di Sara Bonanno*

«Custodire il corpo di un essere umano fra quattro mura, nutrendolo, lavandolo e sorvegliandolo, non è cura: significa disumanizzarlo, riducendolo a un organismo che non può provvedere autonomamente alle proprie necessità fisiologiche e cancellando tutto ciò che lo rende un individuo. È una privazione della dignità e, proprio per questo, è violenza, indipendentemente dalla presenza di ulteriori abusi», scrive, tra le altre cose, Sara Bonanno, in questa lucida riflessione suscitata dalla recente notizia di presunti maltrattamenti ai danni di persone con disabilità avvenuta in un centro diurno dell’Associazione ANFFAS di Modica.

“Degradation” (Degradazione), dipinto del ritrattista sudafricano Werner Smith.

La normalizzazione dell’istituzionalizzazione comincia quando, davanti a una persona che ha bisogno di assistenza, troviamo naturale domandarci dove collocarla. Non ci chiediamo quali sostegni debbano entrare nella sua vita, ma in quale luogo debba essere trasferita per riceverli. È questo automatismo, ormai diventato quasi invisibile, a trasformare un bisogno di assistenza nella perdita del controllo sulla propria esistenza.

Si separa un essere umano dai suoi affetti, dalle sue abitudini e dalle sue scelte, e lo si inscatola insieme ad altri in un contesto costruito intorno all’unica parte che si vuole vedere di loro: il bisogno di essere assistiti.

Questo può accadere anche in un centro diurno. L’istituzionalizzazione non dipende dal fatto che una persona dorma in una struttura né dal numero di ore che vi trascorre; comincia quando non è lei a scegliere dove andare, che cosa fare e con chi stare, ma viene inserita in una vita collettiva organizzata secondo tempi, luoghi e regole stabiliti da altri.

Il principio deve essere esattamente opposto: non è la persona a dover essere trasferita dove il sistema ha deciso di concentrare l’assistenza; sono i sostegni a doversi inserire nella sua vita e nei luoghi da lei scelti. La non autosufficienza determina la quantità e la complessità dell’assistenza necessaria, non il luogo in cui vivere né quello in cui trascorrere le proprie giornate.

Custodire il corpo di un essere umano fra quattro mura, nutrendolo, lavandolo e sorvegliandolo, non è cura: significa disumanizzarlo, riducendolo a un organismo che non può provvedere autonomamente alle proprie necessità fisiologiche e cancellando tutto ciò che lo rende un individuo. È una privazione della dignità e, proprio per questo, è violenza, indipendentemente dalla presenza di ulteriori abusi. La reclusione può essere la pena per un reato, ma la non autosufficienza non è un reato.

Il “caso di Modica[si riferisce alla recente vicenda di presunti maltrattamenti ai danni di persone con disabilità avvenuta in un centro diurno dell’Associazione ANFFAS di Modica (Associazione Nazionale di Famiglie e Persone con Disabilità Intellettive e Disturbi del Neurosviluppo), se ne legga a questo link, N.d.R.],, dunque, non può essere ridotto ad alcuni presunti colpevoli che avrebbero tradito la missione di un servizio altrimenti legittimo. Le responsabilità individuali saranno accertate dalla magistratura, ma il problema politico viene prima e riguarda un sistema che considera normale concentrare le persone non autosufficienti in luoghi appositi e consegnare ad altri il controllo delle loro giornate. La violenza non è un incidente inspiegabile: trova terreno fertile dove esistono segregazione, dipendenza assoluta e rapporti di potere enormemente squilibrati.

Ed è qui che si arriva al nodo centrale dell’intera questione: chi ha un interesse economico o organizzativo nel mantenimento di queste strutture non può rappresentare le persone istituzionalizzate nei processi chiamati a controllarle o a superarle. Sarebbe come nominare il proprietario di una fabbrica contemporaneamente rappresentante degli operai e ispettore della sicurezza: non occorre dimostrare la sua malafede, perché il conflitto tra i ruoli esiste comunque.

Per la stessa ragione lascia sconcertati la posizione dell’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità [la nota sulla vicenda dell’ANFFAS di Modica diramata dall’Autorità Garante nazionale è fruibile da questo link, N.d.R.]. Chiedere informazioni all’ANFFAS era certamente legittimo; ciò che non appare accettabile è assumerla come interlocutore privilegiato e affidare alla stessa rete il compito di rafforzare il monitoraggio su sé stessa. Il Garante avrebbe dovuto affiancare a quelle comunicazioni un accertamento autonomo, ascoltando innanzitutto le persone coinvolte e soggetti privi di interessi nella gestione dei servizi. Altrimenti il controllore finisce per dipendere dal racconto del controllato: non è garanzia, è autocontrollo dell’interessato.

E non si tratta di una posizione ideologica. La Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità riconosce il diritto di ogni individuo a vivere nella comunità, scegliendo dove e con chi vivere, e vieta che la disabilità possa giustificare una privazione della libertà. I Principi di Parigi stabiliscono che gli organismi nazionali chiamati a tutelare i diritti umani debbano essere realmente indipendenti; le Linee guida sulla deistituzionalizzazione, anche in caso di emergenza del Comitato ONU sui diritti delle persone con disabilità affermano ancora più esplicitamente che chi eroga servizi o ha interessi finanziari nel mantenimento degli istituti non deve poter influenzare le decisioni sulla deistituzionalizzazione**.

Non dovrebbe servire una norma internazionale per comprendere un principio tanto elementare: chi ha interesse a mantenere aperte le strutture non può rappresentare il diritto delle persone a uscirne, e chi deve controllare non può affidare il controllo al controllato.

 

Nota: il Centro Informare un’h è impegnato nel rivendicare la promozione della deistituzionalizzazione e lo stop all’istituzionalizzazione. Temi su cui si è avviato un confronto pubblico. In calce alla pagina “Riforma della disabilità: eliminiamo la possibilità di istituzionalizzare le persone” (in aggiornamento) sono segnalati i contributi che di volta in volta si stanno susseguendo.

 

* Madre caregiver di Simone, un giovane uomo con necessità di sostegni intensivi.

** Riferimenti normativi e documentali: l’articolo 33, comma 2, della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità impone agli Stati di istituire un meccanismo indipendente per promuovere, proteggere e controllare l’attuazione della Convenzione, tenendo conto dei Principi di Parigi. I Principi di Parigi, adottati dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite con la Risoluzione 48/134 del 20 dicembre 1993, stabiliscono i requisiti di indipendenza, autonomia e pluralismo degli organismi nazionali di tutela dei diritti umani: testo ufficiale dei Principi di Parigi.

Nelle Osservazioni Conclusive al primo rapporto dell’Italia nel 2016, documento CRPD/C/ITA/CO/1, il Comitato ONU sui diritti delle persone con disabilità:

  • ai paragrafi 7 e 8 critica la mancata priorità attribuita alle indicazioni delle organizzazioni rappresentative delle persone con disabilità e chiede una loro partecipazione effettiva e significativa ai processi decisionali;
  • ai paragrafi 47 e 48 esprime seria preoccupazione per la tendenza alla reistituzionalizzazione e raccomanda di trasferire le risorse dagli istituti ai servizi radicati nella comunità, compresa l’assistenza personale;
  • ai paragrafi 51 e 52 chiede di garantire sostegni adeguati anche alle persone con necessità assistenziali elevate, per tutelarne il diritto al domicilio, alla famiglia e alla partecipazione alla comunità, prevenendo l’istituzionalizzazione;
  • ai paragrafi 81 e 82 rileva l’assenza in Italia di un meccanismo di monitoraggio indipendente e inclusivo e ne raccomanda l’immediata istituzione in conformità con i Principi di Parigi.

Testo ufficiale ONU: CRPD/C/ITA/CO/1. Traduzione italiana: Osservazioni conclusive all’Italia.

Infine, nelle Linee guida sulla deistituzionalizzazione, anche in caso di emergenza del 2022, documento CRPD/C/5, il Comitato ONU sui diritti delle persone con disabilità afferma espressamente, al paragrafo 34, che i fornitori di servizi e i soggetti aventi interessi finanziari o di altra natura nel mantenimento degli istituti devono essere esclusi dall’influenza sui processi decisionali riguardanti la deistituzionalizzazione: testo ufficiale delle Linee guida.

 

Vedi anche:

Simona Lancioni, “Caso ANFFAS di Modica”, considerazioni sulle posizioni assunte da ANFFAS, FISH e Autorità Garante nazionale sulla disabilità, «Informare un’h», 16 agosto 2026.

 

Ultimo aggiornamento il 22 Agosto 2026 da Simona


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