cosa prevede il nuovo Programma ricerca sanitaria


Il Ministero della Salute aggiorna le priorità della ricerca sanitaria per il triennio 2026-2028. Per la Ricerca finalizzata, saranno stanziati 129 milioni di euro per il bando per il triennio 2027-2029. Focus su intelligenza artificiale, organizzazione dei servizi, collaborazione tra IRCCS, medicina personalizzata e valorizzazione dei dati sanitari.

«La ricerca sanitaria costituisce parte integrante delle attività del Servizio Sanitario Nazionale ed è una leva essenziale per garantire ai cittadini una sanità efficace, equa e capace di rispondere ai bisogni reali di prevenzione, assistenza e cura».

È questo uno dei principi alla base del Programma nazionale della ricerca sanitaria 2026-2028, approvato dal Comitato tecnico sanitario a maggio scorso e trasmesso alle Regioni insieme allo schema del nuovo bando per la Ricerca finalizzata. Documento che dovrà completare l’iter di approvazione previsto dalla normativa, che comprende l’intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni.

Il documento aggiorna le priorità del precedente programma alla luce della trasformazione digitale della sanità, dello sviluppo della medicina personalizzata e di precisione, della crescente disponibilità di dati sanitari e della necessità di rendere più rapido il trasferimento dei risultati della ricerca nella pratica clinica e nell’organizzazione dei servizi. Definisce le linee di indirizzo e le strategie pubbliche per sostenere l’innovazione scientifica e migliorare l’efficacia delle cure all’interno del Servizio sanitario nazionale.

Il Programma 2026-2028 aggiorna inoltre il ruolo degli IRCCS e delle loro reti, rafforzando l’integrazione tra ricerca, innovazione e assistenza e puntando sulla ricerca traslazionale e sul trasferimento tecnologico. E attribuisce maggiore valore alla prospettiva One Health.

Il cambiamento si riflette anche nel sistema di valutazione della Ricerca finalizzata. Le commissioni assegneranno i finanziamenti esclusivamente ai progetti in grado di raggiungere una valutazione minima di sessanta punti su cento totali, con il vincolo di ottenere almeno dieci punti su venti sul fronte della ricaduta pratica sulle attività assistenziali del SSN. Dopo la peer review, il Ministero potrà inoltre intervenire attribuendo fino al 10% di punteggio aggiuntivo: il 4% per la coerenza con le priorità del Programma, il 2% per un’adeguata distribuzione sul territorio nazionale delle progettualità tra le istituzioni partecipanti, il 2% per la trasferibilità clinica e il 2% per l’equilibrio tra aree tematiche e discipline.

«Con questa prospettiva il Programma svolge una funzione strategica di indirizzo e di governo della traiettoria della ricerca sanitaria: promuove un approccio volto a favorire qualità, integrazione e impatto della ricerca finanziata dal SSN. Valorizza la pluralità degli attori – IRCCS, Regioni ed altre strutture che fanno riferimento al SSN – e le loro competenze, riconoscendo che la ricerca sanitaria si rafforza quando opera come ecosistema, con obiettivi condivisi, infrastrutture interoperabili, reti collaborative, regole chiare di governance, integrità ed etica». E, si legge sempre nel documento, intende definire un quadro unitario per individuare le priorità e gli strumenti necessari per promuovere una ricerca sanitaria capace di sostenere la competitività scientifica del paese e generare valore pubblico per il SSN e per la salute della popolazione.

Le cinque priorità strategiche

Per quanto riguarda il programma di Ricerca Finalizzata – che sostiene progetti di ricerca biomedica e sanitaria orientati alla produzione di conoscenze scientifiche e allo sviluppo di soluzioni innovative in grado di migliorare la prevenzione, la diagnosi, il trattamento, la riabilitazione e l’organizzazione dei servizi sanitari – il nuovo schema di bando individua cinque priorità strategiche, che non sono vincoli per i ricercatori e le ricercatrici ma costituiscono traiettorie di indirizzo e possono contribuire all’attribuzione di una premialità nella selezione dei progetti.

La prima riguarda «lo sviluppo e l’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale in ambito sanitario, con particolare riferimento alla sicurezza, alla validazione e al doppio controllo umano». Il Programma considera l’IA una delle trasformazioni più rilevanti per la ricerca sanitaria, ma adotta un approccio prudente: gli strumenti di IA possono supportare analisi, modellizzazione, gestione documentale e alcune attività valutative, ma non possono sostituire il giudizio umano. Il documento richiama inoltre la necessità di sistemi di governance, tracciabilità, audit, qualità dei dati e monitoraggio delle prestazioni nel tempo.

La seconda priorità riguarda l’efficienza organizzativa e gestionale. Focus quindi sugli «studi gestionali ed organizzativi finalizzati al miglioramento dell’efficienza dei processi sanitari, inclusa la riduzione degli sprechi, delle duplicazioni di esami, delle liste di attesa e delle disuguaglianze territoriali». Il Programma collega questa linea di ricerca all’implementazione delle innovazioni nel SSN e alla possibilità di trasferire modelli organizzativi da un contesto all’altro. Tra gli ambiti indicati ci sono l’assistenza territoriale, la gestione della cronicità e della multimorbidità, la valutazione dell’impatto organizzativo delle innovazioni, l’integrazione con l’Health Technology Assessment («il processo di valutazione multidisciplinare e multiprofessionale volto ad analizzare le conseguenze cliniche, economiche, sociali, giuridiche ed etiche, dirette e indirette, a breve e lungo termine, delle tecnologie sanitarie, sia esistenti sia di nuova introduzione») e lo sviluppo di indicatori di esito, compresi PROMs (Patient-Reported Outcome Measures) e PREMs (Patient-Reported Experience Measures), per portare la prospettiva del paziente nella valutazione dell’assistenza. Nel testo si ribadisce che i processi di HTA possano supportare efficacemente le politiche di innovazione sanitaria, garantendo un’introduzione delle nuove tecnologie e dei modelli assistenziali sostenibile, equa e coerente con gli obiettivi di salute pubblica.

La terza priorità riguarda la collaborazione tra gli IRCCS, con l’obbligo che i progetti collaborativi coinvolgano almeno un partner nelle regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia). La misura riprende una logica già utilizzata nei bandi PNRR e punta al riequilibrio territoriale della capacità di ricerca, attraverso reti e collaborazioni tra istituzioni.

La quarta è l’evoluzione verso la medicina di precisione. Sono considerati prioritari «progetti di ricerca traslazionale per lo sviluppo della medicina personalizzata e di precisione, finalizzati alla scoperta di biomarcatori, che prevedano l’uso di biobanche e risorse biologiche».

La quinta priorità indicata riguarda la valorizzazione dei dati sanitari. Il programma considera i dati un’infrastruttura strategica per la ricerca e punta sullo sviluppo di metodologie, infrastrutture e modelli organizzativi che ne favoriscano interoperabilità e l’utilizzo secondario, e valorizza l’integrazione con le infrastrutture nazionali ed europee previste dal regolamento europeo European Health Data Space. Per i progetti che utilizzano dati sanitari sarà necessario descriverne gestione, qualità, interoperabilità e protezione.

Il filo conduttore del nuovo impianto è quindi la capacità della ricerca di produrre risultati rilevanti per il SSN e di renderne possibile l’applicazione nella pratica clinica, nella prevenzione e nell’organizzazione dei servizi.


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