#Finsubito news dalla rete – Addio sconto: prezzi di nuovo a rischio


VENEZIA – Per il diesel italiano si apre una nuova fase. Oggi, lunedì 5 ottobre, termina lo sconto di 6,1 centesimi al litro sulle accise e da martedì 6 ottobre entrerà in gioco il sistema delle accise mobili, individuato dal governo come strumento per contenere eventuali nuovi aumenti dei carburanti.

La fine dell’agevolazione arriva proprio mentre i prezzi alla pompa hanno cominciato a rallentare dopo i forti rincari registrati negli ultimi mesi. In assenza di compensazioni sufficienti attraverso il nuovo meccanismo, in alcuni distributori il diesel potrebbe tornare a salire fino a 6,1 centesimi al litro.

L’impatto non dovrebbe però essere uniforme su tutta la rete. A contenere gli aumenti contribuiranno i price cap volontari introdotti dalle principali compagnie petrolifere, tra cui Eni, Ip, Q8 e Tamoil. Il rischio maggiore riguarda quindi soprattutto le stazioni indipendenti, i piccoli operatori e gli impianti nei quali i gestori applicano prezzi liberi, senza essere vincolati dai tetti stabiliti dalle grandi società.

Il nuovo sistema punta a trasformare parte dell’aumento delle entrate fiscali in uno strumento di contenimento dei prezzi. Le accise mobili, introdotte per la prima volta dal governo Prodi nel 2008 e successivamente modificate nel 2023 dal governo Meloni, sfruttano infatti l’extragettito Iva prodotto dall’aumento delle quotazioni petrolifere.

Quando il prezzo del greggio cresce, aumenta anche l’Iva incassata dallo Stato, perché l’imposta viene calcolata su valori più elevati. Una parte di queste maggiori entrate può quindi essere utilizzata per ridurre temporaneamente le accise sui carburanti, attenuando il rincaro sostenuto dagli automobilisti. Il meccanismo, in sostanza, utilizza il maggiore gettito generato dall’aumento del petrolio per finanziare la riduzione della componente fiscale.

Nel frattempo, le ultime rilevazioni mostrano una discesa significativa dei prezzi alla pompa. Secondo il Codacons, sulla rete ordinaria la benzina ha perso nell’arco di sette giorni 11 centesimi al litro, con un risparmio stimato di circa 5,50 euro per un pieno. Ancora più consistente il calo del diesel, diminuito di 13,3 centesimi, equivalente a circa 6,65 euro in meno per un rifornimento.

La flessione è stata ancora più evidente sulle autostrade: la benzina è scesa di 19 centesimi al litro, mentre il gasolio ha registrato una riduzione di 19,1 centesimi, con un risparmio che può arrivare a circa 9,50 euro per un pieno.

Nonostante la frenata, i carburanti restano però nettamente più cari rispetto ai livelli precedenti all’escalation della guerra in Iran. Secondo i calcoli del Codacons, il gasolio continua a costare 52,1 centesimi al litro in più, pari a un incremento del 30,2%. Per un pieno, la differenza supera così i 26 euro. Sul mercato continuano a pesare le quotazioni internazionali del petrolio e le tensioni in Medio Oriente, che mantengono elevata l’incertezza.

Una parte importante della recente discesa dei listini è legata proprio alle iniziative adottate dalle compagnie petrolifere dopo l’intervento del governo, che aveva scelto la strada della moral suasion per spingere gli operatori a contenere i prezzi.

Eni ha fissato sulla propria rete un tetto di 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il diesel, inizialmente per trenta giorni e con la possibilità di prorogare l’iniziativa. Successivamente anche Ip, Q8 e Tamoil hanno introdotto misure analoghe, estendendo progressivamente gli sconti ai propri distributori. Considerando gli impianti Eni e Ip già coinvolti, quasi un terzo della rete nazionale risulta interessato dalle riduzioni.

Gli effetti sono già visibili. In meno di una settimana il diesel ha perso 12,2 centesimi al litro, una riduzione quasi doppia rispetto ai 6,1 centesimi dello sconto fiscale che termina oggi. Anche la benzina, rimasta per mesi fuori dagli interventi diretti, è passata da una media di 2,152 euro a 2,052 euro al litro.

L’attenzione si sposta ora su ciò che accadrà da martedì 6 ottobre, quando il sistema delle accise mobili dovrà sostituire il taglio fiscale. L’obiettivo è destinare una parte delle maggiori entrate legate alle quotazioni petrolifere alla compensazione degli aumenti alla pompa, limitandone le conseguenze sui consumatori.

La misura era stata annunciata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni dopo il Consiglio dei ministri del 16 settembre ed è stata successivamente richiamata anche nei rapporti con la Commissione europea. Nei giorni scorsi il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha confermato questa impostazione, mantenendo tuttavia prudenza sulle modalità concrete di applicazione.

Resta quindi il rischio che la cancellazione dello sconto possa determinare nuove pressioni sui listini del diesel, soprattutto negli impianti non interessati dai tetti volontari delle grandi compagnie, anche se il quadro generale dei prezzi è nel frattempo migliorato.

Le associazioni dei consumatori chiedono per questo alle società petrolifere di mantenere sconti e price cap almeno fino alla fine dell’anno, sottolineando come le quotazioni del greggio rimangano elevate e la situazione in Medio Oriente continui a rappresentare un elemento di forte instabilità.

Il caro carburanti ha già avuto un impatto consistente sulle famiglie italiane. Secondo un’analisi dell’Adusbef, tra marzo e agosto 2026 gli automobilisti hanno sostenuto oltre 4,7 miliardi di euro di spesa aggiuntiva per benzina e gasolio rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Soltanto nei mesi di luglio e agosto l’aggravio sarebbe stato pari a circa 1,7 miliardi.

Complessivamente, nei sei mesi presi in esame, gli italiani hanno speso sulle strade e sulle autostrade circa 30 miliardi di euro per i carburanti, contro i 25,3 miliardi registrati nello stesso periodo del 2025. Ora la tenuta dei prezzi dipenderà dall’efficacia delle accise mobili e dalla durata delle iniziative messe in campo dalle compagnie petrolifere.




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