Roma, 20 agosto 2026 – Le dimissioni come gesto di rottura contro il rischio di un bavaglio imposto dall’amministrazione Trump al più “americano” dei giornali. Le ha rassegnate Max D. Lederer Jr., editore da quasi 30 anni di Stars and Stripes, lo storico giornale delle forze armate americane stampato fin dalla Guerra Civile nel 1861, spiegando che lascerà la guida della testata alla fine di settembre perché ormai sono diventate “fondamentali” le divergenze con la direzione presa dall’amministrazione di Donald Trump e dal segretario alla Difesa Pete Hegseth.
Il memorandum di Lederer
Le dimissioni di Lederer sono state presentate anche in un articolo uscito su Stars and Stripes il 18 agosto e sono state comunicate ai dipendenti del giornale nei giorni precedenti con un memorandum in cui si legge, secondo quanto riporta l’Associated Press, “è diventato chiaro che la mia filosofia di leadership e la mia concezione del valore e della missione di Stars and Stripes differiscono in modi fondamentali dalla direzione che la leadership del Dipartimento della Difesa ha scelto per l’organizzazione”.
Sono parole misurate, ma dietro si intravede uno conflitto più ampio in corso da mesi sull’indipendenza editoriale di uno dei giornali simbolo della storia e cultura americana.
L’istituzione Stars and Stripes e la sua indipendenza
Stars and Stripes, oltre a essere un’istituzione per le forze armate statunitensi, ha una sua organizzazione particolare perché, anche se è finanziato in parte dal Dipartimento della Difesa e i suoi dipendenti sono considerati dipendenti del Pentagono, resta una testata con una lunga tradizione di autonomia rispetto ai vertici militari e governativi. Il suo statuto afferma esplicitamente che il giornale è “editorialmente indipendente dalle interferenze esterne alla propria catena di comando editoriale” ed è l’unico tra gli organi di informazione legati al Dipartimento della Difesa ad avere un’autonomia e libertà d’espressione garantite dal Primo Emendamento e dal Congresso degli Stati Uniti. Caratteristiche del giornale che da mesi appaiono sotto attacco, da quando a gennaio, il portavoce di Hegseth, Sean Parnell, ha annunciato con un post su X un profondo ripensamento della testata per riorganizzare i “i suoi contenuti lontano dalle distrazioni del politicamente corretto”.
La prima pagina di Stars and Stripes alla fine della guerra di Corea (Ansa)
La nuova linea editoriale del Pentagono (che arriva dalla Casa Bianca)
L’intenzione del Pentagono sarebbe quella di riportare Stars and Stripes alla sua “missione originale: fare informazione per i nostri combattenti”, concentrando i contenuti su “combattimento, sistemi d’arma, preparazione fisica, letalità, capacità di sopravvivenza e tutto ciò che riguarda l’ambito militare”. L’obiettivo è allontanare il giornale da quelle che l’amministrazione Trump definisce “distrazioni woke”, con la precisazione del portavoce Parnell nel suo post su X: “Basta con le rubriche di gossip di Washington; basta con le ristampe dell’Associated Press”.
È una linea editoriale che arriva dalla Casa Bianca e che ha trovato il suo più recente punto di scontro nel modo in cui Stars and Stripes ha seguito nelle ultime settimane la vicenda delle pessime condizioni denunciate dai marinai della portaerei USS Abraham Lincoln, impegnata in missione per oltre 8 mesi consecutivi. Il giornale ha riferito dei problemi e delle preoccupazioni legati alla salute mentale dell’equipaggio, tutte questioni prima minimizzate dal presidente Trump e poi respinte da Hegseth.
Le tensioni sul passaggio al digitale
Oltre alla distanza sui contenuti, Lederer ha spiegato in un’intervista allo stesso Stars and Stripes, e ripresa da Ap, che ci sono state frizioni anche per aspetti tecnici di redazione del giornale. Dal Pentagono è arrivata la richiesta di un passaggio dei prodotti cartacei al digitale, una scelta che lo storico editore ha contestato: “Non credo che ci sia una piena consapevolezza del valore di avere più piattaforme invece di una piattaforma soltanto digitale”, ha sostenuto Lederer, spiegando che per un giornale destinato soprattutto a militari dislocati all’estero, la questione non è soltanto tecnologica, ma riguarda l’accessibilità dell’informazione e il rapporto storico con il proprio pubblico.
La homepage del sito di ‘Stars and Stripes’
Il licenziamento della mediatrice Jacqueline Smith
A peggiorare ulteriormente il clima nel giornale c’è stato anche l’episodio del licenziamento da parte del Pentagono 4 mesi fa di Jacqueline Smith, che ricopriva il ruolo di mediatrice ufficiale tra il giornale e il Congresso degli Stati Uniti con l’incarico di contribuire alla tutela dell’indipendenza editoriale. Una situazione denunciata dalla stessa Jacqueline Smith che ad aprile ha pubblicato un suo editoriale su Stars and Stripes dal titolo esplicito “Il Pentagono sta provando a silenziarmi”. Smith scrive che, “nessuno dovrebbe essere sorpreso dal fatto che stiano cacciando l’unica persona incaricata dal Congresso di proteggere l’indipendenza editoriale di Stars and Stripes”. Smith ha quindi parlato di un progressivo irrigidimento nei confronti della stampa in generale, “da quasi un anno, la leadership del Pentagono ha imposto sempre più restrizioni ai media tradizionali”, mentre riferendosi a Stars and Stripes, ha lanciato un appello: “Questo giornale ha una lunga storia di impegno verso la comunità militare e verso i valori del giornalismo. Per favore, non permettete che venga controllato dai vertici del Pentagono”.
La guerra fra Casa Bianca e media
La vicenda dello storico giornale a stelle e strisce si inserisce in un conflitto più vasto tra l’amministrazione Trump e i media che seguono il suo governo e, nello specifico, il Dipartimento della Difesa. Nei mesi scorsi il Pentagono ha imposto restrizioni ai giornalisti che lavorano all’interno dell’edificio, limitazioni che hanno portato alla restituzione per protesta dei badge da parte di numerose testate, mentre successivamente lo stesso ufficio stampa del Pentagono è stato dichiarato “classified”, quindi “riservato”, introducendo l’obbligo per i giornalisti di essere accompagnati da una scorta all’interno della struttura. Il caso di Stars and Stripes si inserisce in questa guerriglia lanciata dalla Casa Bianca contro la stampa indipendente e, proprio per il suo ruolo nella storia americana, il giornale a stelle e strisce ne sta diventando un simbolo. Ora Lederer resterà formalmente in carica fino al 30 settembre, ma, come riporta AP, il presidente del consiglio consultivo degli editori, Rufus Friday, ha scritto ai leader del Congresso denunciando l’arrivo di un nuovo vice editore, insediato dal Pentagono senza che Lederer ne fosse preventivamente informato, ed è una circostanza che, secondo Friday, “minaccia l’indipendenza editoriale di Stripes”. Un attacco a Stars and Stripes nel corso di una battaglia per non diventare un organo di comunicazione diretto dal Pentagono, che però sembra far parte di una guerra più ampia in cui è minacciata l’intera libertà di stampa negli Stati Uniti di Trump.
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