#Finsubito news dalla rete – I promessi sposi: riassunto Capitolo 17


Il Capitolo 17 de I promessi sposi racconta la fuga di Renzo dopo i tumulti di Milano e il suo avventuroso passaggio nello Stato di Venezia. Il lettore segue il protagonista nella notte, tra paura, stanchezza e speranza, fino all’attraversamento dell’Adda e all’arrivo dal cugino Bortolo. Il capitolo intreccia temi come la Provvidenza, la miseria, l’esilio, la solidarietà e il contrasto tra giustizia umana e giustizia divina.

Dove e quando si svolge il Capitolo 17

Il capitolo si svolge nella notte e nella mattina successiva al tumulto di Milano, quindi nell’autunno del 1628, durante una grave carestia. L’azione si sposta dalla zona di Gorgonzola verso il fiume Adda, che segna il confine tra il Ducato di Milano, soggetto alla Spagna, e lo Stato di Venezia. Dopo il passaggio del fiume, Renzo entra nel territorio bergamasco e raggiunge il paese dove lavora il cugino Bortolo, in un’area di filande e filatoi della seta, simbolo di un lavoro possibile ma anche di nuove difficoltà.

Personaggi del Capitolo 17

  • Renzo Tramaglino: protagonista del capitolo, fugge braccato dalla giustizia, combattuto tra paura, stanchezza e fiducia nella Provvidenza.
  • Il pescatore sull’Adda: uomo prudente e pratico, aiuta Renzo a passare il confine in cambio di denaro, abituato a trattare con contrabbandieri e ricercati.
  • Bortolo Castagneri: cugino di Renzo, filatore affermato a Bergamo, lo accoglie e gli offre lavoro e sostegno economico.
  • Lucia e Agnese: non compaiono in scena, ma sono costantemente presenti nei pensieri di Renzo come motivo di dolore e speranza.
  • Don Rodrigo e Fra Cristoforo: evocati nei ricordi di Renzo, rappresentano rispettivamente l’ingiustizia e il consiglio morale tradito.

Temi principali del Capitolo 17

Nel Capitolo 17 Manzoni sviluppa diversi temi che si intrecciano lungo il cammino notturno di Renzo. Emergono la paura della persecuzione e l’esperienza dell’esilio, ma anche la fiducia nella Provvidenza, che guida e protegge il protagonista nei momenti più critici. Si evidenzia la miseria collettiva dovuta alla carestia, accanto alla solidarietà concreta tra poveri, come mostrano Renzo e Bortolo. Importante è pure il rapporto tra giustizia umana, spesso ingiusta e cieca, e giustizia divina. Infine, il capitolo mette in rilievo l’evoluzione interiore di Renzo, che riflette sui propri errori e inizia un percorso di maturazione.

Fuga, paura ed esilio

Il capitolo si apre con Renzo combattuto tra il desiderio di correre lontano e quello di nascondersi, segno della sua paura di essere catturato. Cammina nella notte, evitando le persone, sospettoso di tutti, immaginando birri ovunque e ricordando storie di fuggitivi riconosciuti per piccoli indizi. Quando si inoltra nel bosco, la paura diventa quasi panico: gli alberi si trasformano in figure mostruose, il fruscio delle foglie lo inquieta, la solitudine e il freddo aumentano il suo smarrimento. L’Adda rappresenta allora la soglia dell’esilio: lasciando “quel maledetto paese”, Renzo prova sollievo per lo scampato pericolo, ma anche dolore per ciò che abbandona. L’esilio non è una liberazione completa, ma un passaggio doloroso verso l’incertezza, che segna profondamente il protagonista.

La Provvidenza e la fede

Pur tra paure e fatiche, Renzo continua a riferirsi a Dio e alla Provvidenza. Nel bosco, per scacciare i brutti pensieri, recita preghiere per i morti. Quando trova la capanna dove passare la notte, s’inginocchia prima di coricarsi per ringraziare la Provvidenza del rifugio inaspettato e per l’aiuto ricevuto durante la giornata. Al mattino, dice con fervore le preghiere, riconoscendo di essere stato punito per la dimenticanza del giorno precedente. Anche quando pensa al futuro, ripete: “Quel che Dio vuole. Lui sa quel che fa: c’è anche per noi”. Il gesto di dare ai poveri gli ultimi soldi rafforza in lui la fiducia che Dio non lo abbandonerà, proprio perché si è lasciato guidare da un impulso di carità. La Provvidenza, quindi, non annulla la sofferenza, ma la accompagna e la orienta.

Povertà, carestia e solidarietà

Lungo il viaggio verso Bergamo, Renzo osserva una folla di poveri non “professionisti”: contadini, artigiani e famiglie intere segnate dalla fame. Queste immagini gli ricordano che la carestia è diffusa anche nello Stato di Venezia e lo preoccupano per il suo avvenire. Davanti all’osteria, incontra una famiglia stremata: due donne e un bambino affamato, con un uomo ridotto dalla miseria. Senza dire molte parole, Renzo affida loro gli ultimi soldi, commentando: “La c’è la Provvidenza!”. Questo gesto mostra come la solidarietà nasca dall’identificazione con la sofferenza altrui e come l’aiuto al prossimo aumenti, paradossalmente, la fiducia nel futuro. Più avanti Bortolo, pur lamentando la carestia, offre ospitalità e lavoro al cugino, dichiarando che Dio gli ha dato del bene “perché faccia del bene”: un’altra immagine di solidarietà concreta in tempo di crisi.

Giustizia umana e ingiustizia sociale

In tutto il capitolo, la giustizia umana appare distorta. Renzo è ricercato come un delinquente per fatti che non ha commesso: il mercante lo ha accusato ingiustamente, la giustizia lo insegue sulla base di dicerie e di un “fascio di lettere” che in realtà non esiste. Nei suoi pensieri, il protagonista ripercorre le calunnie e i malintesi, confrontando la sua reale condotta, guidata dall’intenzione di aiutare Ferrer e impedire violenze, con l’immagine di sobillatore e criminale che gli è stata cucita addosso. Anche il pescatore, abituato a contrabbandieri e banditi, mostra come il confine tra legale e illegale sia spesso ambiguo in un sistema ingiusto. Al contrario, la “giustizia” di Dio e della Provvidenza appare come un ordine diverso, nel quale il bene fatto al prossimo, la fiducia e il pentimento hanno un valore superiore alle accuse e alle persecuzioni umane.

Crescita interiore di Renzo

Il capitolo segna una tappa importante nella maturazione psicologica di Renzo. Durante la notte nella capanna, il sonno non arriva; la mente è affollata di volti e scene della giornata. Tre figure gli danno insieme consolazione e dolore: la treccia nera di Lucia, la barba bianca di Fra Cristoforo e l’immagine di Agnese. Pensando al frate, prova vergogna per non aver seguito i suoi consigli e per essersi lasciato trascinare dalla collera e dall’ubriachezza. Pensando a Lucia e ad Agnese, soffre per le conseguenze delle sue azioni sulla loro vita. Tuttavia, invece di ribellarsi, affida tutto a Dio e accetta le pene “in isconto de’ miei peccati”. Nella seconda parte del capitolo, il suo progetto di vita a Bergamo diventa più realistico: lavoro, risparmio, ricongiungimento con le donne. Renzo non è più solo il giovane impulsivo del tumulto, ma un uomo che inizia a riflettere responsabilmente sul proprio futuro.

Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.




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