Dopo 26 anni trascorsi all’ospedale di Legnano, per il professor Antonino Mazzone è arrivato il momento della pensione. Direttore del Dipartimento di Area Medica e Continuità Assistenziale e della Struttura Complessa di Medicina Interna dell’ASST Ovest Milanese, Mazzone compie 70 anni il 2 settembre e conclude così un lungo percorso professionale che lo ha legato a Legnano. Un passaggio importante, festeggiato insieme ai colleghi e ai vertici dell’ASST Ovest Milanese. A salutarlo, oltre al personale sanitario, il direttore generale Laurelli, il direttore sociosanitario Guizzetti e la direttrice amministrativa Barone. Presenti anche gli ex direttori generali Dotti e Lombardo, con i quali Mazzone ha lavorato negli anni. Il pensionamento arriva inoltre a pochi mesi da un prestigioso riconoscimento: Mazzone è stato insignito del titolo di Cavaliere della Repubblica Italiana.
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In questo speciale momento di passaggio il medico ha tirato un bilancio affermando: «Il rapporto medico-paziente è tutto, è la base di ogni patto di cura. Fiducia, ascolto, dialogo. Senza questi tre elementi tutto è vano». Proprio dai pazienti, racconta, è arrivata una delle ricompense più importanti della sua vita professionale: «Dire tantissimo è poco. Dai miei pazienti ho ricevuto attestazioni di stima e affetto che restano scolpite nel mio cuore».
Ventisei anni all’ospedale di Legnano
Nato a Naso, in provincia di Messina, nel 1956, Antonino Mazzone si è laureato in Medicina e Chirurgia all’Università di Pavia, specializzandosi in Medicina Interna, Ematologia, Immunologia Clinica e Allergologia. Dopo l’esperienza al Policlinico San Matteo di Pavia, ha perfezionato la sua formazione negli Stati Uniti grazie a una borsa di studio presso un istituto di ricerca medica di Chicago. Nell’agosto del 2000 è arrivato a Legnano come primario di Medicina Interna e Oncologia. Ricorda di aver trovato «una realtà difficile, tutta da riorganizzare alla luce delle novità della Medicina». Da allora sono stati 26 anni di trasformazioni e crescita. Mazzone ricorda lo sviluppo di specialità e strutture come Gastroenterologia, Oncologia, Ematologia, Reumatologia, Pneumologia e il Centro per le Malattie Rare, oltre al lavoro svolto nell’Immunologia clinica.
I numeri raccontano una parte di questa lunga esperienza: circa 70mila ricoveri, oltre 2 milioni e mezzo di prestazioni ambulatoriali e più di 150 lavori scientifici, con ricerche pubblicate anche su prestigiose riviste mediche internazionali. Centrale, negli anni, anche l’integrazione tra ospedale e territorio e la collaborazione tra medici di medicina generale e specialisti nella gestione dei pazienti cronici complessi. Tra i risultati che ricorda con particolare soddisfazione c’è l’introduzione dell’Omnipod. «Siamo stati i primi a utilizzare l’Omnipod, un microinfusore di insulina che, piccolo e comodo quanto un cerotto, abbiamo applicato ad Alice, una ragazza di 23 anni con diabete mellito di tipo 1, cambiandole nettamente in meglio la qualità della vita». Lo sguardo di Mazzone è già rivolto anche alle nuove frontiere della medicina e in particolare all’intelligenza artificiale. L’auspicio è che possa velocizzare le diagnosi e alleggerire il carico burocratico dei medici, restituendo più tempo al rapporto con il paziente, all’ascolto e all’empatia.
Il Covid «il dolore più grande»
Nella lunga carriera c’è anche una ferita che resta aperta: quella della pandemia. Durante l’emergenza Covid-19 Mazzone ha coordinato la gestione delle diverse fasi della crisi sanitaria nell’ASST Ovest Milanese, promuovendo studi e ricerche sul trattamento e sulla prevenzione della malattia. Ma prima dei risultati scientifici restano le immagini di quei mesi. «Il dolore più grande e che non mi passerà è stato quello provato nei lunghi mesi del Covid. Ho ancora impresse le immagini atroci di quei giorni. E quando ci penso piango, ora come allora».
Tra i rammarichi professionali c’è anche quello legato all’evoluzione del sistema sanitario. Mazzone afferma di aver visto la sanità lombarda, che considera un’eccellenza, «scadere in modo progressivo per colpa di un management, a mio avviso, poco illuminato». Resta ferma la sua difesa del servizio sanitario pubblico e della centralità del malato. «Ho ripetuto spesso che il dovere del medico è quello di tutelare la vita e la salute fisica e psichica del paziente, senza distinzioni di età, religione, nazionalità, ideologia e condizione sociale. Continuo a restare fermamente convinto che tutto ciò potrà essere garantito solo da una sanità pubblica, ossia da una sanità che saprà sempre anteporre i reali bisogni del malato alle vergognose logiche del profitto».
Una carriera tra medicina, ricerca e scrittura
Nel corso della sua attività Mazzone ha ricoperto incarichi di rilievo nazionale e internazionale. È stato presidente dell’Associazione dei dirigenti ospedalieri internisti e rappresentante dell’Italia nella Commissione europea delle società medico-scientifiche per conto della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici. Ha inoltre pubblicato oltre 700 lavori scientifici. Tra i riconoscimenti più recenti figurano la nomina, con decreto ministeriale, a componente della Cabina di regia nazionale del Piano Nazionale della Cronicità e il Premio Solidarietas della Fondazione Leonardo Sciascia per l’attività scientifica innovativa svolta durante la pandemia. Accanto alla medicina c’è poi la passione per la scrittura. L’esordio è arrivato nel 2019 con La malinconia dei nati altrove, una «biografia romanzata» premiata al concorso “La Ginestra di Firenze”. Sono seguiti Poteva non succedere. Storie di vita e di corsia e Amare, nonostante tutto. Incontri ed emozioni. «Da buon siciliano, amo condividere tutto e scrivere mi procura questa piacevole sensazione», racconta Mazzone, che sta già lavorando a un nuovo romanzo con la Sicilia ancora sullo sfondo.
«Un pezzo di cuore resta qui»
La pensione non sarà sinonimo di inattività. Mazzone continuerà a occuparsi di medicina e ricerca anche attraverso una Fondazione che sta costituendo insieme al professor Salvatore Corrao, ordinario di Medicina Interna all’Università degli Studi di Palermo ed esperto di intelligenza artificiale. L’obiettivo sarà valorizzare l’impiego degli algoritmi nella pratica ospedaliera. «Utilizzare bene gli algoritmi è un’opportunità straordinaria per gli ospedali, opportunità che oggigiorno è ancora poco sfruttata. Ma ci daremo da fare». Adesso, però, è anche il momento di riavvicinarsi alla terra dalla quale tutto è partito. «Torno nella mia Sicilia a ritrovare le mie radici, il mio mare, i miei colori e sapori, ma avrò sempre la valigia pronta in direzione Legnano, dove tornerò spesso perché un pezzo di cuore resta qui». All’ospedale che è stato la sua casa professionale per oltre un quarto di secolo lascia l’augurio di «continuare a crescere in competenza, qualità e umanità». E il saluto racchiude il senso di 26 anni di lavoro: «Me ne vado portando tutti nel cuore».
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