A Pantelleria, lo storico direttore del Guerin Sportivo Italo Cucci ha trovato la sua dimensione e lavora per assicurare la salvaguardia ambientale al Parco
PANTELLERIA – Che ci azzecca un riminese – per di più giornalista sportivo – con il Parco di Pantelleria? La domanda rincorre Italo Cucci da tempo, da quando nel maggio 2026 è diventato presidente dell’unico Parco nazionale della Sicilia e, prima ancora, quando per tre volte ha indossato i panni di Commissario straordinario. Lui, che ha girato il mondo seguendo una decina di Mondiali e sei Olimpiadi, la accoglie sempre con il sorriso: “Diciamo, intanto, che i riminesi sono curiosi come tutti gli altri, anzi di più, viaggiano più degli altri, conoscono più degli altri ma, soprattutto, amano il turismo. Quando ho lasciato Rimini nel 1956, in autunno si faceva la festa dell’uva per salutare gli ultimi tedeschi che tornavano a casa. Poi si chiudevano gli alberghi fino a maggio. Adesso Rimini lavora 12 mesi all’anno”.
A Pantelleria, lo storico direttore del Guerin Sportivo ha trovato la sua dimensione e lavora per assicurare la salvaguardia ambientale al Parco. “Sono venuto a Pantelleria nel 1989 per fare il turista, ho comprato un dammuso nel 1990 e poi, nel 2011, ho preso residenza con tutta la famiglia e da allora sono rimasto qui”, racconta.
“Noi siamo protetti – prosegue Cucci – e mi pare che così si possa lavorare in una maniera che dà qualche garanzia in più di quanto non possa fornire l’attività regionale. Il 28 luglio abbiamo celebrato i dieci anni dall’istituzione del Parco nazionale e io mi sono permesso, anche un po’ insistendo, di chiedere a colui che aveva messo la firma ‘fatale’, vale a dire il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, di venire a festeggiare qui. Mattarella è venuto, così come è venuto il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin. Sono venuti tutti da Roma e questo vuol dire che un parco nazionale garantisce qualche vantaggio in più”.
“E non mi riferisco alla bellezza – perché so quanto sono belli i Parchi regionali della Sicilia – ma evidentemente o non c’è chi si batte per loro. Non avanzo neanche delle ipotesi… però penso che c’entri il fatto che Pantelleria sia quasi ‘distaccata’ dal continente. La facilitazione con cui la Regione ha ceduto all’insistente richiesta di istituire il Parco nazionale potrebbe derivare da questo. Pantelleria – come hanno detto alcuni scrittori – è un piccolo continente che viaggia per i fatti suoi in mezzo al Mediterraneo. Oggi, degli 84 km quadrati dell’isola, l’80% sono inseriti nel Parco. Noi abbiamo una connessione pratica con l’Aspromonte e dico sempre che verrà il giorno – per carità, io non conto di esserci – che Pantelleria e Aspromonte saranno due eccezionali polmoni dell’Italia. Proprio qui la natura è perfetta, tant’è che le difficoltà di gestire un ambiente incontaminato risiede nel fatto che la natura sia autoctona e va difesa con tutte le armi possibili, innanzitutto con un grosso lavoro di controllo”.
“Una delle cose che ha sicuramente favorito l’autonomia del Parco nazionale è stato l’incendio che proprio una decina di anni fa ha devastato l’isola. Ho visto arrivare il fuoco fin davanti a casa”, ricorda Cucci, “ed è da lì che si è avviata una ricostruzione – questo è molto pantesco – senza drammi, senza strapparsi i capelli. Io vivo in contrada Rekhale, da casa mia vedo il porto di Tunisi e al tempo, quando si spense il fuoco, qualcuno disse ‘la cenere degli incendi è un ottimo concime’. Ora, a destra e sinistra, ho due ‘montagne verdi’ che cercano di recuperare il tempo perduto. Poi qui siamo 7 mila abitanti, la stagione turistica dura tre mesi ma non vogliamo mica essere i concorrenti di Formentera o della Costa Azzurra. La natura di Pantelleria va difesa per principi fondamentali. E queste cose, se le racconti a Catania o Milano, diventano subito un dibattito politico. Ho un progetto, che andremo a elaborare in autunno, che è quello di ‘vendere’ il sole di Pantelleria ai Paesi del Nord. Qui avremmo bisogno di allargarci un po’, ma non troppo. E allora potrebbe essere un’idea quella di ‘vendere’ un po’ di sole agli scandinavi tra novembre e febbraio”.
Forse è la sintesi di noi siciliani: abbiamo bisogno che qualcuno ‘da fuori’ che ci faccia capire che, effettivamente, esistono delle possibilità. “In effetti serve – ammette Cucci -, ma dirò di più. Qui c’è un gruppo di romagnoli che porta la loro esperienza, però è anche vero che siamo dei grandi viaggiatori che vogliamo vedere le esperienze degli altri. Al presidente della Repubblica e al ministro dell’Ambiente ho raccontato di avere fatto nascere qui dei piccoli rangers del Parco, prendendo spunto dai miei viaggi in America per seguire il calcio e le Olimpiadi. Vedevo lo Yellowstone Park e lo Yosemite Park, leggevo le avventure di Paperino e delle Giovani Marmotte che vivevano lì, in quel mondo, e mi è venuta l’idea di trapiantare questo insegnamento”.
Cucci non nasconde poi due desideri. Il primo è quello di avere nell’isola delle famiglie di migranti. “Dico famiglie, non migranti solitari”, sottolinea. “Io vorrei veramente un’integrazione che qui è già esistente poi da secoli, perché nell’800 c’era un villaggio di panteschi in Tunisia, così come c’è adesso nella zona Pontina. Vorrei cercare di fare una grossa integrazione con tunisini e marocchini per mandare avanti la cultura delle viti e la cultura del cappero. Ci sarebbe proprio bisogno di queste famiglie, di questi nuovi panteschi, oso dire, che possano mandare avanti le tradizioni”.
La seconda volontà quella di vedere nuovamente attivo un punto nascite. “È evidente che non possiamo avere le quote nascita di Catania, per dire, ma l’anno scorso sono nati 63 bambini e siamo in quota largamente positiva rispetto al continente dove non nasce più nessuno. Io adoro la Sicilia, la conosco, l’ho attraversata, l’ho girata in lungo e in largo, conosco tutto il bello della Sicilia, a partire da Catania nel 1961 tanto per dire, però vedo che qui a Pantelleria abbiamo una facilitazione a esercitare le leggi della natura sull’isola. Qui, nel lago di Venere, gli esperti hanno identificato il ‘brodo primordiale’, come su Marte. Nel 1990 è stato installato un dissalatore che permette di avere l’acqua corrente tutto l’anno, mentre prima non c’era. Quando sento dire che in Sicilia c’è la siccità, penso ‘perché non si fa come a Pantelleria’?”.
“Io qui ho cominciato un’altra vita – conclude Cucci -, ero diventato un pensionato, ho finito il Mondiale e ho ritenuto possibile di darmi un’altra vita a Pantelleria dove, peraltro, continuo anche a fare il giornalista. Sono stato un grande amico del cavaliere Angelo Massimino. Quando decisero di cancellare il Catania dal palcoscenico nazionale, la mia battaglia con il Corriere dello Sport è servita mantenerlo in vita. Mi sono fatto curiosamente la ‘mia battaglia’, l’ho dovuta fare con due colleghi siciliani che dirigevano la Gazzetta dello Sport”.
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Salvatore Rocca
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