Pensioni anticipate. Cosa cambia nel 2027 – Avanti


Studio Cna
IN ITALIA LA VITA LAVORATIVA PIU’ CORTA
La vita lavorativa in Italia è tra le più brevi dell’intera Unione Europea: a confermarlo sono i dati recentemente raccolti dalla Cna, la Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa. Secondo l’analisi, nel 2025 nel nostro Paese la durata attesa della vita lavorativa si è infatti fermata a 33 anni: si tratta del secondo valore più basso dell’Ue – dopo quello della Romania – e di ben quattro anni e mezzo in meno in confronto alla media europea, che risulta essere pari a 37,5 anni. Ecco in sintesi tutti i dati.
Per comprendere meglio lo studio, giova subito chiarire quale sia il dato preso in esame: come spiegato dalla Cna, difatti, l’indicatore non misura l’età pensionabile né il numero di anni effettivamente lavorati da chi dispone di un’occupazione. Stima invece gli anni che una persona di 15 anni può attendersi di trascorrere nella forza lavoro, come occupata o disoccupata, sulla base delle attuali condizioni demografiche e dei livelli di partecipazione. E il risultato italiano è condizionato da diversi fattori, tra cui l’ingresso tardivo dei giovani, le carriere discontinue e la bassa partecipazione femminile.
Confronto con Francia e Germania
La Cna rimarca inoltre che rispetto al 2024 l’aumento è stato minimo: poco più di due mesi, contro un rialzo di tre mesi registrato nella media europea. Lo scorso anno l’indicatore italiano era difatti pari a 32,8 anni, mentre quello dell’Unione si attestava a 37,2. La distanza dalle principali economie europee rimane molto ampia: la durata attesa della vita lavorativa raggiunge 40,2 anni in Germania, 37,5 in Francia e 36,8 in Spagna. Nei Paesi Bassi arriva addirittura a 44 anni, ben undici in più in confronto all’Italia.
Divario uomini – donne
Secondo la Cna il dato più critico è quello che attiene le donne: in Italia infatti la durata attesa della loro vita lavorativa è di soli 28,4 anni, contro 35,4 nella media europea. Il divario tra uomini e donne raggiunge 8,9 anni, il più elevato nell’Unione. Un risultato coerente con un tasso di occupazione femminile fermo al 58%, quasi tredici punti sotto la media Ue, e con il più ampio divario occupazionale di genere tra gli Stati membri.
Osservando l’andamento dei dati italiani nell’ultimo decennio, emerge come il Paese abbia recuperato terreno in confronto agli altri senza però riuscire a ricucire il gap, anzi: nel 2015 la durata attesa della vita lavorativa era pari a 30,7 anni, dunque in un decennio è salita di 2,3 anni. Nel medesimo lasso di tempo la media dell’Unione europea è passata da 34,9 a 37,5 anni, con una crescita di 2,6 anni. Il ritardo italiano rispetto al resto dell’Ue dunque anziché ridursi è lievitato da 4,2 a 4,5 anni.
Italia e resto d’Europa
Per quanto concerne ancora gli altri Paesi europei, tra il 2015 e il 2025 la Germania è passata da 37,9 a 40,2 anni, la Francia da 34,9 a 37,5 e la Spagna da 35 a 36,8. L’Italia ha dunque recuperato parte della distanza dalla Spagna, ma non ha variato quella che la divide dalla Germania, mentre ha perso ulteriore terreno in confronto alla Francia e alla media del Vecchio Continente.
Spesa pensionistica
La situazione diventa ancora più significativa se si prende in considerazione che in Italia l’età mediana ha raggiunto quota 49,1 anni, gli over 65 sono quasi un quarto della popolazione e la spesa pensionistica è pari al 15,5% del Pil: si tratta della quota più consistente nell’Unione europea. “La vera questione previdenziale italiana è una questione di lavoro, produttività e partecipazione”, ha affermato il presidente di Cna, Dario Costantini. “In un Paese che invecchia rapidamente, lasciare inutilizzata una parte così ampia del capitale umano non rappresenta soltanto un problema sociale, ma un limite strutturale alla crescita e alla tenuta futura del sistema pensionistico”.
Assunzioni giovani
A parere della Cna allungare la vita lavorativa non può però significare congelare il mercato del lavoro: senza nuove assunzioni, staffette generazionali e percorsi di affiancamento, la permanenza degli anziani rischia di rallentare l’ingresso dei giovani e di rendere ancora più difficile il ricambio delle competenze. Servono dunque politiche mirate per l’occupazione giovanile e femminile, il rafforzamento dell’istruzione tecnica e professionale, l’apprendistato, la conciliazione tra lavoro e famiglia, la formazione continua e l’invecchiamento attivo.

Previdenza
NUOVE INDICAZIONI PER IL RICONOSCIMENTO DELLA MALATTIA
L’Istituto di previdenza estende la tutela previdenziale della malattia al giorno immediatamente precedente al rilascio del certificato medico anche quando la visita è effettuata in ambulatorio, e non più solo in caso di visita domiciliare. Lo comunica con la circolare Inps del 4 settembre scorso, n. 92, d’intesa con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
La regola finora in vigore
Per il riconoscimento dell’indennità di malattia, il lavoratore deve presentare il certificato medico redatto il primo giorno dell’evento, che attesti l’incapacità temporanea al lavoro. Questo giorno è decisivo per il calcolo:
della “carenza” (i primi tre giorni non indennizzati);
delle percentuali di indennizzo;
del periodo massimo assistibile.
Finora, l’Inps riconosceva anche il giorno precedente al rilascio del certificato solo se il medico curante aveva effettuato una visita domiciliare e valorizzato nel certificato il campo “Dichiara di essere ammalato dal…”, indicando il giorno immediatamente precedente. Il riconoscimento era invece escluso nei casi di visita in ambulatorio.
Cosa cambia
Alla luce della trasformazione del ruolo del medico di medicina generale e della progressiva diminuzione del numero di questi professionisti sul territorio, con conseguenti maggiori carichi di lavoro e la prassi di programmare gli accessi in ambulatorio per evitare sovraffollamenti, è stato rivisto l’orientamento applicativo.
A partire dalla pubblicazione della circolare, la tutela previdenziale del giorno precedente alla redazione del certificato è riconosciuta anche in caso di visita ambulatoriale, alle stesse condizioni già previste per le visite domiciliari:
il giorno indicato come inizio della malattia non deve essere anteriore di oltre un giorno rispetto alla data del certificato;
il giorno precedente non deve essere festivo infrasettimanale, né cadere di sabato o domenica, giornate in cui il lavoratore deve rivolgersi alla continuità assistenziale.
La modifica mira a garantire una tutela effettiva ed equa per i lavoratori in malattia, uniformando il trattamento su tutto il territorio nazionale, anche quando il medico curante non è nella condizione di visitare il paziente a domicilio o riceverlo in studio entro il giorno successivo alla chiamata.

Pensioni anticipate
COSA CAMBIA NEL 2027
Dal 1° gennaio del prossimo anno si allunga di un mese il requisito contributivo minimo per uscire dal lavoro con la modalità anticipata. Per gli uomini sarà necessario soddisfare un versamento complessivo di almeno 42 anni e 11 mesi mentre per le donne serviranno 41 anni e 11 mesi. Ci sono però eccezioni: ecco quali.
Cosa cambia
Per andare in pensione anticipata non è sufficiente operare un conteggio sugli anni di contributi maturati. Con l’inizio del 2027 si allungano sia i tempi per raggiungere i requisiti minimi sia la finestra temporale di attesa per l’effettiva decorrenza. Pochi mesi possono determinare differenze sostanziali tra l’uscita dal lavoro con le regoli attuali o con requisiti più stringenti. Prima di fare richiesta per questo meccanismo è importante verificare le regole previste dalla propria gestione previdenziale e i contributi effettivamente accreditati oltre a eventuali periodi di riscatto – come gli anni di studio universitario prima del conseguimento della laurea – e la data esatta in cui si raggiungerà la soglia minima richiesta.
Modifiche anche dal 2028
Per chi medita di richiedere la pensione anticipata ordinaria il 2027 non sarà l’unico anno dove sono previsti aumenti dell’età contributiva. Dal 1° gennaio 2028, infatti, per gli uomini saranno necessari 43 anni e 1 mese di versamenti effettivi mentre per le donne occorreranno 42 anni e 1 mese, due mesi in più rispetto al prossimo anno.
Requisiti
A determinare l’innalzamento dell’età contributiva, differente da quella anagrafica in quanto corrisponde al periodo “effettivo” di lavoro, è lo stesso meccanismo che lega i requisiti pensionistici alla speranza di vita in Italia, certificata dall’Istat. Per il biennio 2027-28 il governo ha stabilito un allungamento soft, spalmato in due momenti: un primo mese da subito e gli altri due dall’anno successivo.
Nuove condizioni pure dal 2029
Per i lavoratori “vicini” al traguardo diventa fondamentale vedere in quale anno verrà maturato il requisito. Dopo l’adeguamento straordinario, dal 2029 torneranno infatti in campo i meccanismi relativi alla speranza di vita previsti dalla legge e non sono escluse ulteriori modifiche rispetto all’impianto dei 43 anni e 1 mese per gli uomini e dei 42 anni e 1 mese per le donne.
Eccezioni
Non tutte le categorie di lavoratori sono investite dagli aumenti per la pensione anticipata ordinaria. Per chi esegue attività riconosciute dalla legge come usuranti o gravose l’adeguamento contributivo previsto per il 2027 e il 2028 risulta di fatto congelato. Gli uomini potranno continuare ad accedere con almeno 42 anni e 10 mesi, le donne con 41 anni e 10 mesi. Nello stesso elenco rientrano inoltre alcune categorie di lavoratori precoci che hanno iniziato l’attività prima dei 19 anni e che eseguono mansioni particolarmente pesanti. La fatica fisica è però solo uno dei requisiti per ottenere l’esenzione: altri fattori soggettivi entrano in campo come, per esempio, lo stato di disoccupazione, il ruolo di caregiver o l’invalidità civile riconosciuta almeno al 74%.
Finestre
Un altro elemento da tenere presente è la finestra temporale, il periodo che intercorre tra il raggiungimento del requisito per la pensione anticipata ordinaria e il momento in cui il trattamento potrà effettivamente essere percepito. Per questa modalità di uscita dal lavoro vige, di norma, un lasso temporale di tre mesi prima della decorrenza, che in ogni caso non vanno considerati ai fini del conteggio contributivo.
Uscite nel pubblico impiego
Tempi di attesa più lunghi sono previsti per alcuni lavoratori del pubblico impiego iscritti a specifiche gestioni previdenziali. Dai cinque mesi massimi previsti per tutto il 2026, dal prossimo anno la finestra è destinata ad allungarsi a sette mesi e poi a nove dal 2028.
Dipendenti e autonomi
Differenze sussistono anche per quanto riguarda la tipologia di inquadramento professionale. Per i lavoratori con rapporto dipendente l’accesso alla pensione anticipata ordinaria è subordinato alla cessazione dell’attività stessa, requisito non richiesto invece per chi svolge l’attività da autonomo.

Carlo Pareto


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