Del Re (Firenze Democratica): “Montedomini: 5 errori politici, e il più grande di tutti è affermare che non ce ne sono stati”


Queste le dichiarazioni della capogruppo di Firenze Democratica, Cecilia Del Re:

“Oggi vorremmo partire da un punto, che credo condividiamo tutti.
Montedomini è un patrimonio di Firenze. Lo è per la sua storia centenaria, e per la funzione che ha sempre svolto: assistere e prendersi cura delle persone più bisognose.

In queste settimane, ci è stato detto che sollevare dubbi e criticità significherebbe danneggiare l’immagine di Montedomini. Al contrario, è proprio perché abbiamo a cuore Montedomini che chiediamo chiarezza sull’uso del suo patrimonio pubblico da quando, grazie alla segnalazione di Salviamo Firenze, è emerso che viene utilizzato per fini che non gli sono propri. Ed è significativo che le critiche siano arrivate da forze politiche diverse, di sinistra e di destra. Montedomini, per tutti i fiorentini, è un’istituzione che deve rimanere fedele alla propria storia.

In queste settimane abbiamo cercato di portare documenti e informazioni che da questi emergevano.

Oggi, però, vorremmo concentrarsi solo sulle responsabilità politiche. Perché è stato detto dal segretario cittadino del PD che “non sarebbero stati commessi errori politici”.

Noi ne vediamo almeno 5.

Il primo grande errore politico riguarda la casa.

Da tempo chiediamo un censimento del patrimonio immobiliare pubblico a Firenze. All’inizio di questo mandato, abbiamo approvato una mozione che chiedeva questo, votata all’unanimità dal Consiglio comunale. Ma quel lavoro ancora non è stato fatto. La Sindaca ha detto che lo stanno facendo con la BEI, ma paradossale delegare questo compito al privato: siamo a metà mandato e ancora non abbiamo visto nulla.
Un censimento dove doveva trovare posto anche il patrimonio di Montedomini e per fini abitativi.

Serviva – e serve – una politica della casa che miri non solo a recuperare il patrimonio comunale esistente, ma anche ad aumentare il patrimonio pubblico, valutando pure acquisti, aste e tutte le opportunità disponibili. E a Montedomini avevamo un patrimonio già pubblico che poteva e doveva entrare in questa strategia, ed è stato invece messo sul mercato turistico. Perché per un piano casa non si è partiti proprio da qui? Perché il pubblico non ha fatto il pubblico, ma si è dato alla rendita turistica?

Il secondo errore politico è allora proprio questo, avere avvallato che una parte del patrimonio di Montedomini venisse destinata al turismo

Perché la delegata dell’assessorato al sociale, come racconta il verbale del 13.06.2023, ha pure condiviso l’allontanamento di nuclei familiari in emergenza abitativa per mettere a reddito immobili che erano appetibili per il mercato turistico, e l’assessorato al sociale ha condiviso il piano delle alienazioni del luglio 2023, comprensivo di Sant’Agnese, che vale oltre 7 milioni e 700 mila euro, senza poi concretizzare nessun interesse all’acquisto, neppure dopo che ad una nostra domanda in commissione controllo del marzo 2025 Frittelli ribadii che lo avrebbe venduto.

Nella scelta di utilizzare il patrimonio pubblico per fini turistici c’è una contraddizione che credo possa capire chiunque.
Per anni abbiamo detto che la turistificazione del centro storico stava sottraendo case alla residenza. Abbiamo chiesto ai privati di non inseguire esclusivamente la rendita turistica. Poi scopriamo che quello stesso modello è stato utilizzato con immobili appartenenti a un’istituzione pubblica con finalità sociali.
E’ stato risposto che serviva a produrre risorse per finanziare i servizi sociali di Montedomini. Al di là del fatto (non irrilevante) che il ricavo sugli affitti turistici ce lo fa l’intermediario, e non Montedomini, quel modello di rendita non può diventare giusto quando è il patrimonio pubblico ad alimentarlo.

E non è neppure vero che si trattasse sempre di immobili che necessitavano di essere ristrutturati ed erano inabitabili. Il caso di via Faenza 38 citato prima è emblematico.

E non regge neppure la spiegazione solo tecnica secondo cui queste scelte sarebbero tutte precedenti alle nuove regole sugli affitti brevi. Via Guelfa 81 e via Guelfa 77 raccontano una cronologia diversa, e riguardano procedure svoltesi in questo mandato.

Arriviamo allora al terzo errore politico: la mancanza di indirizzo e di controllo da parte dell’assessorato al sociale, della sindaca e quindi della politica.

Perché delle due l’una.
Se l’assessorato conosceva e condivideva queste politiche immobiliari, allora esiste una responsabilità politica per averle condivise e per non aver dato indirizzi diversi.
Se invece non le conosceva o non le condivideva, dobbiamo domandarci come sia stato possibile che un ente pubblico così importante abbia portato avanti queste scelte senza un adeguato controllo politico.

E soprattutto: perché soltanto oggi dopo che il Comitato Salviamo Firenze ha sollevato la questione si dice che bisogna cambiare il regolamento immobiliare e interrompere gli affitti turistici? Perché non è stato cambiato prima?

Ed eccoci al quarto errore politico: se oggi riteniamo necessario cambiare radicalmente quelle politiche, come possiamo confermare chi quelle politiche le ha costruite e oggi siede a capo di Casa spa e chi, nel successivo CdA, le ha poi portate avanti?

E vorrei aggiungere una cosa sul Direttore generale.
Non vorremmo che diventasse il capro espiatorio di questa vicenda. Si è dimesso per ragioni di salute e questo va rispettato. Ma qui stiamo discutendo di responsabilità politiche.

Ed è per questo che dire che «non ci sono stati errori politici» è per noi il quinto errore politico: perché significa pensare che, se qualcosa non ha funzionato, la responsabilità debba essere soltanto tecnica. No. Indirizzi, nomine e controllo sono responsabilità della politica. Politica, che evidentemente pensa di essere intoccabile e di non dover render conto a nessuno.

C’è poi un problema di trasparenza, che dovrebbe stare a cuore a tutti: aggiudicazioni non pubblicate, documenti difficili da reperire. Ci è stato risposto in commissione che è per la mancanza di personale. Allora investiamo sul personale di Montedomini e rafforziamo gli strumenti di trasparenza.

Infine, sul tema delle nomine, che abbiamo posto fin dall’inizio del mandato (e questa vicenda dimostra quanto sia una questione importante): nelle nomine devono prevalere competenza, indipendenza e curriculum, non appartenenze o fedeltà politiche.

Per questo chiediamo di aprire una fase nuova: un rinnovo della governance di Montedomini e di Casa S.p.A.; una vera condivisione con il Consiglio comunale degli indirizzi sugli partecipati e quelli vigilati; una revisione delle regole in generale sulle nomine.

E per Montedomini chiediamo che il suo patrimonio torni ad essere considerato innanzitutto patrimonio sociale della città. 

Chiediamo quindi di fermarsi anche sul piano delle alienazioni e di verificare, prima di vendere altro patrimonio, se quegli immobili possano essere utilizzati per la casa e per finalità sociali. Ribadisco con orgoglio quello “stop alla vendita del patrimonio pubblico” che ho invocato nel mio ultimo intervento da assessora quando chiedevo una discontinuità rispetto alle politiche del passato. La continuità è andata poi avanti con l’inserimento del poc dell’Ex ospedale San Giovanni di Dio, con Sant’Agnese che era presente su Invest in Florence anche a inizio di questo mandato, e con le vendite ancora in corso del patrimonio immobiliare Montedomini, si veda gli immobili in via Vittorio Emanuele II che abbiamo pure chiesto di fermare con un ordine del giorno (poi respinto).

Non chiediamo tutto questo contro Montedomini, ma lo chiediamo proprio perché Firenze ha il dovere di custodire questa istituzione e di consegnarla al futuro fedele alla sua storia e alla ragione per cui è nata: prendersi cura di chi ha più bisogno”. (s.spa.)


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