Mentre l’Europa vive l’estate più calda di sempre, con i dati di Copernicus a dimostrarlo – se non bastassero i mega incendi, l’eccesso di morti rispetto alla media del periodo, le temperature record in montagna e il mare che è un brodo caldo -, le capitali premono per allentare le norme ambientali dell’Unione, al grido di una contrapposizione entrata ormai nella narrazione comune per cui competitività e sostenibilità sarebbero incompatibili. Eppure, i cittadini del Vecchio Continente sono molto preoccupati per l’ambiente, e in 600mila hanno risposto alla petizione proposta da una coalizione di quattro organizzazioni ambientaliste europee – BirdLife Europe, ClientEarth, European Environmental Bureau e Wwf Eu – per chiedere a Bruxelles di difendere le leggi che proteggono la natura e la fauna selvatica nel Continente.

La consultazione della Commissione sulle direttive Uccelli e Habitat

L’iniziativa si contrappone alla consultazione pubblica lanciata il 12 maggio – e chiusasi ieri 10 agosto – dalla Commissione europea sulle direttive Uccelli e Habitat, le due colonne su cui poggia la rete Natura 2000 e buona parte della legislazione comunitaria per la conservazione di specie ed ecosistemi. I contributi raccolti serviranno allo “stress test” su tali normative che Bruxelles completerà entro la fine del 2026.

L’obiettivo ufficiale non è ridurre il livello di protezione ambientale, ma verificare se le direttive possano raggiungere gli stessi risultati in maniera più efficiente e meno costosa, eliminando gli oneri amministrativi considerati non necessari. La stessa Commissione ammette però che, al termine dello stress test, potranno essere valutate modifiche al quadro legislativo delle due direttive.

La campagna #HandsOffNature

La Commissione vuole verificare, tra le altre cose, il funzionamento delle valutazioni sui siti Natura 2000, le deroghe alla protezione delle specie, gli obblighi di monitoraggio e reporting e più in generale la governance delle direttive. Lo stress test prenderà inoltre in considerazione il rapporto con cambiamento climatico, sicurezza alimentare, competitività, resilienza e certezza del diritto.

La campagna #HandsOffNature (Giù le mani dalla natura), avviata a settembre 2025 dalla coalizione ambientalista, invita l’esecutivo europeo a sfruttare la revisione delle leggi sulla protezione dell’ambiente “per far rispettare e finanziare pienamente la legislazione esistente, piuttosto che indebolirla”. Ma, di fatto, norme che fino a pochi anni fa Bruxelles considerava sostanzialmente intoccabili sono tornate sul tavolo.

La semplificazione chiesta dalle capitali

Lo stress test infatti è un altro tassello di una revisione molto più ampia delle regole europee avviata nel nome della competitività. A marzo 2026 il Consiglio europeo, cioè i capi di Stato e di governo dei Ventisette, ha chiesto di proseguire “ambiziosamente” nella semplificazione delle norme e nella riduzione degli oneri amministrativi, accelerando i pacchetti Omnibus e invitando la Commissione a passare al setaccio l’intero acquis europeo per eliminare sovrapposizioni, incoerenze e disposizioni ritenute superate.

Formalmente, le conclusioni precisano che tutto questo deve avvenire senza compromettere gli obiettivi delle politiche europee e gli standard esistenti, ma in pratica è difficile che la protezione dell’ambiente non ceda di fronte all’imperativo di ridurre il peso regolatorio.

I cittadini chiedono di proteggere la natura

Mentre governi e istituzioni discutono di oneri, costi e procedure, dai cittadini arriva però un segnale di segno diverso. E la petizione della coalizione Hands Off Nature, che chiedono di non indebolire le direttive Uccelli e Habitat, ne è un esempio.

Non è l’unico: secondo l’ultimo Eurobarometro sulla biodiversità, quasi tutti gli europei, il 94%, ritengono importante arrestare la perdita di biodiversità, soprattutto per due motivi: perché abbiamo una responsabilità morale nel prenderci cura della natura (96%) e perché la nostra salute e il nostro benessere dipendono dalla natura e dalla biodiversità (95%).

Quindi, mentre una parte crescente dell’agenda politica europea considera le regole ambientali soprattutto attraverso la lente dei costi amministrativi e della competitività, i cittadini continuano a considerare la protezione della natura non soltanto un obiettivo ambientale, ma anche un elemento della sicurezza e della prosperità economica.

“Mentre l’Europa si trova ad affrontare un’altra estate di caldo estremo, incendi e siccità, indebolire le leggi che proteggono le nostre foreste, le zone umide e la fauna selvatica sarebbe sconsiderato e profondamente irresponsabile. Il messaggio dei cittadini è chiaro: l’Ue deve difendere le leggi che tutelano le persone e la natura”, afferma la coalizione Hands Off Nature.

Direttive già promosse dieci anni fa

C’è un precedente che rende il nuovo stress test ancora più significativo. Le direttive Uccelli e Habitat erano già state sottoposte dalla Commissione a un approfondito “fitness check”. Il risultato, pubblicato nel 2016, era stato chiaro: le due norme erano state giudicate ancora altamente rilevanti e “fit for purpose”, cioè adeguate allo scopo. Il problema individuato da Bruxelles non era la struttura delle direttive, ma la loro insufficiente applicazione da parte degli Stati membri.

Dieci anni dopo, lo stesso impianto legislativo torna sotto esame, ma questa volta in un contesto politico molto diverso: il Green Deal non è formalmente stato abbandonato, ma l’accento si è spostato dalla produzione di nuove regole alla loro revisione, con competitività, costi e semplificazione diventati criteri centrali della nuova legislatura europea.

Eppure lo stato della biodiversità non suggerisce che il problema sia un eccesso di protezione. Secondo i dati riportati dalla Commissione, solo il 15% degli habitat protetti presenta uno stato di conservazione buono, mentre l’81% si trova in condizioni povere o cattive. Per le specie, quelle in buono stato sono il 27%, mentre il 63% continua a trovarsi in condizioni povere o cattive.

Il vero stress test è politico

La questione che Bruxelles dovrà affrontare nei prossimi mesi va quindi oltre la semplice burocrazia. La Commissione terrà a settembre un “reality check” con autorità nazionali e stakeholder e a ottobre un nuovo dialogo sull’attuazione delle norme con la commissaria all’Ambiente Jessika Roswall. Il rapporto conclusivo dello stress test è previsto entro la fine dell’anno. Sarà allora che si capirà se l’esercizio produrrà soprattutto indicazioni per applicare meglio le direttive oppure aprirà la strada a una loro vera revisione legislativa.

I governi hanno ormai fatto della riduzione degli oneri una priorità economica. La Commissione ha accolto questa richiesta e sta progressivamente sottoponendo a revisione pezzi sempre più ampi della legislazione europea. Ma fin dove può arrivare la semplificazione senza trasformarsi in deregolamentazione?


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