Per anni l’Europa è rimasta alla finestra mentre Stati Uniti, Gran Bretagna, Brasile, Cina e altri Paesi investivano nelle Tecnologie di Evoluzione Assistita (Tea o Ngt in inglese), mettendo a punto nuove varietà e creando attorno al gene editing un ecosistema fatto di università, startup, aziende sementiere e capitali privati.
La situazione è però cambiata nel corso del 2026. Dopo un lungo e travagliato iter legislativo, a giugno scorso l’Unione Europea ha adottato il nuovo Regolamento sulle Tea. Una normativa che introduce un quadro specifico per le piante ottenute attraverso genome editing e cisgenesi, distinguendo quelle considerate equivalenti alle piante ottenibili attraverso il miglioramento genetico convenzionale dalle varietà caratterizzate da modifiche più complesse (Ngt 1 e Ngt 2).
Leggi anche Accordo Ue sulle Tea: passa la distinzione tra Ngt 1 e 2
Un cambio di passo importante, perché dopo anni in cui il gene editing era rimasto sostanzialmente intrappolato nella normativa sugli Ogm, Bruxelles ha scelto di costruire un percorso più adatto alle caratteristiche di queste nuove tecnologie. L’obiettivo dichiarato è quello di sostenere innovazione, competitività e sostenibilità dell’agricoltura europea, consentendo ai breeder di sviluppare più facilmente varietà resistenti alle malattie, agli stress climatici o capaci di utilizzare in maniera più efficiente le risorse.
Ma proprio mentre l’Europa sembrava aver finalmente imboccato una strada chiara, da Bratislava è arrivato un segnale in direzione opposta. Il Governo slovacco ha infatti annunciato l’intenzione di impugnare il Regolamento davanti alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, contestando soprattutto l’esenzione delle piante Tea dalle regole previste per gli Ogm.
Con le nuove regole l’Europa torna interessante
L’approvazione del Regolamento sulle Tea non significa che l’Europa abbia improvvisamente colmato il divario accumulato con il resto del mondo. Negli ultimi anni capitali, imprese e competenze si sono spostati verso Paesi nei quali il quadro normativo era considerato più favorevole e prevedibile. Ma il cambio di rotta di Bruxelles è stato comunque letto dal mondo dell’innovazione come un segnale positivo.
In previsione del World Agri-Tech Innovation Summit di Londra 2026 (di cui AgroNotizie® è mediapartner), Mathias Müller, senior director di Corteva Catalyst, ha sottolineato come investimenti e innovazione in agricoltura tendano a seguire politiche prevedibili e basate sulla scienza. E l’Europa, nonostante il ritardo normativo, può ancora contare su ricercatori di livello mondiale, centri di ricerca di primo piano e una lunga esperienza nel miglioramento genetico delle colture.
Il punto è proprio questo: il capitale va dove esistono competenze, mercato e soprattutto certezza delle regole. Negli Stati Uniti, in diversi Paesi dell’America Latina e in Asia si sono creati nel tempo poli dell’innovazione nei quali ricerca scientifica, accesso ai capitali e chiarezza normativa si alimentano a vicenda. Questo meccanismo tende a creare veri e propri hub capaci di attrarre contemporaneamente startup, multinazionali, ricercatori e investitori.
L’Europa ha tutte le carte per inserirsi in questa partita. An Michiels, director di AgKnowledge ed ex manager di Syngenta, Bayer Crop Science e Limagrain, ricorda ad esempio la lunga tradizione europea nello sviluppo di sementi per colture come frumento, orzo, girasole, orticole e frutticole. Un patrimonio di competenze e germoplasma che potrebbe trovare proprio nelle Tea uno strumento per accelerare lo sviluppo di nuove varietà.
Le prime applicazioni commerciali potrebbero riguardare soprattutto resistenze a patogeni e parassiti, caratteri particolarmente interessanti in una fase storica nella quale i cambiamenti climatici modificano la pressione delle avversità e, contemporaneamente, diminuisce il numero di sostanze attive disponibili per la difesa delle colture.
La Slovacchia porta le Tea davanti ai giudici
A complicare la situazione è arrivata però la decisione del Governo slovacco. Il 2 settembre scorso il primo ministro Robert Fico ha annunciato che Bratislava intende rivolgersi alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea contro il nuovo Regolamento.
La Slovacchia era stata tra i Paesi contrari al testo durante il voto in Consiglio, insieme a Croazia, Ungheria, Austria, Romania e Slovenia. Secondo Fico, le garanzie scientifiche offerte dal nuovo quadro non sarebbero sufficienti e non sarebbe possibile escludere conseguenze negative sulla salute umana. Organizzazioni slovacche appartenenti al mondo scientifico, agricolo e ambientalista hanno inoltre sollevato dubbi rispetto al principio di precauzione e ai diritti dei consumatori.
Il bersaglio principale è la categoria 1 delle Ngt. Si tratta di piante che presentano modifiche considerate equivalenti a quelle ottenibili attraverso il breeding convenzionale e che, una volta superata una procedura di verifica, vengono trattate come varietà convenzionali, senza essere sottoposte alla disciplina prevista per gli Ogm. Per le Ngt di categoria 2 restano invece valutazione del rischio, autorizzazione, tracciabilità ed etichettatura secondo un regime più stringente.
È difficile oggi stabilire quale sarà l’esito del procedimento (per ora solo annunciato) e quanto siano solide le possibilità della Slovacchia di ottenere l’annullamento, totale o parziale, del Regolamento. Ad oggi, sembra più un provvedimento annunciato per accontentare l’opinione pubblica nazionale. Ma concentrarsi esclusivamente sulla questione giuridica rischia di far perdere di vista un problema forse ancora più importante.
Che cosa vede un investitore internazionale quando guarda all’Europa?
Per chi deve decidere oggi dove investire qualche decina di milioni di euro in una startup di gene editing, in una piattaforma tecnologica o in un nuovo programma di breeding, non conta soltanto quale norma è in vigore. Conta soprattutto sapere se quella norma sarà ancora valida e applicata nello stesso modo quando, tra cinque, otto o dieci anni, arriverà sul mercato una nuova varietà.
I tempi del miglioramento genetico sono infatti lunghi. Sviluppare un tratto attraverso il gene editing può essere relativamente rapido, ma inserirlo in una varietà performante, testarla in campo, moltiplicarne la semente e portarla sul mercato richiede anni.
Christophe Gaillochet, manager Plant Breeding Innovation di Euroseeds, sottolinea proprio come le decisioni politiche prese oggi influenzeranno i livelli di adozione e la competitività del settore fino al 2035. Perché una regolamentazione favorisca gli investimenti deve essere chiara, flessibile, prevedibile e basata sulla scienza. Ed è proprio la prevedibilità il punto più delicato della vicenda slovacca.
Il rischio di un’Europa percepita come imprevedibile
Dopo anni di discussioni, negoziati, compromessi e rinvii, l’approvazione del Regolamento aveva inviato al mercato un messaggio piuttosto semplice: l’Europa ha deciso che le Tea possono avere un ruolo nel futuro della propria agricoltura e ha costruito un quadro normativo specifico per permetterne lo sviluppo.
Il ricorso della Slovacchia non cancella questo risultato e il Regolamento resta in vigore. La Commissione sta infatti già lavorando agli atti delegati e di esecuzione necessari alla sua piena applicazione e il 31 agosto scorso ha aperto una consultazione pubblica proprio sulle procedure operative previste dal nuovo sistema.
Ma per gli investitori conta anche la percezione. Se ogni passaggio legislativo europeo può trasformarsi in anni di contenziosi, revisioni e nuove discussioni politiche, il rischio è che un fondo di venture capital o una multinazionale preferiscano mettere i propri soldi altrove. Non necessariamente perché ritengono migliore il sistema americano, britannico o argentino, ma semplicemente perché lo considerano più prevedibile.
Stuart Smyth, Research chair in Agrifood Innovation dell’Università del Saskatchewan (Canada), osserva come l’Europa abbia già perso negli ultimi dieci anni capitale finanziario e umano e ritiene possibile che gli investitori privati rimangano prudenti ancora per tre-cinque anni, in attesa di comprendere pienamente il nuovo scenario regolatorio. E il ricorso slovacco rischia di giustificare questa prudenza.
AgroNotizie® è un marchio registrato da Image Line® Srl Unipersonale
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link






