante le riprese — racconta Teodoro, addetto alla cantina del Camparia (già rimessaggio dello stabilimento della dinastia Florio che aveva dato appunto da ‘campare’ a tutta l’isola) —. Nolan? Serio, riservato. Lavorava dodici ore al giorno senza sosta, beveva dieci litri d’acqua; per la scena del Ciclope a Bue Marino, quando il gigante lancia le pietre contro Ulisse in fuga, lo vidi restare nell’acqua gelida con la muta per ore, fino a ottenere l’inquadratura perfetta». Un dettaglio che racconta un’epica intera. Teodoro era addetto al green: “Abbiamo costruito una foresta dal nulla. E dovevate vedere il villaggio ai piedi del castello, realizzato in pochi giorni: una meraviglia. Tutto finto, come le piante. Ci hanno insegnato loro a farle sembrare vere”. Così bello da essere reale.

Il porto di Itaca a Cala Rossa, l’approdo di Telemaco tra Cala Grande e Cala Rotonda, il figlio del re di Itaca che rischia di essere ucciso dai Proci a Bue Marino. “È solo grazie a loro che ora le grotte sono state ripulite, anche se restano pericolose. Per garantire la sicurezza del cast le avevano ancorate dall’alto con tiranti d’acciaio”, spiega un abitante dell’isola. E poi? Finito tutto. Favignana è tornata Favignana: con lo sporco, le case diroccate, gli investitori spesso osteggiati. “La guardi bene, sembra Beirut dopo i bombardamenti. Qui non c’è la cultura del bello”, dice intristito un ragazzo che preferisce restare anonimo.

Il sindaco, nel suo ufficio in Municipio, è sconsolato rispetto al passato (durante le riprese il comune era commissariato) ma deciso a invertire la rotta. “Non è rimasto il rapporto tra la produzione e la comunità, lo stiamo ricostruendo: quasi non si sapeva che tutto fosse avvenuto qui. Da Los Angeles arrivarono in sordina nell’inverno 2024, poi decisero che era il posto giusto, un luogo autentico. Pagarono il Demanio per il castello e per l’uso delle coste, e al Comune andarono i 130mila euro per gli stabilimenti Florio, dove insediarono il campo base. Ma non sono rimaste le scenografie, i costumi, nemmeno le luci che ho fatto rimettere a Santa Caterina”.

Poi i rapporti con il cast sono stati riannodati, come in una tela che ora Pagoto non vuole disfare. “Siamo riusciti a far proiettare Odissea dentro il vecchio stabilimento del tonno per dieci giorni e Nolan ci ha mandato un videomessaggio”.

“Girare qui è stato incredibile” dice il regista britannico. La vera sfida è il futuro: riallacciare Favignana a Itaca. “All’inizio ero scettico, e invece ora mi chiamano tour operator dall’India, dal Nord America, mi chiama il Four Seasons, mi chiamano compagnie di taxi limousine. L’uscita del film ha fatto da acceleratore. Abbiamo impegnato risorse provenienti dalla tassa di sbarco per il percorso al castello e per la sicurezza, e il Demanio ci ha assicurato che l’area sarà valorizzata. Dietro lo stabilimento Florio stiamo ristrutturando due padiglioni” per mostrare le foto di scena, raccontare cosa è accaduto: una sorta di museo. Ho già chiesto alla produzione di poter avere l’armatura di Agamennone, e ho invitato gli attori a tornare. A Nolan voglio dare la cittadinanza onoraria. La forza di questa operazione è fornire una base storico-culturale: per questo ho contattato Alberto Angela e quest’estate è in corso una rassegna letteraria che racconta il poema epico”.

Una macchina che necessariamente dovrà mettersi in moto per il 2027, se è vero che le stime danno a Favignana, nel prossimo triennio, 250 milioni di euro di ricavi. La teleferica non tornerà, gli elicotteri nemmeno, e la strada per il castello resterà bocciata due volte. Ma la vera infrastruttura da costruire, ora, è un’altra: quella tra un set abbandonato e un destino da abitare. A patto che Favignana resti Favignana, e intrecci comunque la sua storia con quella di un kolossal. Diventando davvero, una località epica.


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