Il petrolio è salito del 25 per cento. Il diesel in Europa di oltre il 70. È lo scarto tra questi due numeri il motivo per cui sei governi dell’Unione europea hanno scritto alla presidenza irlandese. Chiedono una tassa comunitaria sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere. La lettera è stata ricostruita da Ageei sulla base di quanto riferito da Reuters. Porta la firma dei ministri delle Finanze di Germania, Spagna, Portogallo, Italia, Polonia e Austria. La richiesta è di mettere il dossier all’ordine del giorno della riunione di Dublino del 18 e 19 settembre.
I due numeri che non tornano
Il conflitto che oppone Stati Uniti e Israele all’Iran è cominciato il 28 febbraio. Da allora il greggio ha guadagnato circa il 25 per cento.
I prodotti raffinati hanno corso molto di più. In Europa il diesel ha superato il 70 per cento di rincaro, mentre la benzina si è fermata intorno ai venti punti percentuali.
È la differenza tra materia prima e prodotto finito a interessare i governi. Il costo dell’input sale di un quarto. Quello dell’output di tre quarti. La spiegazione va cercata in quello che accade tra i due passaggi.
Il sospetto sui margini delle raffinerie
Su questo punto la lettera contiene una richiesta operativa.
I sei ministri chiedono la rapida pubblicazione di un’indagine europea già avviata. Riguarda i margini di profitto delle raffinerie.
Il sospetto è esplicito. I governi ritengono che gli impianti abbiano potuto approfittare dell’impennata dei prezzi. E che abbiano allargato i margini oltre quanto giustificato dai costi.
La pubblicazione di quei dati è la premessa di ogni intervento fiscale. Senza la misura dei margini, un prelievo sugli extraprofitti non ha una base su cui calcolarsi.
Cosa non ha funzionato finora
Nel testo i firmatari fanno un bilancio delle contromisure adottate.
Le iniziative dei singoli Stati, scrivono, non si sono rivelate determinanti. Non hanno stabilizzato il mercato. Non hanno offerto un sollievo duraturo a cittadini e imprese.
È la premessa da cui nasce la richiesta di coordinamento. Un intervento nazionale su una filiera multinazionale, sostengono i sei governi, non produce l’effetto voluto. Serve agire insieme.
“Stiamo vivendo uno dei più grandi shock dell’offerta degli ultimi decenni e in tutto il mondo cresce il malcontento per l’aumento del costo della vita”, si legge nel documento.
E ancora, sul metodo: “Per questo motivo abbiamo bisogno di un approccio comune, che garantisca che coloro che traggono profitto dalla crisi facciano la loro parte per alleviare il peso sulla collettività”.
La lezione del 2022 e il nodo degli utili esteri
Qui sta la parte del documento che merita più attenzione, perché non riguarda l’aliquota ma la base imponibile.
“A tal fine, dobbiamo affrontare la questione degli alti prezzi dell’energia discutendo un quadro a livello UE per tassare gli extraprofitti, tenendo conto degli insegnamenti tratti nel 2022, questa volta con un’analisi più specifica su come gli utili esteri delle compagnie petrolifere multinazionali possano essere inclusi in modo più mirato”, scrivono i sei ministri.
Il riferimento è alla crisi energetica di quattro anni fa. Allora il prelievo venne costruito in fretta. Le multinazionali del settore trovarono spazio per ridurne l’impatto.
L’obiettivo adesso è un altro. I firmatari vogliono impedire che il tributo venga aggirato con spostamenti contabili tra giurisdizioni. Il contributo deve risultare proporzionale ai guadagni realizzati grazie alla congiuntura.
Perché gli utili esteri contano
La questione non è tecnica quanto sembra e riguarda direttamente il gettito.
Le compagnie petrolifere operano su più paesi. Estrazione, raffinazione, distribuzione e trading possono trovarsi in giurisdizioni diverse. I regimi fiscali cambiano da una all’altra.
Un prelievo sui soli utili realizzati dentro l’Unione lascia fuori la quota di profitto contabilizzata altrove. Ed è su quella quota che i sei governi chiedono un’analisi mirata.
La finestra di Dublino
Il calendario è stretto. La riunione dei ministri delle Finanze dell’Unione si tiene a Dublino il 18 e il 19 settembre.
La lettera chiede alla presidenza di turno irlandese di inserire il tema in agenda. Al momento si tratta di una richiesta, non di una proposta legislativa depositata.
Il contesto non aiuta la definizione di un percorso rapido. La settimana è stata segnata da forte volatilità sui mercati. Gli indici hanno risentito delle incertezze sui rendimenti dei titoli di Stato. E dell’assenza di segnali su una risoluzione del conflitto in Medio Oriente.
Avvertenza. Questo articolo ha finalità informative e non costituisce consulenza finanziaria né sollecitazione all’investimento. I dati sui prezzi si riferiscono al periodo indicato e sono soggetti a variazione.
Che cos’è un extraprofitto sul piano fiscale?
È la quota di utile che eccede un livello di riferimento, calcolato di norma sulla redditività media degli esercizi precedenti. Il prelievo colpisce solo quella parte, sul presupposto che derivi da condizioni straordinarie di mercato e non dall’attività ordinaria dell’impresa. La definizione della soglia è il passaggio più contestato.
Come si decide una misura fiscale a livello europeo?
Le decisioni in materia di fiscalità richiedono l’unanimità in seno al Consiglio dell’Unione europea, secondo la procedura legislativa speciale. Ogni Stato membro dispone quindi di un potere di veto. È la ragione per cui i dossier fiscali comunitari hanno tempi lunghi e frequenti arenamenti.
Che cos’è il margine di raffinazione?
È la differenza tra il valore dei prodotti ottenuti dalla lavorazione e il costo del greggio impiegato, al netto dei costi di processo. Si misura in dollari al barile e varia con la domanda dei singoli prodotti. Un margine in espansione indica che il prezzo del raffinato cresce più di quello della materia prima.
Perché diesel e benzina non seguono lo stesso andamento?
Perché hanno mercati e utilizzi distinti. Il diesel alimenta trasporto merci, agricoltura e riscaldamento, con una domanda meno elastica. La capacità di raffinazione dedicata è inoltre limitata e concentrata, e questo amplifica gli effetti di ogni strozzatura dell’offerta.
Che cosa fu il contributo di solidarietà del 2022?
Fu il prelievo temporaneo introdotto a livello europeo sugli utili eccedenti delle imprese attive nei settori del petrolio, del gas, del carbone e della raffinazione. Il gettito effettivo risultò in diversi Stati inferiore alle stime iniziali, e l’esperienza è quella richiamata nella lettera dei sei ministri.
Immagine del post generata con l’IA.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Redazione
Source link





