di Andrea Ferri
Una ricerca di Surfshark confronta 171 applicazioni sviluppate da Meta, Google, Amazon, Microsoft e Apple. Il gruppo di Mark Zuckerberg guida la classifica, ma lo studio si basa sulle dichiarazioni pubblicate nell’App Store e non misura la quantità effettiva di informazioni raccolte. Instagram e WhatsApp non sono comprese nell’analisi.
Nell’economia digitale, conoscere gli utenti significa poter comprendere i loro comportamenti, anticiparne le scelte e indirizzare con maggiore precisione i messaggi pubblicitari. Da questo punto di vista, nessuna delle cinque Big Tech analizzate da Surfshark mostra un appetito paragonabile a quello di Meta.
La società specializzata in sicurezza informatica ha esaminato 171 applicazioni presenti nell’App Store di Apple e sviluppate da Meta, Google, Amazon, Microsoft e dalla stessa Apple. Per ciascuna applicazione sono state considerate 35 possibili tipologie di informazioni, dalla posizione geografica alla cronologia di navigazione, passando per gli acquisti, gli identificativi dei dispositivi e le interazioni con i prodotti.
Il risultato colloca Meta nettamente al primo posto: le sue applicazioni dichiarano di raccogliere mediamente 25 tipologie di dati su 35. Seguono Google con 17, Amazon con 12, Microsoft con 8 e Apple con 7.
Meta AI guida la classifica
Lo studio ha preso in esame 12 applicazioni pubblicate attraverso l’account Meta Platforms nell’App Store. Le prime sette posizioni della classifica delle app che raccolgono più categorie di dati appartengono tutte al gruppo guidato da Mark Zuckerberg.
Meta AI arriva a 33 tipologie su 35. Meta Horizon, Meta Business Suite, Meta Ads Manager, Messenger, Facebook e Forum si fermano a 32.
Secondo Surfshark, le informazioni dichiarate da queste applicazioni risultano collegate direttamente all’identità dell’utente. La possibilità di combinarle tra servizi differenti permette di costruire profili particolarmente dettagliati, ricostruendo interessi, ricerche, acquisti, spostamenti e modalità di utilizzo delle piattaforme.
È proprio questa capacità di profilazione a sostenere una parte determinante del modello pubblicitario di Meta: più numerosi e precisi sono i segnali disponibili, maggiore è la possibilità di proporre inserzioni personalizzate e di misurarne i risultati.
Posizione, navigazione e identificativi
Tutte le applicazioni Meta analizzate dichiarano di raccogliere gli identificativi del dispositivo, le interazioni con i prodotti e informazioni relative alle prestazioni e agli eventuali arresti anomali.
Nove app raccolgono anche la posizione precisa dell’utente, nonostante per diverse funzionalità potrebbe essere sufficiente una localizzazione approssimativa. Sette dichiarano inoltre di acquisire la cronologia di navigazione, comprendendo quindi informazioni relative a contenuti visualizzati al di fuori dell’applicazione.
Il dato non indica necessariamente che ogni informazione venga acquisita da ogni singolo utilizzatore. Evidenzia, tuttavia, l’ampiezza delle categorie alle quali le applicazioni possono accedere sulla base delle dichiarazioni pubblicate dagli sviluppatori.
Google ha l’ecosistema più esteso
Meta registra la media più elevata, ma Google presenta una diffusione molto più ampia. Delle 44 applicazioni del gruppo analizzate, 29 figurano tra le 40 considerate maggiormente “affamate” di dati.
Le app Google raccolgono mediamente 17 tipologie di informazioni. Il gruppo guida la comparazione in sei categorie dell’App Store: Foto e video, Musica, Intrattenimento, Utility, Salute e fitness e Strumenti per sviluppatori.
Google Maps arriva a 26 tipologie di dati, mentre otto applicazioni del gruppo, tra le quali Chrome e Gemini, dichiarano di raccogliere anche la cronologia di navigazione.
Al di fuori dell’ecosistema Meta, l’applicazione con il dato più elevato è Amazon Alexa, con 28 categorie.
Instagram e WhatsApp non sono state analizzate
Un elemento importante riguarda il perimetro della ricerca. Instagram e WhatsApp, nonostante appartengano a Meta, non sono state comprese nello studio perché risultano pubblicate nell’App Store attraverso account sviluppatore differenti da quello utilizzato per selezionare le applicazioni del gruppo.
È quindi inesatto attribuire direttamente a Instagram e WhatsApp i valori emersi dalla ricerca. L’analisi riguarda esclusivamente le dodici applicazioni presenti nell’account Meta Platforms preso in considerazione da Surfshark.
La precisazione non ridimensiona il primato di Meta, ma è indispensabile per interpretare correttamente i risultati.
Che cosa misura davvero lo studio
La ricerca non ha osservato il traffico generato dalle applicazioni e non ha misurato la quantità o la frequenza con cui le informazioni vengono effettivamente raccolte. Si è basata sulle schede privacy dell’App Store, compilate dagli stessi sviluppatori.
Il numero 25 rappresenta pertanto la media delle categorie di dati dichiarate dalle applicazioni Meta, non la quantità di informazioni sottratte o trasferite da ogni dispositivo.
Va inoltre ricordato che Surfshark commercializza servizi legati alla sicurezza informatica e alla protezione della navigazione. I risultati restano interessanti, ma devono essere letti alla luce della metodologia adottata e dell’attività svolta dalla società che ha realizzato l’analisi.
La profilazione al centro della pubblicità digitale
Al netto delle cautele, la distanza tra Meta e gli altri gruppi rimane significativa. Apple e Microsoft raccolgono mediamente meno di un terzo delle tipologie dichiarate dalle applicazioni Meta.
Il confronto mostra quanto siano differenti i modelli economici delle grandi piattaforme. Per Meta, la conoscenza dettagliata del pubblico costituisce un elemento centrale dell’offerta agli inserzionisti. Apple e Microsoft dipendono invece in misura minore dalla pubblicità personalizzata e mostrano, almeno nei dati dichiarati sull’App Store, un perimetro più contenuto.
La vera questione non riguarda quindi soltanto quante informazioni raccolga un’applicazione, ma il valore prodotto dalla loro combinazione. Nel mercato pubblicitario contemporaneo, il dato più prezioso non è quello isolato: è la capacità di collegare ogni segnale a una persona, trasformandone i comportamenti in un profilo utilizzabile commercialmente.
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