Dio, infatti, che da tutta l’eternità guarda Maria vergine, con particolare pienissima compiacenza, «quando venne la pienezza del tempo» (Gal 4, 4), attuò il disegno della sua provvidenza in tal modo che risplendessero in perfetta armonia i privilegi e le prerogative che con somma liberalità ha riversato su di lei. Che se questa somma liberalità e piena armonia di grazie dalla chiesa furono sempre riconosciute e sempre meglio penetrate nel corso dei secoli, nel nostro tempo è stato posto senza dubbio in maggior luce il privilegio della corporea assunzione al cielo della vergine Madre di Dio Maria. (Pio XII, Munificentissimus Deus)
Nel suo Trattato di mariologia edito da ESD, padre Roberto Coggi O.P. Inizia la trattazione riguardo l’Assunzione di Maria scrivendo circa “il significato del dogma”. E il significato principale che egli individua consiste nel rapporto indissolubile tra l’Assunzione di Maria e la Risurrezione di Cristo come tra questo dogma mariano e quello della risurrezione finale dei corpi. Da ciò altri significati si possono riscontrare in questo dogma, che, come sappiamo fu proclamato dal venerabile Pio XII il 1° novembre 1950.
Possiamo dire che questa proclamazione dogmatica risponde alle stesse sfide ideologiche ed ideopratiche del medesimo XX secolo e dei nostri stessi giorni. La Beata Vergine infatti è stata assunta in cielo e questo ci spinge a considerare e a contemplare la chiamata universale alla santità e che la méta finale dei credenti non è solo un fine, possiamo dire naturale, ma appunto soprannaturale: Dio ha voluto rendere partecipe la natura umana della sua vita intima, cosa che supera il potere della natura.
In ciò il dogma dell’assunzione ma diciamo la stessa Beata Vergine è risposta vivente al materialismo ateo e al naturalismo privi ideologicamente di trascendenza. Ed è liberazione dalle strette carceri della bruta materia, del chiusa natura così come ritenuta da certi pensatori moderni e contemporanei. Eì risposta vivente allo stesso scientismo e costruttivismo epistemologico che ci vorrebbe chiusi nella gabbia dei fenomeni e impotenti ad agire per alcun senso.
Ancora: la Vergine è stata assunta perché persona creata di natura razionale, cioè perché un essere umano dotato di anima spirituale. Ed anche questa è un risposta viva al riduzionismo materialismo e naturalistico. Ma è stata assunta con il suo stesso corpo: e questa è la risposta allo stesso idealismo che autoreferenzialmente si ingabbia nel circolo vizioso di un vuoto e vano astrattismo volutamente ignaro che la realtà supera l’idea, come diceva papa Francesco, che l’essere precede e fonda il nostro pensiero. E’ risposta viva e concreta ad ogni spiritualismo monco di carne e ossa.
Ed è una risposta al nichilismo, anche a quello tipico dell’esistenzialismo: perché la vita e il mondo hanno un senso, un senso bellissimo: non solo la realizzazione che possiamo dire naturale ma la sopraelevazione per mezzo della grazia alla partecipazione alla stessa vita intima di Dio che sfocia nella gloria, nella gloria della visione beatifica.
Ecco in tutto ciò la Beata Vergine Maria è davvero il Signum magnum soprattutto escatologico: “dei nuovi cieli e della nuova terra” come ci dice l’Apocalisse. E’ signum magnum però non come un segno formale, una rappresentazione che si esaurirebbe solo nel significare, come un concetto della mente ad esempio: no è persona viva che sistaglia all’orizzonte della nostra stessa vita e con il suo immacolato viso rivolto alla Trinità ancora ci dice di fare ciò che Cristo stesso ci dice di fare.
Grandi santi l’hanno chiamata per questo l’eco fedele di Dio, e san Luigi Maria Grignion de Montfort lo stampo di Dio. E non deve sorprendere che mentre parliamo della Beata Vergine Maria la scrittura stessa si concentra sul Cristo, perché, sempre come insegna il Montfort, mentre noi pensiamo a Maria Ella intona il suo Magnificat, ricordando sempre i prodigi e le meraviglie del Signore, che “ha guardato alla sua umiltà”, “ha fatto in Lei grandi cose”, “ha soccorso Israele” e ogni suo povero così come aveva promesso.
Contemplando la Madonna assunta in cielo, la Panaghia capolavoro del Panaghion, noi contempliamo così l’integrità che il Signore ci ha voluto ridonare con la sua redenzione e riparazione e lo sviluppo integrale dell’uomo, e al contempo anche la sopra-elevazione della nostra natura in un modo di essere e di operare veramente deiforme, in una parola contempliamo la chiamata alla santità, alla deificazione che il Signore ci ha voluto altresì donare, rendendoci da servi suoi amici e familiari.
Signum magnum allora degli stessi effetti soteriologici del mistero di Cristo Redentore, cioè di quanto la salvezza operata da Cristo compie nelle anime elette. Eppure la Madonna non è lì solo a brillare come la più bella e lucente delle stelle (ossia degli spiriti eletti) ma ad illuminare, stella del mare, noi pellegrini verso la méta eterna. E non solo illumina ma aiuta, intercede e accompagna e tiene per mano i suoi amati figlioli.
E’ per questo che la stessa Lumen gentium (n. 62) insegna:<<…assunta in cielo non ha deposto questa funzione di salvezza, ma con la sua molteplice intercessione continua a ottenerci le grazie della salvezza eterna>>. La Beata Vergine Maria allora nella sua stessa Assunzione splende e illumina lo stesso mondo avvolto dalle tenebre.
Ed è segno vivo di sicura speranza che risolve lo stesso “ossimorico” dramma di una <<disperata vitalità>>, per dirla con Pasolini, in cui uomini e donne, vecchi e fanciulli, sembrano ancora immersi tutt’oggi. Guradre a Lei, al suo volto raggiante di Cristo, è allora anche per noi diventare raggianti.
Assunta perchè Madre di Dio, assunta perchè integra sempre vergine prima durante e dopo il parto divino, assunta perché immacolata, concepita senza ombra di peccato alcuno, assunta in cielo in copro ed anima e Madre della Chiesa. Ecco come contempliamo riverberati in Maria i Misteri stessi di Cristo e lo stesso Mistero della Chiesa.
Questo 15 agosto allora nostra cura più di altre volte deve essere contemplare: contemplare il volto immacolato della Madre di Dio risplendente della gloria della Santissima Trinità. Deve essere nostro compito (un compito d’amore verso noi stessi e gli altri) elevare lo sguardo, innalzare i nostri cuori e imparando da Maria Santissima e imitandola rivolgerci al Signore con tutto quello che siamo.
A Lei possiamo, dobbiamo e vogliamo innalzare magnifiche lodi per meglio adorare Dio Uno e Trino. A Lei ci rivolgiamo con le parole di Dante:<<in Te magnificenza, in te s’aduna/ quantunque in creatura è di bontade>>.
E ricordando, quanto ci insegna peraltro ancora la Lumen gentium (n.65), che noi siamo ancora in mezzo al mondo e abbiamo da portare a compimento il combattimento cristiano (combattimento dell’amore contro l’odio, della verità contro la menzogna e l’errore, di Cristo contro Belial) sapendo che Cristo ha già vinto la “battaglia decisiva”, secondo l’espressione di Cullmann, e che tale vittoria nella sua bellezza pienamente rifulge nella stessa Tuttasanta Vergine Maria, nel corpo e nell’anima di Lei, possiamo rivolgerci a lei anche con i versi del Petrarca:<<Vergine bella, che di sol vestita,/coronata di stelle, al sommo Sole/ piacesti sì che ‘n te sua luce ascose,/amor mi spinge a dir di te parole;/…Invoco lei che ben sempre rispose,/chi la chiamò con fede. /Vergine s’a mercede/ miseria estrema dell’umane cose/ già mai ti volse, al mio priego t’inchina;/ soccorri a la mia guerra,/ ben ch’i’ sia terra, e tu del ciel regina.>>.
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fra Mario Padovano op
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