Chi percepisce la NASPI e riceve una proposta di lavoro occasionale si ferma quasi ogni volta davanti alla stessa paura: se accetto, perdo l’indennità? La risposta è che NASPI e lavoro occasionale possono convivere, entro certe soglie di reddito e rispettando alcuni obblighi di comunicazione all’INPS. Sapere dove passano quei limiti fa la differenza tra integrare lo stipendio in tranquillità e ritrovarsi con il sussidio sospeso e una richiesta di restituzione. Ti spieghiamo le soglie aggiornate al 2026, come si calcola la riduzione e cosa bisogna dichiarare per stare sereni.
Come funziona il cumulo tra NASPI e lavoro
Il principio di fondo è che l’INPS lascia lavorare mentre si percepisce la disoccupazione, perché lo scopo della misura è accompagnare la persona verso un nuovo impiego, non tenerla ferma. La compatibilità dipende da due fattori: il tipo di attività che si svolge e il reddito annuo che se ne ricava. A seconda della combinazione, l’indennità resta piena, viene ridotta oppure si sospende del tutto.
Le tipologie che interessano la maggior parte delle persone sono tre, ognuna con regole proprie: la prestazione occasionale vera e propria, il lavoro autonomo con partita IVA e il lavoro subordinato a tempo determinato. I prossimi capitoli le affrontano una per una, perché confondere le soglie è l’errore che porta più spesso a brutte sorprese.
Lavoro autonomo occasionale entro i 5.000 euro
La situazione più semplice riguarda la prestazione occasionale disciplinata dall’articolo 54-bis, cioè il classico lavoretto saltuario senza partita IVA. Finché i compensi complessivi restano entro 5.000 euro lordi nell’anno solare, sommati tutti i committenti, quei guadagni sono esenti da imposizione e restano fuori dallo stato di disoccupazione.
Il vantaggio è doppio: la NASPI resta piena, senza alcuna decurtazione, e non scatta l’obbligo di comunicare il compenso all’INPS. Chi fa qualche lavoro sporadico durante l’anno può quindi integrare il reddito senza alcuna conseguenza sull’assegno, a patto di tenere d’occhio il tetto complessivo. Superati i 5.000 euro, il rapporto cambia natura e si entra in un terreno diverso, quello del lavoro autonomo con contribuzione, dove valgono le regole del capitolo che segue.
NASPI e partita IVA: la soglia dei 5.500 euro
Chi apre una partita IVA o avvia un’attività autonoma mentre percepisce la disoccupazione può continuare a ricevere l’indennità, purché il reddito annuo presunto resti sotto i 5.500 euro. Un dettaglio conta più di ogni altro: aprire la partita IVA di per sé non fa perdere la NASPI, perché quello che l’INPS guarda è il reddito, non il semplice possesso della posizione fiscale.
Entro quella soglia l’indennità viene ridotta dell’80% del reddito che si prevede di guadagnare, mentre oltre i 5.500 euro il diritto decade. Per chi sceglie il regime forfettario c’è una precisazione utile: il reddito da dichiarare non è l’incasso, ma l’incasso moltiplicato per il coefficiente di redditività del proprio codice ATECO. Chi incassa 8.000 euro con un coefficiente del 78%, per esempio, dichiara un reddito presunto di 6.240 euro e va quindi oltre la soglia. La comunicazione va fatta all’INPS con il modello NASpI-COM entro 30 giorni dall’avvio dell’attività, e a fine anno l’Istituto verifica il reddito effettivo per conguagliare eventuali differenze.
Lavoro subordinato: contratti brevi e soglia degli 8.500 euro
Il caso del nuovo lavoro dipendente segue regole diverse a seconda della durata del contratto. Con un rapporto a termine che dura fino a sei mesi, l’assegno viene semplicemente sospeso per il periodo di lavoro e riprende in automatico alla scadenza, per il residuo non goduto. È la situazione tipica di chi accetta un contratto stagionale durante l’estate e poi torna a percepire l’indennità.
Quando invece il contratto supera i sei mesi o è a tempo indeterminato, di regola la prestazione decade. Resta però una via d’uscita per i redditi bassi: se il guadagno annuo previsto sta sotto gli 8.500 euro, cioè la soglia di esenzione fiscale, la NASPI si mantiene in forma ridotta dell’80% del reddito. Anche qui serve la comunicazione all’INPS entro 30 giorni, e conta una condizione importante: il nuovo datore di lavoro deve essere diverso da quello che ha licenziato, per evitare i cosiddetti ripescaggi fraudolenti.
Naspi lavoratori stagionali: come gestire i contratti a termine
I lavoratori stagionali si trovano spesso nella condizione ideale per sfruttare la sospensione. Chi prende la disoccupazione e firma un contratto estivo di tre o quattro mesi vede la NASPI mettersi in pausa per la durata del rapporto, per poi ripartire quando la stagione finisce, senza perdere i mesi residui a cui aveva diritto.
La sospensione conviene proprio perché salva il tesoretto di indennità già maturato. Un esempio chiarisce la logica: chi aveva ancora otto mesi di NASPI davanti e accetta un contratto stagionale di quattro mesi, al termine dell’estate riprende l’indennità e la percepisce per gli otto mesi che gli restavano, di fatto spostati in avanti nel calendario. La durata complessiva riconosciuta rimane la stessa, cambia solo la distribuzione nel tempo, il che rende il lavoro stagionale una scelta conveniente per chi vuole tenersi attivo senza rinunciare al sostegno.
Come si calcola la NASPI ridotta
Il meccanismo della riduzione all’80% spaventa più di quanto dovrebbe, perché nella pratica lavorare conviene nella grande maggioranza dei casi. La formula è semplice: dall’importo mensile della NASPI si sottrae l’80% del reddito mensile ricavato dall’attività. La cifra che resta è l’indennità ridotta, a cui va sommato lo stipendio del lavoro, per cui il totale in tasca aumenta comunque.
Un esempio rende tutto più chiaro. Immaginiamo un’indennità da 1.000 euro al mese e un lavoretto che rende 500 euro mensili: la riduzione è pari all’80% di 500, quindi 400 euro. L’indennità scende a 600 euro, ma con i 500 dello stipendio si arriva a 1.100 euro totali, contro i 1.000 iniziali. Il conto dimostra perché accettare un’attività, anche piccola, resta quasi sempre vantaggioso rispetto a rinunciarvi per timore di perdere il sussidio.
La comunicazione all’INPS: il passaggio da non sbagliare
Tutta la convenienza del cumulo si regge su un adempimento preciso, la comunicazione del reddito presunto tramite il modello NASpI-COM, da inviare entro 30 giorni dall’inizio dell’attività per i redditi da lavoro autonomo e subordinato che comportano la riduzione. Dimenticarla è l’errore più costoso: l’INPS oltre a sospendere l’assegno recupera le somme già versate e applica una sanzione, per cui la disattenzione si paga cara.
C’è poi una scadenza fissa che sorprende molti: chi ha percepito la NASPI e ha un’attività in corso deve rinnovare la dichiarazione del reddito presunto entro il 31 gennaio di ogni anno, e l’obbligo vale anche se si prevede un reddito pari a zero. In assenza di questa comunicazione l’erogazione viene sospesa d’ufficio dal pagamento di febbraio. Per la prestazione occasionale sotto i 5.000 euro, invece, la comunicazione resta facoltativa, il che rende quel tipo di lavoretto il più leggero da gestire sul piano burocratico. Le regole complete di compatibilità sono descritte nella scheda ufficiale INPS sulla NASPI.
Un supporto per non perdere la NASPI
Tra soglie diverse a seconda del tipo di lavoro, coefficienti di redditività e scadenze da rispettare, il cumulo tra NASPI e lavoro occasionale nasconde diversi punti in cui è facile sbagliare. Un reddito presunto stimato male o una comunicazione inviata in ritardo bastano a far scattare la sospensione proprio quando quei soldi servono.
Noi di Alti Servizi assistiamo ogni giorno chi vive a Roma est e nei Castelli Romani nella gestione della disoccupazione e delle comunicazioni all’INPS, dal calcolo della riduzione all’invio del NASpI-COM nei termini giusti. Se stai valutando un lavoretto o un contratto stagionale e vuoi capire come tenere l’indennità, contattaci: verifichiamo insieme la tua situazione prima che tu accetti, così eviti brutte sorprese.
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