Cortina d’Ampezzo stringe le maglie contro il degrado turistico: multe fino a 500 euro per bivacchi, schiamazzi e inciviltà. La celebre località dolomitica, perla delle Dolomiti e una delle mete turistiche più conosciute d’Italia, ha deciso di stringere le maglie contro quei comportamenti che l’amministrazione considera incompatibili con il decoro, la convivenza civile e l’immagine del paese. La nuova ordinanza firmata dal sindaco Gianluca Lorenzi introduce una serie di divieti destinati a colpire il cosiddetto turismo “cafone”, con sanzioni amministrative che possono arrivare fino a 500 euro.
Ordinanza turismo Cortina
Cortina d’Ampezzo, l’ordinanza del Sindaco sul decoro
L’ordinanza n° 144 emessa il 13 agosto 2026 resterà in vigore fino al 15 ottobre e riguarda il centro urbano, intervenendo su una serie di comportamenti che, secondo il Comune, sono diventati sempre più frequenti con l’aumento dei flussi turistici. Non si tratta dunque di una generica campagna contro i visitatori, ma di una stretta sui modi di vivere gli spazi pubblici quando questi finiscono per trasformarsi in luoghi di bivacco, campeggio improvvisato o consumo disordinato di cibo e bevande.
I divieti previsti dall’ordinanza
- Bivacchi e campeggio abusivo: vietato campeggiare con tende o sacchi a pelo su panchine, parcheggi, strade e soglie di edifici pubblici o storici.
- Pranzi al sacco e picnic in centro: vietato consumare cibi e bevande o fare picnic sui gradini dei monumenti (inclusa la Basilica dei Santi Filippo e Giacomo), sui marciapiedi o sotto i portici del centro.
- Abbigliamento indecoroso: è richiesto un abbigliamento consono lungo Corso Italia e nel centro urbano; vietato girare a torso nudo, in abiti succinti o con tenute da spiaggia/montagna ritenute inadeguate al contesto cittadino.
- Igiene e uso del suolo pubblico: vietato sdraiarsi a terra davanti a monumenti/edifici o utilizzare le fontane pubbliche per lavarsi o rinfrescarsi in modo improprio.
- Sosta irregolare dei camper: stretta sui camper ed autocaravan che stazionano nei parcheggi ordinari trasformandoli in aree campeggio.
La posizione del sindaco è significativa anche per un altro motivo. Gianluca Lorenzi ha spiegato che non dovrebbe essere necessario scrivere un’ordinanza per stabilire che non si campeggia nel centro abitato, non si bivacca davanti a un cimitero e non si mangia sulle scale di una chiesa. La decisione, sostiene il primo cittadino, è stata presa perché serviva uno strumento chiaro che consentisse alla Polizia locale e agli altri organi di pubblica sicurezza di intervenire. Ed è forse questo il punto centrale della vicenda di Cortina d’Ampezzo: il Comune non sta semplicemente tentando di stabilire un dress code per i turisti, ma sta cercando di fissare un limite a comportamenti che ritiene incompatibili con la vita quotidiana della comunità.
“C’è chi ha una reale passione per la montagna e intende avvicinarsi con rispetto; c’è invece chi interpreta la vacanza in una maniera chiassosa, scomposta, talora irriverente”, ha sottolineato Roberta Ghezze, Assessora alle Politiche Sociali, Sanità, Istruzione e Partecipate nella giunta comunale guidata dal sindaco Gianluca Lorenzi.
La multa può arrivare a 500 euro
Per chi ignora le nuove disposizioni, il conto può essere salato. Le sanzioni previste dall’ordinanza vanno da 25 a 500 euro, a seconda della violazione e delle circostanze. La cifra massima è abbastanza elevata da trasformare una bravata estiva in un ricordo decisamente costoso.
“la violazione della presente ordinanza comporta l’applicazione della sanzione
amministrativa pecuniaria da euro 25,00 a euro 500,00, con facoltà di pagamento in misura
ridotta pari a euro 50,00, ai sensi dell’art. 16 della Legge n. 689/1981“
Stop ai bivacchi nel cuore delle Dolomiti
Uno degli obiettivi principali dell’ordinanza è impedire che le strade e le piazze di Cortina d’Ampezzo vengano utilizzate come un campeggio a cielo aperto. Non sarà consentito sdraiarsi sui gradini dei monumenti, in particolare sulla Basilica dei Santi Filippo e Giacomo, nei parcheggi, sulle strade o sulle soglie degli edifici quando tale comportamento provochi degrado o intralcio. Sono vietati anche i sacchi a pelo sulle panchine e, più in generale, le forme di pernottamento o bivacco considerate incompatibili con il decoro degli spazi pubblici.
Il messaggio della cittadina ampezzana è quindi piuttosto chiaro: visitare la località significa poter godere delle sue montagne, delle sue vie e dei suoi monumenti, ma senza trasformare il centro in un dormitorio o in un’area picnic improvvisata. Il tema non riguarda soltanto l’estetica. Per il Comune, comportamenti di questo tipo possono ostacolare il passaggio, creare disturbo e rendere necessari interventi straordinari di pulizia.

Veduta del celebre campanile costruito da Silvestro Franceschi nel 1852-58.
(Foto di Caba2011)
Niente pranzo sulle scalinate
Tra le disposizioni più discusse c’è quella relativa al consumo di cibo e bevande. A Cortina, località celebre anche per il suo turismo di fascia alta e per l’immagine elegante costruita nel corso dei decenni, il pranzo al sacco consumato sulle scalinate o sotto i portici può diventare motivo di contestazione.
Il problema, secondo l’amministrazione, non è il semplice fatto di mangiare all’aperto, ma il modo in cui vengono utilizzati gli spazi pubblici quando il comportamento genera degrado, intralcio o disturbo. Anche lavarsi sulla strada viene ricompreso tra le condotte vietate.
È una linea che punta dunque a separare il normale turismo all’aria aperta dal bivacco vero e proprio. La località ampezzana non vuole rinunciare ai visitatori, ma pretende che il loro soggiorno non si traduca in un uso improprio degli spazi condivisi.
Anche l’abbigliamento finisce nel mirino
La stretta della Regina delle Dolomiti non riguarda però soltanto il comportamento. L’ordinanza interviene anche sull’abbigliamento, vietando quello ritenuto non consono al pubblico decoro. Una formulazione volutamente generale che lascia spazio alla valutazione delle situazioni concrete, ma che ha già acceso il dibattito sul rapporto tra libertà personale, turismo e rispetto del contesto.
Il punto è particolarmente delicato in una località montana frequentata da visitatori molto diversi tra loro: escursionisti, famiglie, giovani, turisti stranieri e frequentatori delle vie del centro. L’amministrazione vuole evitare che l’abbigliamento tipico della spiaggia o di una giornata al lago venga trasferito senza alcuna considerazione nel cuore urbano e nei pressi di monumenti e luoghi di interesse.
Dal turista maleducato alla “maranzata”
Il termine “cafone” utilizzato nel dibattito pubblico fotografa un fenomeno più ampio: il turista che considera la destinazione esclusivamente come uno sfondo per il proprio divertimento e dimentica che dietro quelle piazze, quelle strade e quei monumenti esiste una comunità residente.
La questione della “maranzata” va quindi oltre il singolo comportamento. Urlare, sporcare, occupare le scalinate, abbandonare rifiuti, improvvisare un campeggio o utilizzare gli spazi monumentali come fossero un set personale contribuisce a creare una percezione di assedio nei periodi di maggiore afflusso. Ed è proprio questo il malessere evocato dal sindaco Lorenzi, secondo il quale i residenti si trovano talvolta in imbarazzo davanti a determinate situazioni e devono comunque convivere con un flusso turistico molto intenso.
La “guerra” al turismo cafone non riguarda solo Cortina
Il caso della Perla delle Dolomiti si inserisce in una tendenza più ampia che sta interessando molte delle località italiane più visitate. Venezia, per esempio, ha annunciato una nuova stretta contro comportamenti ritenuti irrispettosi del decoro, dai picnic impropri ai tuffi e alle soste in luoghi monumentali.
Il problema è diventato particolarmente evidente nelle destinazioni dove l’enorme quantità di visitatori si concentra in spazi relativamente piccoli. Quando il numero dei turisti cresce, anche comportamenti individuali apparentemente marginali possono moltiplicarsi fino a diventare un problema collettivo.
Cortina d’Ampezzo ha scelto quindi la linea del limite esplicito: alcune condotte non sono più semplicemente considerate di cattivo gusto, ma diventano comportamenti sanzionabili. Per la Perla delle Dolomiti, il messaggio dell’estate 2026 è semplice: venire in montagna è benvenuto, bivaccare dove capita no. E se la “maranzata” supera il limite, il conto può arrivare fino a 500 euro.
Le reazioni sui social
Una parte delle reazioni sui social tracciano che l’ordinanza del Comune viene percepita non tanto come un’opera di decoro urbano, quanto come una misura eccessivamente rigida e discriminatoria. A scatenare le polemiche sono soprattutto i divieti legati al pranzo al sacco e all’abbigliamento estivo: per gran parte degli utenti, indossare i pantaloncini in montagna e consumare un panino all’aperto rappresentano abitudini del tutto legittime che nulla hanno a che fare con l’inciviltà.
La sensazione diffusa sui commenti è che la vera maleducazione risieda nell’abbandono dei rifiuti — condotta che molti concordano nel voler punire severamente — piuttosto che nel turismo “mordi e fuggi”.
L’ordina sul turismo del Comune di Cortina D’Ampezzo n° 144 del 13 agosto 2026
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Matteo Ferrari
Source link





