Esistono muri che non si vedono, ma che possono diventare altissimi, spesso troppo alti da poter scalare. Questi muri però non sono costruiti da mattoni, bensì dall’assenza di comunicazione, dalla difficoltà di comprendere e di essere compresi, dalla distanza che spesso separa una persona dai servizi, dalle istituzioni e, più semplicemente, dalla possibilità di sentirsi parte della comunità. È proprio oltre questi muri che si muove però una realtà preziosa, fatta di persone, competenze, sensibilità e soprattutto di mani capaci di trasformare il silenzio in comunicazione.
Il loro ruolo sembra marginale, li vediamo sul palco, un po’ defilati, discreti, ma rappresentano l’occasione per guardare alla sordità e alle difficoltà comunicative non soltanto come a una condizione da conoscere, ma come a una barriera che una società realmente inclusiva ha il dovere di contribuire ad abbattere. Numerosi genitori, ogni giorno, vivono sulla propria pelle, e attraverso la vita dei propri figli, le difficoltà, le conquiste e le sfide legate alla disabilità, qualunque essa sia (in questo caso uditive e verbali). Il loro coraggio, il loro esempio, le loro testimonianze restituiscono una dimensione concreta, quotidiana, spesso lontana dai riflettori, nella quale l’accessibilità non è uno slogan o a portata di click ma rappresenta una necessità.
Con estremo piacere iniziamo a vedere spesso gli interpreti della Lingua dei Segni Italiana, la LIS, come il dottor Vincenzo Frascà e la dottoressa Teresa Favasuli, docente di sostegno e assistente alla comunicazione e la dottoressa Teresa Muraca docente LIS e assistente alla comunicazione. Tre interpreti che, attraverso il proprio lavoro, dimostrano quanto una figura professionale possa diventare un vero ponte tra mondi che troppo spesso vengono percepiti come distanti.
Perché l’inclusione non può essere soltanto una parola pronunciata nei convegni o una dichiarazione di buone intenzioni. Deve diventare presenza concreta, possibilità, partecipazione. Deve permettere anche alle persone non udenti e a chi vive difficoltà comunicative di entrare pienamente nella vita della comunità, di comprendere ciò che accade e di far sentire la propria voce, anche quando quella voce non passa attraverso il suono.
Quel muro della sordità, quando ci sono loro, è più facile da scalare, oltre quel muro è più facile vedere, il mondo è più facile comprendere. Ed ecco che finalmente quella distanza che il silenzio può far apparire infinita, improvvisamente si accorcia. Diventa piccola, quasi impercettibile: pochi centimetri tra una domanda e una risposta, tra un cittadino e un’istituzione, tra una persona e il diritto di partecipare pienamente alla vita della propria comunità. È questa la vera forza della lingua dei segni: non soltanto consentire una comunicazione, ma restituire autonomia, dignità, partecipazione e appartenenza.
L’importanza di questo percorso assume un valore ancora maggiore quando entra negli spazi della pubblica amministrazione. Rendere accessibili gli incontri istituzionali, i seminari, le attività amministrative e i servizi significa riconoscere che un cittadino sordo non deve essere costretto a superare ostacoli aggiuntivi per esercitare gli stessi diritti degli altri cittadini.
In questo percorso, la Città Metropolitana di Reggio Calabria ha accolto e sottoscritto un protocollo d’ intesa in relazione al Progetto “Sportello Lis” promosso dall’Ens, Ente sordi di Reggio Calabria, nella persona del suo Presidente, Santoro Favasuli contribuendo a portare l’accessibilità linguistica con la presenza di professionisti dentro i luoghi della vita quotidiana (uffici, riunioni, incontri scuola- famiglia, studi professionali, e molto altro ancora). Il progetto, inoltre, ha previsto la piena accessibilità delle riunioni dei Consigli Comunali con un numero di abitanti superiore a 15000.
E il percorso non sembra (per fortuna) fermarsi al solo capoluogo. Sempre più Comuni della provincia di Reggio Calabria, insieme a enti e tantissime associazioni, stanno comprendendo il valore di questa straordinaria forma di inclusione e l’importanza di coinvolgere professionisti e interpreti della lingua dei segni. È una consapevolezza che cresce e che racconta una comunità capace di interrogarsi sui propri limiti e di provare concretamente a superarli.
Non è una moda, non è un espediente per conquistare qualche “like” sui social, neanche è una fotografia da esibire per raccontarsi inclusivi.
Quando la LIS entra in un’aula, in un convegno, in un ufficio pubblico o in un’iniziativa istituzionale, sale su un palco, significa che qualcuno ha deciso che nessuno deve rimanere fuori dalla porta della comunicazione.
Ed è proprio questo il significato più profondo del protocollo d’intesa siglato tra l’Ente Sordi, sezione di Reggio Calabria, la Regione Calabria e il Comune di Reggio Calabria, attraverso il settore Politiche Sociali. Il seminario e i futuri corsi di sensibilizzazione alla LIS rappresentano infatti un investimento, una implementazione culturale prima ancora che formativo: imparare a conoscere la lingua dei segni significa imparare a riconoscere l’altro, i suoi bisogni e il suo diritto a essere parte integrante della società.
Parlare di accessibilità significa senza dubbio alcuno occuparsi di rampe, ascensori o ancor più importante dell’abbattimento delle barriere architettoniche, ma esistono anche barriere invisibili, come i muri di cui sopra, che impediscono di ascoltare e di essere ascoltati, di comprendere e di partecipare. Barriere uditive e comunicative che possono trasformarsi in isolamento se una comunità non mette in campo gli strumenti necessari per superarle.
E in questo senso, gli interpreti della LIS svolgono un ruolo straordinario perché creano ponti, connessioni, sono la voce, attraverso il gesto, di una comunicazione che non ha bisogno necessariamente del suono per esistere. Le loro mani raccontano, traducono, spiegano e soprattutto avvicinano il cittadino alle istituzioni e le istituzioni ai cittadini. Rendono possibile un confronto che altrimenti rischierebbe di essere incompleto. Trasformano un incontro in un’occasione realmente aperta a tutti.
Anche il tema del mutismo e, più in generale, delle difficoltà nella comunicazione merita di essere affrontato con la stessa attenzione, evitando semplificazioni e distinguendo condizioni e bisogni differenti. La vera sfida è costruire una società nella quale la comunicazione non venga considerata valida soltanto quando passa attraverso la voce o l’udito, ma venga riconosciuta nella ricchezza delle sue diverse forme.
È questa la società che, guardando al futuro, dovrebbe appartenere al XXI secolo, un futuro che è già oggi, una società nella quale l’inclusione non sia un gesto straordinario ma la quotidiana normalità….. NORMALITA’….. senza aspettare che qualcuno debba chiedere ciò che dovrebbe essere già garantito.
“Oltre il silenzio” potrebbe sembrare uno slogan, creato a tavolino come effetto “gancio”, invece è una chiara, distinta, netta direzione.
Andare “oltre” significa superare la distanza, abbattere i pregiudizi, imparare nuovi linguaggi e comprendere che comunicare non significa necessariamente parlare. Significa, soprattutto, scegliere di non lasciare nessuno indietro. Forse è proprio questo il messaggio più potente che arriva da Reggio Calabria: quando istituzioni, associazioni, professionisti, interpreti, famiglie e comunità camminano nella stessa direzione, anche i muri più difficili possono essere superati, o come si usual dire alle nostre latitudini: possono essere scavalcati. “Oltre il silenzio non c’è il vuoto: c’è un mondo che chiede soltanto di essere ascoltato”.
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Carlo Vetere
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