La memoria dei borghi diventa materia viva, da ascoltare, raccontare e trasformare in arte. È questa l’idea alla base di “Taburno in Voce: Trame di fuoco e terra”, il progetto promosso dal Comune di Campoli del Monte Taburno, in qualità di capofila, insieme al Comune di Tocco Caudio, ai rispettivi Forum dei Giovani e alla Parrocchia San Nicola di Bari di Campoli del Monte Taburno.
L’iniziativa nasce nell’ambito dell’Avviso Pubblico “Cultura nei piccoli comuni”, promosso dal Ministero della Cultura, e punta a costruire un percorso culturale capace di mettere in dialogo patrimonio storico, tradizioni popolari, arti contemporanee, giovani generazioni e produzioni tipiche.
Un progetto che parte da due piccoli Comuni del Beneventano – Campoli del Monte Taburno, con 1.675 abitanti, e Tocco Caudio, con 1.442 – ma guarda a una dimensione territoriale più ampia. Al centro c’è infatti il massiccio del Taburno-Camposauro, con la sua storia, i suoi paesaggi e soprattutto quel patrimonio immateriale fatto di racconti, leggende, musiche, ritualità, pratiche agricole e saperi tramandati di generazione in generazione.
Dalla memoria al futuro
“Taburno in Voce” nasce anche dalla consapevolezza di una fragilità comune: lo spopolamento e la progressiva contrazione demografica rischiano di interrompere il filo che lega le nuove generazioni alla storia dei propri paesi.
Da qui la scelta di trasformare la memoria in uno strumento di partecipazione. Anziani, giovani, associazioni, artisti, produttori e cittadini saranno coinvolti nella raccolta e nella reinterpretazione delle testimonianze locali. Le storie della civiltà contadina, le leggende del Taburno e gli aneddoti custoditi dalla tradizione orale diventeranno così materia per spettacoli, documentari, installazioni e contenuti digitali.
Particolare rilievo avrà la Residenza artistica “Arte in CampOra”, dedicata all’incontro tra musica e teatro. Il percorso prevede interviste agli abitanti, seminari sulle musiche tradizionali napoletane, laboratori di composizione e arrangiamento e attività dedicate alla maschera e alla scrittura creativa. Il risultato sarà la realizzazione di uno spettacolo inedito ispirato al patrimonio immateriale del territorio.
Un ponte tra passato e contemporaneità, dunque, nel quale la tradizione non viene semplicemente conservata, ma diventa punto di partenza per creare nuove forme artistiche.
I borghi diventano un grande palcoscenico
Per nove giorni, nel periodo invernale, le piazze, i vicoli e gli spazi storici di Campoli del Monte Taburno e di Tocco Caudio saranno trasformati in un teatro diffuso.
Il programma prevede performance di arti visive, installazioni temporanee di light art, estemporanee di pittura, teatro di strada, musica, incontri letterari e presentazioni di libri dedicati alla storia e alla cultura del Mezzogiorno.
Una parte importante sarà riservata anche alle eccellenze agroalimentari. Gli stand enogastronomici saranno infatti integrati nel percorso del festival, con l’obiettivo di valorizzare vini DOCG, olio extravergine, formaggi, dolci e altre produzioni tipiche del territorio sannita.
In questo modo la gastronomia non sarà soltanto un elemento di attrazione, ma diventerà parte integrante del racconto culturale. La terra, il lavoro agricolo e le produzioni locali saranno raccontati come espressione dell’identità delle comunità.
Campoli porterà in primo piano la propria tradizione vitivinicola, legata anche all’Aglianico del Taburno e alla Falanghina del Sannio. Tocco Caudio contribuirà invece con la memoria dell’antico borgo e con il proprio patrimonio gastronomico, dal fagiolo del Taburno al caratteristico peperone “mbuttunato”.
San Nicola e la memoria della comunità
Uno dei momenti più significativi del progetto sarà il legame con la festività di San Nicola, patrono di Campoli del Monte Taburno.
La ricorrenza diventerà parte della drammaturgia del festival e sarà reinterpretata attraverso il coinvolgimento diretto degli abitanti. L’obiettivo è costruire uno spettacolo capace di restituire la forza della tradizione religiosa e popolare, aprendola allo stesso tempo al confronto con le diverse comunità presenti sul territorio.
La regia e la scrittura saranno affidate a un professionista del territorio sannita, in un’operazione che punta a far emergere una narrazione autenticamente locale.
A Tocco Caudio il borgo racconta la sua storia
La rete con Tocco Caudio consente inoltre di ampliare il percorso attraverso uno dei luoghi più suggestivi del territorio: l’antico borgo di Tocco Vecchio, per le aree attualmente agibili.
La storia del borgo, segnata dagli eventi sismici del secolo scorso e dal progressivo abbandono di parte dell’insediamento, rappresenta una delle testimonianze più forti del rapporto tra comunità, territorio e memoria.
Proprio questo patrimonio sarà inserito nel più ampio racconto di “Taburno in Voce”, creando un itinerario nel quale la storia dei luoghi si intreccia con le voci di chi li ha vissuti.
Un viaggio da ascoltare
Tra le iniziative più originali figura il percorso storico audio-guidato. I visitatori potranno attraversare il centro storico di Campoli seguendo un itinerario composto da diverse tappe e ascoltando, attraverso cuffie wireless o sistemi di diffusione sonora, racconti, testimonianze, musiche tradizionali, effetti sonori e ricostruzioni storiche.
Saranno gli stessi cittadini, insieme agli anziani e alle associazioni locali, a contribuire alla costruzione dei contenuti. Una sorta di museo diffuso e narrato, nel quale le voci della comunità accompagnano fisicamente il visitatore alla scoperta del paese.
Le testimonianze raccolte potranno inoltre confluire in un archivio digitale della memoria locale, con l’obiettivo di rendere questo patrimonio fruibile anche dopo la conclusione del festival.
Nove serate tra musica, teatro e luoghi storici
Il programma serale prevede grandi eventi a ingresso gratuito, alternati tra Campoli del Monte Taburno e Tocco Caudio. In calendario concerti di musica popolare, con particolare attenzione alle tammurriate e alle contaminazioni tra sonorità tradizionali e linguaggi contemporanei, ma anche spettacoli teatrali dedicati alle tradizioni meridionali, concerti di musica classica e appuntamenti di musica d’autore.
Le chiese dei due borghi diventeranno a loro volta luoghi di spettacolo, sfruttando la suggestione degli spazi storici e la loro naturale acustica.
Una scelta che risponde anche a un obiettivo preciso: destagionalizzare la proposta culturale e turistica. Il periodo invernale, tradizionalmente meno ricco di appuntamenti rispetto ai mesi estivi, diventa così un’occasione per riportare persone nei piccoli centri e creare nuove opportunità per attività ricettive, produttori e operatori economici.
Giovani protagonisti
Uno degli elementi qualificanti dell’iniziativa è il ruolo affidato ai Forum dei Giovani di Campoli del Monte Taburno e di Tocco Caudio.
I giovani saranno coinvolti nell’organizzazione, nella logistica, nell’allestimento degli spazi e soprattutto nella raccolta e digitalizzazione delle memorie. È proprio in questa trasmissione intergenerazionale che il progetto individua una delle proprie principali ricadute: gli anziani come custodi della memoria, i giovani come interpreti e nuovi narratori del patrimonio locale.
Non una semplice rassegna di eventi, dunque, ma un tentativo di costruire una comunità culturale più consapevole e connessa.
Una rete per contrastare lo spopolamento
Il progetto ha un costo complessivo di 82.248 euro, con un contributo richiesto pari a 65.798,40 euro e un cofinanziamento di 16.449,60 euro.
Le attività sono previste tra dicembre 2026 e febbraio 2027, con un programma centrale concentrato in nove giornate.
La scommessa è quella di dimostrare che anche i piccoli Comuni possono costruire una proposta culturale capace di superare i confini amministrativi. Campoli e Tocco Caudio scelgono di fare rete e di mettere insieme patrimoni differenti ma complementari: da una parte la cultura della terra e della viticoltura, dall’altra la memoria di un borgo antico e ferito dal terremoto.
“Taburno in Voce” prova così a dare un nuovo significato alla parola borgo: non un luogo fermo nel passato, ma uno spazio nel quale la memoria può incontrare l’innovazione, la tradizione può diventare arte e le nuove generazioni possono trovare motivi per restare, partecipare e raccontare.
Il fuoco e la terra evocati dal titolo diventano allora due metafore della stessa identità: il fuoco come energia creativa, la terra come radice. E al centro, la voce delle comunità, chiamate a raccontare il proprio passato per costruire un nuovo futuro.
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