Roma – La bozza della Commissione concede poteri speciali ai sindaci per frenare le locazioni turistiche nelle aree calde. Dan Jørgensen e Teresa Ribera presenteranno il testo il 9 settembre tra le proteste delle lobby tech e di Confedilizia.
La Commissione europea guidato da Ursula von der Leyen si appresta a sferrare un colpo decisivo per tentare di arginare l’emergenza abitativa che attanaglia le grandi metropoli del Continente. Secondo una bozza della nuova legge sull’edilizia abitativa a prezzi accessibili, l’Unione Europea intende fornire alle amministrazioni comunali uno strumento legale inedito per limitare l’espansione degli affitti a breve termine.
Il provvedimento, permetterà alle città di intervenire direttamente sui flussi turistici immobiliari, a patto però di poter dimostrare, dati alla mano, che tali attività stiano effettivamente sottraendo spazio vitale ai residenti e alimentando la spirale inflazionistica dei canoni d’affitto.
IL NUOVO STRUMENTO LEGALE PER LE AMMINISTRAZIONI LOCALI
Il cuore della proposta legislativa, secondo quanto anticipato da Euractiv, risiede nella possibilità, per le autorità locali, di introdurre restrizioni mirate sull’acquisto o sull’uso di immobili residenziali e terreni per finalità che non siano quelle della residenza principale. Come rivelato dalla bozza ottenuta da Euractiv, la legge introdurrà una metodologia standardizzata a livello europeo per stabilire quando la pressione del mercato immobiliare sia tale da giustificare interventi che, in circostanze normali, potrebbero collidere con i principi del mercato unico.
Non si tratta di un’imposizione dall’alto – Bruxelles non acquisirà il controllo diretto delle politiche abitative – ma di un quadro di regole comuni che legittima sindaci e governi nazionali a porre dei freni dove la situazione è diventata insostenibile. Il testo sottolinea come gli affitti brevi nelle zone critiche possano “aggravare le pressioni sulla domanda di alloggi”, riducendo lo stock di case per uso primario e spingendo i prezzi verso l’alto.
CRITERI RIGIDI PER DEFINIRE LE AREE IN CRISI ABITATIVA
Per evitare un uso arbitrario di queste nuove facoltà, la Commissione ha previsto criteri di attivazione piuttosto rigorosi. Le autorità nazionali o locali potranno designare un’area come affetta da “crisi abitativa” solo basandosi su indicatori oggettivi, come il rapporto tra il prezzo degli immobili e il reddito medio dei residenti locali.
Inoltre, per poter adottare restrizioni, le amministrazioni dovranno dimostrare che l’attività di locazione turistica ha inciso negativamente sull’accessibilità economica o sulla disponibilità degli alloggi per un periodo continuativo di almeno tre anni. Un dettaglio fondamentale della bozza riguarda l’esenzione delle residenze principali: affittare per brevi periodi la casa in cui si vive abitualmente non sarà soggetto agli stessi limiti, poiché tale pratica, secondo il legislatore europeo, “in genere non sottrae alloggi al mercato degli affitti a lungo termine”.
OLTRE LE LOCAZIONI TURISTICHE: UNA VISIONE STRUTTURALE
Nonostante il focus sulle piattaforme digitali, la Commissione Europea è consapevole che non esista una “soluzione miracolosa” per risolvere il problema della casa. Nel testo trapelato si riconosce apertamente che colpire solo gli affitti brevi “non può affrontare le cause strutturali della carenza di alloggi nel lungo periodo”.
Per questo motivo, Bruxelles insiste sulla necessità di accompagnare queste misure con interventi più ampi volti a incrementare l’offerta: nuove costruzioni, ristrutturazioni profonde del patrimonio esistente e politiche attive per il riutilizzo delle case sfitte. Resta però il fatto che, già lo scorso dicembre, il piano abitativo dell’Unione aveva individuato in colossi come Airbnb, TripAdvisor ed Expedia uno dei motori principali della crisi di accessibilità, specialmente in città come Parigi, Milano e Barcellona, dove lo scollamento tra domanda e offerta è ormai cronico.
IL PESO POLITICO DELLA CASA NELLA COMMISSIONE VON DER LEYEN
L’accelerazione su questo dossier riflette le nuove priorità politiche della Commissione. Ursula von der Leyen ha fatto della casa uno dei temi portanti del suo secondo mandato, nominando il socialista danese Dan Jørgensen come primo Commissario europeo con delega specifica all’Edilizia abitativa.
Secondo la Commissione, le locazioni a breve termine sono esplose del 93% tra il 2018 e il 2024. Jørgensen, insieme alla Vicepresidente esecutiva spagnola Teresa Ribera, presenterà ufficialmente la proposta il prossimo 9 settembre. La sfida sarà ora mediare con i colossi del settore, già sul piede di guerra. La CCIA Europe, che rappresenta anche Airbnb, ha inviato una lettera alla Commissione esortando l’Ue a non emanare nuove norme prima del maggio 2026, data in cui inizieranno a confluire i dati previsti dal precedente regolamento sugli affitti brevi.
LA DURA OPPOSIZIONE DI CONFEDILIZIA AL DIRIGISMO EUROPEO
Dall’Italia arriva una reazione di netta chiusura da parte dei proprietari immobiliari. Giorgio Spaziani Testa, Presidente di Confedilizia, ha definito la bozza europea “inaccettabile” e ha sollevato forti dubbi sulla competenza stessa dell’Unione in materia di diritto di proprietà.
“Si tratta di un testo gravemente lesivo della libertà contrattuale e del diritto di proprietà, che arriva persino a consentire limitazioni all’acquisto e all’utilizzo di immobili non destinati ad abitazione principale, oltre che all’attività di locazione breve”, ha dichiarato Spaziani Testa. Il rappresentante di Confedilizia ha poi rincarato la dose definendo la proposta “un esercizio di dirigismo in purezza, predisposto da funzionari lontani dalla realtà”, auspicando che il testo non superi mai l’iter legislativo per non compromettere i diritti fondamentali dei proprietari.
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