In campagna elettorale Trump aveva promesso espulsioni di massa dei migranti irregolari: sta mantenendo la promessa, calpestando diritti umani e danneggiando il paese, come commenta Steve Morgan.
Delle millanterie, fandonie, minacce e promesse mirabolanti di Donald Trump esiste un elenco sterminato cui attingere. Nessuno oramai presta credito o attenzione al flusso inesauribile delle sue dichiarazioni. Ma è un errore: in campagna elettorale, aveva promesso di compiere la “più grande operazione di deportazione nella storia del paese”. E così, nell’anno e mezzo trascorso dalla sua elezione, sta tenendo fede alla sua parola, per sventura del suo paese. Nella logica MAGA – purtroppo diffusa in gran parte del mondo – l‘immigrazione compromette l’identità del paese, corrode le fondamenta della società, insidia la coesione. Niente di più antistorico e falso per un paese che si è formato con un flusso secolare di immigrati, fattori di crescita, dinamismo e innovazione.
Regolari e irregolari
Le statistiche USA definiscono “immigrati” tutti coloro che sono nati all’estero (foreign born) che rappresentano una quota molto alta, il 15% circa, dell’intera popolazione. Nella Figura 1, i 52 milioni di immigrati sono suddivisi a seconda del loro status giuridico: quasi tre quarti (73%) sono “lawful”, cioè, diremmo noi, “regolari”, anche perché in gran maggioranza (il 46% dei foreign born) sono cittadini americani. Il residuo dei regolari (il 27%) sono residenti, tra temporanei e permanenti, con le carte in regola. Oltre un quarto (il 27%) degli immigrati sono irregolari (unauthorized), per un totale di 14 milioni; di questi, 6 milioni godono di una qualche forma di protezione (richiedenti asilo, minori, rifugiati da Haiti, dall’Afghanistan e da altre provenienze): tuttavia la protezione non è assoluta e questi immigrati non sono esenti dal rischio di espulsione, come subito si dirà. Residuano 8 milioni che non hanno alcuna forma di protezione, e sono la collettività sulla quale si concentra l’azione di rastrellamento e espulsione di massa architettata e posta in opera con abbondanza di mezzi e pari determinazione, dall’amministrazione Trump. Si noterà che in questa collettività una quota maggioritaria ha un lavoro regolare, paga le tasse, manda i figli a scuola, ha una patente di guida, una fedina penale pulita e conduce – o, meglio, conduceva – una vita normale. E, fatto non secondario, è forza lavoro indispensabile per molti settori di attività.
Crescono enormemente i rischi di espulsione
Abbiamo ricordato che circa 6 milioni di irregolari godevano di qualche forma di protezione, che ne impediva l’espulsione. Per esempio, lo
Status di Protezione Temporanea (TPS) consente di lavorare e risiedere legalmente per un certo periodo di tempo a cittadini di determinate nazionalità rimasti bloccati negli Stati Uniti a causa di disastri naturali o politici nei loro paesi d’origine. L’amministrazione Trump ha sistematicamente smantellato tali protezioni, così come altre che erano in vigore da decenni. A giugno, la Corte Suprema ha stabilito che l’amministrazione possa porre fine alle protezioni per i titolari di TPS provenienti dalla Siria e da Haiti. “Oltre un milione di persone provenienti da 13 paesi hanno ormai perso il TPS. Molti di loro non possono più lavorare, sono soggetti a espulsione per ordine del tribunale e, a differenza di alcune persone prive di documenti, sono particolarmente esposti perché il governo sa esattamente dove si trovano. «TUTTE le revoche del TPS sono ora IN VIGORE», ha pubblicato il (Department of Home Security) su X, un social media. «Chi ha subito la revoca del TPS dovrebbe andarsene SUBITO. Se non lo farà, lo ESPELLEREMO». Altri 170.000 salvadoregni con il TPS perderanno il loro status a settembre; alcuni di loro vivono in America da 25 anni”1.
Il braccio armato di Trump
L’Immigration and Customs Enforcement (ICE) degli Stati Uniti è un’agenzia federale di polizia che fa capo al Department of Home Security. La sua missione dichiarata è quella di condurre indagini penali, far rispettare le leggi sull’immigrazione, salvaguardare la sicurezza nazionale e proteggere la sicurezza pubblica. L’ICE è stato istituito nell’ambito dell’Homeland Security Act del 2002, a seguito degli attacchi dell’11 settembre alle Torri Gemelle. Ha assorbito le precedenti funzioni dell’Immigration and Naturalization Service e dello United States Customs Service. E’ divisa in due rami, HSI (Homeland Security Investigation) e ERO (Enforcement and Removal Operations). Il bilancio, con i finanziamenti recenti, sfiora i 90 miliardi di dollari, 8-9 volte i livelli del decennio precedente. Il governo federale spende di più per l’ICE che per il Dipartimento di Giustizia, FBI inclusa. I dipendenti dell’ICE sono cresciuti da 10 a 22mila, e il reclutamento di nuovi agenti procede a pieno ritmo. Si progetta un forte ampliamento dei centri di detenzione, programmando una capacità di 100mila detenuti (per confronto, il sistema carcerario federale ha una capacità di 150mila). L’obbiettivo è l’espulsione di un milione di irregolari all’anno. I giudici dell’immigrazione, che lavorano per il Dipartimento di Giustizia, stanno emettendo provvedimenti di espulsione nei confronti dei migranti a un ritmo di gran lunga senza precedenti (Figura 2). Oltre 1,6 milioni di migranti sono ora soggetti a provvedimenti di espulsione (removal) che li espongono al rischio di essere deportati al primo contatto con l’ICE.
Le cronache hanno ampiamente descritto le durissime modalità di azione degli agenti dell’ICE, fermi e arresti brutali, violenze sboccate in alcuni omicidi che hanno profondamente colpito l’opinione pubblica, raid e intimidazioni. Episodi di agenti mascherati che hanno fermato e caricato persone “sospette” in veicoli non targati. Si è creato un clima di sospetto, che semina sconcerto e timore tra gli immigrati e riprovazione dei cittadini.
Accelerano le operazioni dell’ICE
Nonostante un’opinione pubblica sconcertata e contrariata – anche nell’elettorato trumpiano – dall’azione dell’ICE, l’Amministrazione Trump accelera la sua azione. La Figura 2 riporta l‘andamento delle ordinanze giudiziarie di espulsione durante questa prima fase del Trump 2, di gran lunga superiori a quelle delle amministrazioni precedenti, da Bush a Biden. I dati ufficiali dicono che “L’ICE ha espulso 356.389 persone nei primi 9,5 mesi circa dell’anno fiscale 2026 (iniziato il 1° ottobre 2025). Si tratta di una media di circa 1.260 espulsioni al giorno. A questo ritmo, l’anno fiscale 2026 si concluderebbe con circa 460.000 espulsioni, superando il record di 438.421 registrato dall’amministrazione Obama nell’anno fiscale 2013.2”

La Figura 3 riporta l’andamento in rapida ascesa degli arresti compiuti dall’ICE: nel luglio scorso hanno sfiorato i 50mila, 1.600 al giorno, con l’obbiettivo di arrivare a una media giornaliera di 2mila. Si tenga conto che in Italia il numero giornaliero medio di persone arrestate supera di poco 400, ma per tutte le tipologie di reato, e non solo quelli legati all’irregolarità migratoria! Alla metà dell’anno corrente erano ben 65mila i migranti detenuti nelle “facilities” sparse in tutto il paese (una cifra identica a quella del totale dei detenuti in Italia alla fine dello scorso agosto, per tutte le forme di reato; ancora per confronto, negli Stati Uniti i detenuti sono quasi 2 milioni).

Il duro giudizio di un giornale moderato
The Economist è una voce autorevole e moderata. Trascriviamo il duro giudizio di un suo recente editoriale3: “Respingere i nuovi arrivati è relativamente semplice. Rintracciare milioni di persone entrate clandestinamente decenni fa e che ora hanno un lavoro, una vita e una famiglia americana è difficile, costoso e causa enormi disagi alle imprese e alle comunità americane. Ciononostante, Trump ci sta provando. Per placare l’opinione pubblica, ha smorzato i toni della brutalità teatrale mostrata dagli agenti dell’ICE all’inizio di quest’anno, ma la campagna si è silenziosamente intensificata, anziché attenuarsi. Infine, e soprattutto, Trump sta rendendo l’America meno accogliente per i futuri migranti, anche per quelli più brillanti. Secondo una stima, il numero di nuovi visti per studenti rilasciati nel 2025 è sceso del 29% rispetto all’anno precedente, e l’amministrazione vuole che le aziende che necessitano di visti H-1B per personale altamente qualificato sborsino più di 100.000 dollari a persona solo per presentare la domanda.” Aggiungiamo un aspetto cui gli americani sono particolarmente sensibili: ogni espulsione costa al contribuente 17mila $, cui va aggiunto il “lucro cessante”, per un lavoratore in meno!
Note
1 Npr.org – How ICE grew to be the highest-funded U.S. law enforcement agency
2 Si trattò di espulsioni di irregolari arrivati da poco tempo e di autori di reati
3 The Economist, 27 agosto 2026
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