Il problema del settore delle costruzioni è la sostenibilità economica. «Guardiamo con apprensione, ma anche con speranza, alla prossima legge di Bilancio: al suo interno devono esserci assolutamente e obbligatoriamente le risorse per pagare il caro materiali, perché non possiamo continuare a chiedere alle aziende di sostenere finanziariamente per anni il peso di tali aumenti». Soltanto considerando gli arretrati non pagati maturati tra il 2024 e il 2025 post guerra in Ucraina, e gli 1,8 miliardi accumulati nel 2026 servirebbero 3,8 miliardi da «corrispondere subito alle imprese». Per di più le tensioni nell’area di Hormuz «risultano ancora lontane dall’essere risolte». Lo sottolinea a Milano Finanza, Antonio Ciucci, presidente dell’Associazione Nazionale Costruttori Edili. Suggerendo inoltre la necessità di «aprire un tavolo strutturale con il settore delle costruzioni. Siamo un comparto fondamentale per il Paese, che vale circa il 12% del pil e occupa 1,7 milioni di persone, e dobbiamo essere chiamati a discutere dei problemi strutturali che ci portiamo dietro da anni e che non sono stati risolti neppure grazie agli ingenti investimenti del Pnrr».
Domanda. Pnrr che è arrivato alla fine. Come ha sfruttato questa opportunità il settore delle costruzioni?
Risposta. Il Pnrr è stata un’ottima parentesi e le imprese edili hanno dimostrato di essere all’altezza del compito nonostante tempi particolarmente sfidanti. A luglio l’80% degli interventi risultava ultimato. Per questo credo che possiamo fare tesoro di questa esperienza, mantenendo ciò che ha funzionato. In particolare, credo che sarebbe utile riproporre una cabina di regia centralizzata per la gestione e il governo degli investimenti anche per i fondi strutturali e di coesione Ue, dove negli anni non siamo stati altrettanto bravi nella spesa. Basti pensare che la percentuale di utilizzo è ancora troppo bassa, siamo intorno al 15%.
D. Cosa rischia adesso il vostro comparto con la chiusura del rubinetto dei fondi europei?
R. Siamo in un momento complesso: sta a noi evitare che si trasformi in una nuova fase di stagnazione del settore e quindi del Paese. Il Pnrr ha rappresentato circa il 30% degli investimenti in opere pubbliche e ha prodotto una spinta straordinaria per il settore. Per non perderne gli effetti occorre ora una programmazione stabile, con investimenti certi e continui. Le cose da fare, per giunta, per ammodernare e mettere in sicurezza città e territori mi pare non manchino. E invece già si vedono le prime avvisaglie di una frenata, come la flessione dei bandi pubblicati negli ultimi mesi da Fs. Se a questa contrazione del mercato si aggiungono problemi storici del settore come la bassa marginalità, l’aumento delle spese generali – che riguardano legalità e sicurezza dei cantieri – e soprattutto i mancati ristori per il caro materiali allora capiamo che siamo di fronte a una possibile tempesta perfetta.
D. Dunque quali sono i passi indispensabili nei prossimi anni?
R. Da un lato è indispensabile mantenere una domanda di investimenti adeguata. Una parte importante può arrivare dai fondi strutturali e di coesione, aumentando il livello di spesa. Dall’altro lato, deve partire subito un nuova programmazione pluriennale, anche perché per costruire un’opera pubblica ci vuole tempo e un iter lungo, dalla progettazione ai cantieri. E anzi dovremmo arrivare a una quota di pil stabilmente impegnata nelle infrastrutture. Altri Paesi lo fanno, mentre in Italia viviamo ancora di alti e bassi: passiamo da fasi di investimenti molto elevati, come quella determinata dal Pnrr, a periodi di forte contrazione. Serve maggiore stabilità e una visione per questo settore che contribuisce in larga parte alla tenuta socio economica del nostro Paese.
D. Passando al tema abitativo, che impatto vi attendete dal Piano Casa? E ci sono aspetti migliorabili?
R. Certamente il Piano Casa può mobilitare risorse pubbliche e private e soprattutto rimette al centro il tema della casa, con l’obiettivo di renderla più accessibile, più vivibile e più sicura per gli italiani. I 10 miliardi inizialmente previsti rappresentano un primo passo ma serviranno ulteriori investimenti. Poi è giusto puntare parallelamente sull’edilizia pubblica e convenzionata. Però se il caro materiali aumenta, aumenta anche il costo di costruzione di una casa e visto che non cresce nella stessa misura il reddito pro capite degli italiani si crea un mismatch sempre più evidente tra costo dell’abitazione e capacità di acquisto delle famiglie. E si aggiunge il tema della sostenibilità economica per le imprese: se costruire costa più del prezzo al quale posso vendere, il modello non è sostenibile. In particolare, alcune rigidità del Piano Casa previste per l’edilizia convenzionata (in primis il tetto di almeno il 70% della superficie da destinare a edilizia convenzionata) rischiano di compromettere la sostenibilità economica degli interventi, soprattutto fuori dai grandi mercati come Milano e Roma. Secondo nostri studi, infatti, in zone non centrali solo per Milano tale proporzione risulterebbe sostenibile.
D. Restando in tema casa, l’aumento dei tassi di interesse può condizionare il mercato?
R. L’edilizia privata ha attraversato una crisi molto forte, dovuta anche alla stretta sul credito. Progressivamente ci siamo ripresi e oggi siamo tornati a livelli di compravendite più vicini a quelli pre-crisi. Ma il rischio di una nuova inversione di tendenza esiste. Intanto il credito bancario destinato alle costruzioni è sceso da circa 52 miliardi nel 2007 a poco più di 10 miliardi nel 2024. E in questo quadro un eventuale ulteriore aumento dei tassi da parte della Bce, insieme all’erosione del potere d’acquisto delle famiglie (per esempio attraverso l’aumento delle bollette) e al perdurare del caro-materiali, potrebbe determinare un ulteriore rallentamento della domanda privata e quindi una nuova fase di difficoltà per il comparto delle costruzioni. Per questo bisognerebbe lavorare anche sull’accesso al credito dei cittadini. Ad esempio, il fondo per le giovani coppie è sicuramente una misura da ampliare, proprio per rendere più accessibile il finanziamento per l’acquisto della casa. (riproduzione riservata)
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