Treviso ha 228 detenuti, ma il carcere ne potrebbe ospitare 130. Un sovraffollamento arrivato al 175%, con quasi cento persone oltre la capienza prevista e condizioni di vita che la Camera Penale Trevigiana «Guido Sorbara» definisce incompatibili con una detenzione dignitosa. È la fotografia scattata durante le due visite effettuate all’interno della Casa Circondariale nell’ambito di «Ristretti in Agosto», l’iniziativa dell’Osservatorio Carcere dell’Unione delle Camere Penali Italiane: la prima il 28 agosto, la seconda il 29 agosto insieme a una delegazione più ampia composta da avvocati, studenti, rappresentanti delle istituzioni e del volontariato.
Il dato più pesante è quello dei numeri. A fronte di una capienza massima di 130 persone, i detenuti presenti sono 228. Una percentuale di sovraffollamento di circa il 175%, superiore anche alla media nazionale indicata nella relazione, attorno al 140%. Un dato che, secondo la Camera Penale, si traduce in «ovvie ricadute negative per le condizioni igieniche e di salute, fisica e mentale».
La delegazione ha visitato le diverse aree dell’istituto, dalla sezione circondariale a quella della reclusione, passando per infermeria e spazi destinati all’aria. Ad accoglierla sono state la comandante della Polizia Penitenziaria, la responsabile del settore pedagogico e il dirigente medico, che hanno fornito i dati sulla situazione interna.
Dentro le celle, la cronaca della visita restituisce un quadro difficile. Lo spazio è quasi completamente occupato da stipetti, armadietti e tavoli, utilizzati anche come piani per cucinare. Le brande sono sistemate a castello e arrivano fino al terzo piano. I bagni sono angusti e non dispongono di acqua calda. In quella indicata come la situazione più critica, il bagno viene condiviso da dodici persone.
Mancano anche gli sgabelli e questo costringe i detenuti a consumare i pasti seduti sulla branda o addirittura in piedi. I frigoriferi sono insufficienti: nella sezione reclusione al primo piano ce ne sono cinque per circa 80 persone. Anche le docce sono poche rispetto al numero dei detenuti. Al piano terra, per circa 50 persone, sono disponibili otto docce, delle quali sei funzionanti. Al primo piano sono quattro per circa 80 detenuti e soltanto tre risultano operative. I ventilatori, durante i mesi più caldi, vengono giudicati insufficienti.
In questo contesto arrivano anche i numeri degli eventi critici: due tentativi di suicidio e undici episodi di autolesionismo. Sono inoltre 15 le aggressioni registrate nei confronti del personale di Polizia Penitenziaria e due quelle ai danni del personale sanitario. I rapporti disciplinari sono stati 315.
A complicare ulteriormente la situazione è la carenza di agenti. La pianta organica prevede 159 unità di Polizia Penitenziaria, ma quelle effettivamente in servizio sono 127, senza considerare le assenze per malattia o per stati ansiosi. Una scopertura che pesa sulla sicurezza dell’istituto e finisce per condizionare anche l’assistenza sanitaria.
All’interno della struttura operano circa dieci medici, forniti da una cooperativa, impegnati su turni di dodici ore, e circa cinque infermieri. La notte è presente un medico, ma non c’è alcun infermiere. Gli specialisti disponibili sono un odontoiatra per 12 ore settimanali e uno psichiatra per appena 3-4 ore. Per le altre visite e per gli accertamenti diagnostici è spesso necessario trasferire i detenuti all’esterno, con l’impiego di agenti che, proprio a causa della carenza di personale, può determinare ritardi.
La telemedicina viene utilizzata soltanto per radiologia, elettrocardiogramma, dermatologia e diabetologia. Sul fronte della salute mentale risultano circa dieci detenuti con patologie psichiatriche. La relazione segnala inoltre il problema dell’utilizzo e dell’abuso di farmaci e di comportamenti legati alle dipendenze. È stato avviato un progetto per eliminare progressivamente farmaci come Rivotril e Subutex, che in alcuni casi sarebbero stati utilizzati anche come forma di scambio. Sono circa 15 i detenuti seguiti dal SerD e uno solo è sottoposto a trattamento con metadone all’interno del carcere.
Accanto alle criticità, la visita ha permesso di verificare anche le attività educative e lavorative. Sono presenti tre funzionari giuridico-pedagogici e due esperti, mentre vengono proposti corsi di alfabetizzazione, scuola secondaria, biennio delle superiori, informatica, sicurezza sul lavoro, educazione fisica, sostegno alla genitorialità, scacchi e un progetto denominato «Museo in carcere». Dal prossimo anno è previsto inoltre un gemellaggio con un istituto di ragioneria per permettere ai detenuti di completare il percorso quinquennale e sostenere l’esame di maturità.
C’è anche il lavoro svolto con il supporto della cooperativa sociale Alternativa Ambiente: alcuni detenuti sono impegnati nella costruzione di chitarre elettriche, nella riparazione di biciclette abbandonate destinate a donne vittime di maltrattamenti e nel recupero dei tappi di sughero. Ma il numero delle persone coinvolte resta limitato rispetto alla popolazione carceraria complessiva.
Sul futuro incombe poi il progetto di ampliamento della Casa Circondariale negli spazi dell’ex istituto penale minorile, trasferito a Rovigo il 23 febbraio scorso e oggi utilizzato soltanto dal Centro di prima accoglienza. Gli spazi sono vuoti, ma il passaggio al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria non è ancora completato. Per questo, secondo la Camera Penale, l’assegnazione alla Casa Circondariale non dovrebbe avvenire prima di un altro anno.
Il confronto con la situazione rilevata durante la visita dell’anno scorso lascia infine un giudizio amaro: «poco o nulla appare significativamente migliorato». Anche la disponibilità della Camera Penale a donare materiale edilizio per riparare le zanzariere danneggiate si sarebbe fermata davanti agli ostacoli burocratici.
Per gli avvocati il problema da affrontare con maggiore urgenza resta il sovraffollamento, considerato il principale fattore capace di generare a cascata le altre difficoltà della comunità carceraria, per i detenuti come per chi lavora nell’istituto. La Camera Penale ha quindi rinnovato la disponibilità a partecipare alla creazione di un «Tavolo Permanente» con direzione del carcere, magistratura di sorveglianza, Polizia Penitenziaria, personale sanitario, educatori, psicologi e avvocatura. L’obiettivo è trasformare le visite di agosto non in una semplice fotografia annuale dell’emergenza, ma in un confronto continuo sulle condizioni della detenzione a Treviso.
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