“Ogni ingresso irregolare su quelle coste rappresenta una vulnerabilità per l’intero spazio Schengen”. Matteo Piantedosi parte da Ceuta per difendere davanti al Comitato parlamentare Schengen la scelta italiana di ripristinare i controlli con la Spagna. Il ministro dell’Interno sostiene che la crisi esplosa alla fine di luglio non possa essere considerata un problema circoscritto a Madrid e che quanto accade alle frontiere esterne finisca per riguardare tutti i Paesi dell’area di libera circolazione.

Dal 1° agosto l’Italia effettua controlli mirati sui collegamenti aerei e marittimi provenienti dalla Spagna. Piantedosi ne ha rivendicato i primi risultati: “Abbiamo effettuato tre arresti e respinto, in quanto illegali, 21 cittadini di Paesi terzi, di cui sei marocchini”.

Roma mantiene per ora i controlli con la Spagna. “La decisione di sospendere l’applicazione dell’Accordo di Schengen non sarà rivista prima del 15 agosto, e comunque solo dopo che saranno completamente esclusi rischi di sicurezza per l’Italia”, ha detto il ministro. La notifica a Bruxelles, ha aggiunto, è stata inviata “la sera stessa, il 31 luglio” e finora “non sono stati ricevuti rilievi scritti da parte della Commissione Ue”.

Sul piano formale, la reintroduzione temporanea dei controlli alle frontiere interne è prevista dal Codice frontiere Schengen e viene utilizzata anche da altri Stati dell’area. La Commissione europea mantiene un elenco aggiornato delle notifiche ricevute dagli Stati membri.

“Capire se dietro l’afflusso vi sia stata una regia organizzata”

Piantedosi solleva anche il dubbio che l’afflusso verso Ceuta possa essere stato coordinato. “Mi auguro ora che a livello internazionale si riesca a fare chiarezza sulla dinamica di quanto accaduto, anche per capire se dietro l’afflusso di massa vi sia stata una regia organizzata”, ha affermato.

Il ministro ha richiamato il ruolo delle reti sociali e dei trafficanti nel favorire spostamenti su larga scala. “Anche l’Italia ha vissuto questa dinamica, quando nel passato meno recente il solo annuncio di politiche migratorie di apertura ha provocato un vero e proprio effetto di attrazione, alimentato dalle reti social e sfruttato sapientemente dai trafficanti”.

L’attenzione resta concentrata sui prossimi giorni. Secondo quanto riferito da Piantedosi, le stesse autorità spagnole avrebbero segnalato la possibilità di un nuovo tentativo di ingresso di massa il 15 agosto, mentre il Marocco starebbe rafforzando il dispositivo preventivo intorno all’exclave.

Il Viminale collega l’allerta anche alla sicurezza interna. Piantedosi ha parlato di possibili “spostamenti incontrollati e improvvisi di cittadini di Paesi terzi attraverso lo spazio comune” e ha affermato che non possono essere escluse “potenziali infiltrazioni terroristiche nei flussi migratori”. Ha inoltre richiamato il rischio che nuove concentrazioni e il malcontento giovanile possano essere sfruttati attraverso le reti digitali per “attività di radicalizzazione o reclutamento”.

La situazione sul terreno, nella ricostruzione del ministro, resta lontana dalla normalità. Nonostante i rimpatri effettuati dalla Spagna, a Ceuta sarebbero ancora presenti almeno 6 mila persone, mentre alcune fonti citate in audizione parlerebbero di oltre 11 mila. Piantedosi ha indicato inoltre la presenza di più di 1.300 minori stranieri non accompagnati, che non potrebbero essere rimpatriati, e ha parlato di un sistema locale di accoglienza sotto forte pressione.

“Mi chiedo, e chiedo a questo Comitato, che reazioni ci sarebbero state se questo scenario fuori controllo si fosse verificato in Italia”, ha detto.

La lettura di Roma non coincide con quella sostenuta nei giorni scorsi da Madrid, che ha contestato necessità e proporzionalità della misura italiana. Piantedosi ha però ribadito che l’intervento del governo è stato adottato all’interno degli strumenti previsti dal diritto europeo.

Lo scontro con Madrid si allarga all’Europa

“Il governo è stato accusato di strumentalizzare quel che è accaduto a Ceuta per fini di propaganda politica. È un’accusa che va rispedita al mittente”, ha affermato Piantedosi.

Per sostenere che il ricorso ai controlli temporanei non rappresenti un’anomalia italiana, il ministro ha ricordato che lo strumento “è stato attivato centinaia di volte negli anni dai Paesi europei” e che “la stessa Spagna vi ha fatto ricorso 22 volte a partire dal 2009”. Ha citato Francia, Austria, Germania, Danimarca, Paesi Bassi, Polonia, Svezia e Norvegia tra gli Stati che attualmente applicano misure analoghe.

Piantedosi ha invece attaccato la successiva decisione spagnola di introdurre controlli verso l’Italia. A suo giudizio, mentre l’iniziativa di Roma sarebbe fondata su “solide basi oggettive”, quella di Madrid corrisponderebbe “a una logica sostanzialmente ritorsiva che contrasta con la stessa ratio dell’istituto e con il principio europeo di solidarietà”.

Ha però escluso una lettura ostile dei rapporti bilaterali: “È fuori discussione qualsiasi atto ostile nei confronti della Spagna, Paese a noi legato da storici vincoli di amicizia e fratellanza“.

Dall’audizione è arrivata anche una richiesta rivolta direttamente all’Unione europea. Piantedosi propone di utilizzare in modo più stringente gli aiuti e gli accordi di cooperazione con i Paesi da cui partono o transitano i flussi migratori.

“L’Europa dovrebbe rafforzare il principio di condizionalità nei confronti dei Paesi di origine e di transito dei flussi migratori, legando in misura più stringente gli aiuti e le forme di cooperazione alla concreta collaborazione nel contrasto ai trafficanti di esseri umani”, ha dichiarato.

Secondo il ministro, “è doveroso pretendere dai Paesi terzi un impegno effettivo e verificabile nella lotta contro le organizzazioni criminali di trafficanti di esseri umani”. Ma Piantedosi ha esteso il ragionamento agli stessi Stati membri: “L’Europa deve essere più rigorosa anche nei confronti degli Stati membri che, per scelte politiche o ideologiche, adottano decisioni suscettibili di produrre effetti su tutto il territorio dell’Unione”.

Roma aveva già chiesto il vertice straordinario dei ministri dell’Interno dell’Ue tenuto il 4 agosto sulla crisi di Ceuta. Piantedosi ha riferito che dal confronto è emersa una linea condivisa sul contrasto al traffico di esseri umani, sul rafforzamento dei rimpatri e delle frontiere esterne, sui partenariati con i Paesi terzi e sulla capacità di prevedere nuove crisi.

“La creazione dell’area Schengen costituisce uno dei frutti più preziosi del processo di integrazione europea”, ha affermato il ministro. “Ma proprio per preservare l’Area Schengen, dobbiamo essere chiari su un principio essenziale: non può esserci libertà di circolazione senza sicurezza dello spazio comune“.


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