C’è qualcosa di apparentemente paradossale nel successo di Giorgio Morandi (Bologna, 1890 – 1964) in Cina. L’artista che per tutta la vita rimase fedele al proprio studio di via Fondazza a Bologna, dedicandosi ossessivamente a bottiglie, scatole, vasi, fiori e paesaggi dell’Appennino, è oggi uno degli autori italiani più amati dal pubblico asiatico. E proprio a Shanghai, metropoli simbolo della velocità e della trasformazione contemporanea, prende forma la più grande mostra mai realizzata all’estero dedicata al maestro bolognese.
La mostra di Giorgio Morandi al MAP di Shanghai
Il Museum of Art Pudong (MAP) presenta Giorgio Morandi. Solo, prima grande monografica dell’artista in Cina e retrospettiva che riunisce oltre 30 sezioni espositive oltre 140 opere tra dipinti, incisioni, acquerelli e disegni. Un progetto di dimensioni eccezionali che non si limita a esportare un protagonista dell’arte italiana del Novecento, ma costruisce un vero dialogo culturale tra Bologna e l’Estremo Oriente. Negli ultimi anni la fortuna di Morandi in Asia è cresciuta costantemente. Collezionisti, studiosi e istituzioni hanno riconosciuto nella sua ricerca elementi sorprendentemente vicini alla sensibilità estetica cinese: l’attenzione al vuoto, il valore del silenzio, la concentrazione dello sguardo, la capacità di trasformare minime variazioni in un’esperienza percettiva intensa. Se in Occidente Morandi è stato spesso letto come il pittore dell’intimità domestica, in Cina appare sempre più come un artista capace di rendere visibile l’invisibile.
Morandi come unico attore in scena a Shanghai
Curata da Lorenzo Balbi, direttore del MAMbo di Bologna e del Museo Morandi, e Francesco D’Arelli, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Shanghai, la mostra sceglie programmaticamente di lasciare Morandi da solo. Da qui il titolo Solo, che non allude soltanto al formato monografico dell’esposizione, ma richiama l’idea dell’assolo musicale: una voce unica che occupa interamente lo spazio della scena. Nessun confronto con altri artisti, nessuna genealogia critica, nessun dialogo forzato con la contemporaneità. Solo Morandi, affidato alla forza silenziosa della sua opera. Un’opera che, tuttavia, ha attraversato il Novecento e il nuovo millennio influenzando generazioni di artisti, rappresentando uno degli snodi più fertili della modernità, capace di mettere in relazione tradizioni visive, geografie e sensibilità molto diverse.
A Shanghai si ricostruisce la vita quotidiana di Morandi
Il percorso attraversa l’intera vicenda creativa dell’artista, dalle celebri nature morte degli Anni Venti ai paesaggi sempre più rarefatti della maturità, fino alle incisioni e ai disegni. Ma il vero valore aggiunto dell’operazione sta nella volontà di aprire al pubblico cinese le porte del laboratorio morandiano. Arrivano, infatti, a Shanghai documenti originali, oggetti provenienti da Casa Morandi e dal Museo Morandi e, per la prima volta fuori da Bologna, il torchio utilizzato dall’artista per le sue incisioni. Una presenza quasi simbolica, capace di evocare la dimensione quotidiana e artigianale di una ricerca costruita lontano dai clamori delle avanguardie.
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2 / 6Olio su tela
V.823
Museo Morandi | Settore Musei Civici Bologna | Comune di Bologna © Giorgio Morandi, by SIAE 2026
3 / 6Olio su tela
V.823
Museo Morandi | Settore Musei Civici Bologna | Comune di Bologna © Giorgio Morandi, by SIAE 2026
4 / 6Paesaggio (Cortile di Via Fondazza), 1953
Olio su tela
V.925
Museo Morandi | Settore Musei Civici Bologna | Comune di Bologna © Giorgio Morandi, by SIAE 2026
5 / 6Cortile di via Fondazza, 1956
Olio su tela
V.1016
Museo Morandi | Settore Musei Civici Bologna | Comune di Bologna © Giorgio Morandi, by SIAE 2026
6 / 6Olio su tela
V.985
Museo Morandi | Settore Musei Civici Bologna | Comune di Bologna © Giorgio Morandi, by SIAE 2026
Il delicato allestimento della mostra del MAP
Anche l’allestimento, progettato da Aldo Cibic Workshop, punta a tradurre nello spazio la natura della pittura morandiana. Ambienti raccolti, luce diffusa e un ritmo lento della visita cercano di ricreare quella condizione di concentrazione che l’artista inseguì per tutta la vita. Non una mostra spettacolare, dunque, ma un’esperienza di osservazione e di sospensione, quasi in controtendenza rispetto alla frenesia visiva che caratterizza gran parte della produzione culturale contemporanea.
L’arte italiana come ponte istituzionale
Ospitata nel museo progettato da Jean Nouvel, l’esposizione rappresenta anche un’importante operazione di diplomazia culturale. Nei colori di Morandi – gli ocra terrosi e i rosa polverosi degli intonaci, i verdi silenziosi delle colline, i grigi lattiginosi della luce emiliana – sopravvive l’anima di Bologna, che attraverso questa mostra approda idealmente dalle ombre dei portici alle rive del fiume Huangpu. Dietro il successo di Morandi. Solo c’è la capacità di Bologna di trasformare il proprio patrimonio culturale in una strategia internazionale, facendo di Morandi uno dei suoi più autorevoli ambasciatori nel mondo, mentre la Cina conferma una crescente attenzione verso un artista la cui ricerca sembra dialogare naturalmente con la sensibilità estetica orientale. Non è un caso che il progetto guardi già oltre Shanghai, con una successiva tappa prevista a Seul. Segno che il lungo viaggio internazionale dell’artista più sedentario del secolo scorso è appena cominciato.
Anna Vittoria Zuliani
Shanghai // fino al 28 ottobre 2026
Giorgio Morandi. Solo
MUSEUM OF ART PUDONG (MAP) – Binjiang Avenue, 2777
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