La partita sulla Cittadella della Carità, dopo anni di crisi economica e sociale, entra nella fase decisiva. Dal 16 al 30 ottobre i creditori saranno chiamati a esprimersi sulle proposte depositate per affrontare una crisi che presenta numeri pesanti: il passivo concordatario definitivo ammonta a 30.652.949,57 euro.
Sul tavolo ci sono la proposta della Fondazione Cittadella della Carità, modificata nel corso della procedura, quella di Jonica Hospital e, come termine di confronto, lo scenario della liquidazione.
Il quadro delineato nelle relazioni dei commissari mostra quanto sia difficile riportare in equilibrio una gestione che negli ultimi anni ha prodotto perdite rilevanti e che oggi deve trovare risorse sufficienti per soddisfare i creditori e, contemporaneamente, garantire la continuità delle attività sanitarie e assistenziali.
Conti ancora in rosso
conti della Cittadella spiegano il punto di partenza. Tra il 2020 e il 2025 i ricavi operativi sono passati da 7,75 a 7,33 milioni di euro, dopo il picco di 8,56 milioni nel 2023.
Il dato più significativo è però quello del margine operativo lordo, rimasto negativo per tutti gli esercizi, da -1,04 milioni nel 2020 a -432 mila euro nel 2025. Il risultato operativo ha toccato -2,36 milioni nel 2024, chiudendo il 2025 a -1,46 milioni. Il risultato finale è negativo dal 2022 e nel 2025 arriva a -3,23 milioni.
In sei anni le perdite sfiorano 12 milioni di euro.
Nel 2025 il patrimonio netto è arrivato a -8,21 milioni di euro. Le passività correnti ammontano a 23,02 milioni e il capitale circolante netto è negativo per 14,66 milioni. L’indice di liquidità corrente è pari a 0,36.
A pesare resta anche la struttura dei costi. Il costo del personale, pur scendendo dai 5,91 milioni del 2020 ai 4,61 milioni del 2025, rimane superiore al valore aggiunto prodotto dall’attività caratteristica: nel 2025 4,18 milioni contro 4,61 milioni. Il risultato è quindi ancora un margine operativo lordo negativo.
Un debito sempre più fiscale
La crisi ha cambiato anche la composizione dell’indebitamento. Tra il 2020 e il 2024 il debito bancario è sceso da circa 12,7 a 9,9 milioni, ma quello tributario è salito da 1,39 a 7,24 milioni e i debiti verso i fornitori da 5,15 a 8,52 milioni.
Il peso dei debiti fiscali è passato dal 6,6 al 25,2 per cento del totale. Nel 2024 figurano oltre 1,13 milioni di euro di sanzioni per ritardati pagamenti fiscali, 352 mila euro di interessi e 460 mila euro di perdite su crediti.
Per i commissari le cause della crisi sono molteplici: accumulo di debiti fiscali, previdenziali e bancari, interessi e sanzioni, costi di gestione, riduzione di attività e ricavi, peso del personale e problemi organizzativi. A questi si sono aggiunti contenziosi, esecuzioni forzate e difficoltà con dipendenti, fornitori e banche.
La proposta della Fondazione: 16,62 milioni
La proposta definitiva della Fondazione mette in campo 16.618.665,32 euro a fronte di 30,65 milioni di passivo.
Le risorse arrivano dalla continuità aziendale (6.040.488 euro), dalla finanza esterna (7.920.277,07 euro), dalla valorizzazione di La Palingenesi per 2,6 milioni e da altri immobili a Statte e Mottola per 57.900 euro.
La finanza esterna comprende 6,8 milioni di Neuromed e 1,7 milioni dell’Arcidiocesi di Taranto. Sono inoltre previste garanzie sui flussi per 5 milioni, di cui 3 milioni riferiti a Neuromed e 2 milioni all’Arcidiocesi.
Le diverse voci non sono però equivalenti: i 1,7 milioni dell’Arcidiocesi sono una componente della finanza esterna prevista dal piano, mentre le garanzie sui flussi hanno natura diversa e non possono essere considerate automaticamente come ulteriore liquidità.
Il piano prevede il 100 per cento per crediti prededucibili, ipotecari e dei lavoratori. Per le altre classi le percentuali scendono fino al 30 per cento per banche, fornitori e altri chirografari.
Le risorse complessive equivalgono al 54,2 per cento del passivo, ma non significa che ogni creditore riceverà quella quota: il riparto dipende dalle classi e dalle cause di prelazione.
La Palingenesi dimezza il valore
Uno dei nodi è il patrimonio immobiliare, a partire da La Palingenesi.
La Fondazione aveva indicato un valore di 6.189.750 euro. La stima dell’esperto incaricato lo riduce a 2,6 milioni: quasi 3,59 milioni in meno, pari a una riduzione di circa il 58 per cento.
La valutazione originaria partiva da un valore complessivo del compendio di circa 22 milioni e dall’offerta minima d’asta di 12,38 milioni, assumendone il 50 per cento. La stima dell’esperto considera invece un valore di circa 24,07 euro al metro quadrato per una superficie di oltre 108 mila metri quadrati, al netto dei costi indicati nella relazione.
Anche gli immobili di Statte e Mottola scendono da 124.868,31 a 57.900 euro. La revisione delle stime riduce quindi una delle componenti patrimoniali su cui si basa il piano.
La continuità vale meno nelle verifiche
Anche i 6,04 milioni attribuiti alla continuità sono sottoposti al vaglio dei commissari.
La previsione originaria copriva il 2025-2031. Gli aggiornamenti basati sull’andamento effettivo e sui pagamenti non previsti riducono la capacità di generare cassa a 2.748.496 euro nello scenario base e a 1.616.546 euro nello scenario di stress.
Nel caso peggiore, le risorse della proposta della Fondazione scendono a circa 16,16 milioni, 461 mila euro in meno rispetto ai 16,62 milioni del piano. Il dato segnala che una parte delle risorse del piano dipende dalla capacità della struttura di mantenere la continuità e rispettare le ipotesi economiche previste.

Jonica Hospital: 15,27 milioni nello scenario prudenziale
L’altra proposta è quella di Jonica Hospital, che punta sul trasferimento dell’attività a una nuova società.
Il progetto prevede 7,5 milioni di euro per l’acquisto e 5.112.121,16 euro di finanziamento esterno. Nel progetto originario erano inoltre indicati 8,72 milioni di asset non trasferiti, tra immobili, crediti e liquidità.
Le valutazioni commissariali ridimensionano però gli immobili: La Palingenesi vale 2,6 milioni, gli altri 57.900 euro. Nello scenario prudenziale non vengono considerati disponibili né i crediti correnti né la liquidità indicata nel progetto originario.
La massa di risorse considerata nello scenario peggiore arriva così a 15.270.021,16 euro: 7,5 milioni per l’acquisto, 5,112 milioni di finanza esterna e 2,658 milioni di patrimonio immobiliare.
Il confronto con i 16,62 milioni della Fondazione non è però diretto: le due proposte hanno strutture finanziarie differenti.
Jonica Hospital è stata costituita il 27 ottobre 2025 con 20 mila euro di capitale sociale, non interamente versato. Nel primo bilancio ha registrato una perdita di 782 euro e un patrimonio netto di 19.218 euro, destinato a ridursi a 4.218 euro considerando la parte di capitale ancora da versare.
Il ruolo decisivo di Bernardini
La solidità dell’operazione dipende in larga misura dal gruppo Bernardini. Casa di Cura Bernardini nel 2025 ha registrato 21,78 milioni di ricavi, 5,33 milioni di margine operativo lordo e 2,61 milioni di utile, con un patrimonio netto superiore a 65 milioni.
Il 5 settembre 2026 l’assemblea ha approvato un finanziamento a Jonica Hospital di almeno 12,7 milioni di euro, al tasso dell’1,068 per cento annuo. A garanzia sono stati indicati titoli per circa 12,8 milioni. È una cifra significativa anche rispetto alla struttura patrimoniale di Bernardini: equivale a circa il 19,5 per cento del patrimonio netto e a oltre un quarto dei titoli finanziari correnti.
I commissari segnalano comunque diversi punti da verificare: tempi della procedura competitiva, valori immobiliari, debiti maturati durante la continuità, rapporti trasferiti, personale, costi di sicurezza e ambientali, risorse per la ristrutturazione e accreditamenti sanitari.
La liquidazione: 15,40 milioni distribuibili
Il terzo scenario è la liquidazione.
Il passivo viene stimato in 30.912.521,20 euro, mentre gli asset realizzabili valgono 14.136.742 euro. A questi si aggiungono 300 mila euro per un recupero e 1,268 milioni per l’azione nei confronti degli amministratori, per un totale di 15.704.979 euro.
Al netto delle prededuzioni, le risorse distribuibili scendono a 15.404.979 euro.
È una simulazione, non una disponibilità certa: il risultato potrebbe peggiorare per nuovi debiti, imposte, costi della procedura, difficoltà di realizzo dei beni e perdita di valore dell’attività. Anche il confronto con le proposte concordatarie non può quindi essere ridotto a una semplice classifica di tre numeri.
Il voto: non basta guardare ai numeri
I creditori si trovano davanti a tre scenari.
La Fondazione propone 16,62 milioni di risorse su 30,65 milioni di passivo, affidandosi in parte alla continuità e alla finanza esterna. Jonica Hospital punta sul trasferimento dell’attività e su un’acquisizione sostenuta dalla capacità finanziaria di Bernardini. La liquidazione si affida invece alla vendita degli asset e ai recuperi della procedura.
Il punto decisivo non è soltanto quanto ciascuna proposta indica, ma quanto di quelle risorse sia effettivamente disponibile, garantito e realizzabile, in quali tempi e con quali rischi.
È qui che si gioca il voto: nella differenza tra valori stimati, impegni finanziari, garanzie, patrimonio e cassa effettivamente producibile.
La Cittadella arriva all’appuntamento di ottobre con un dato ormai chiaro: il modello gestionale degli ultimi anni non è sostenibile. La scelta è tra due ipotesi di continuità molto diverse e una liquidazione che, secondo i commissari, non garantisce la trasformazione integrale del patrimonio residuo in risorse per i creditori.
Quel che è certo è che Taranto e la provincia ionica, non possono assolutamente perdere la fruizione di una struttura sanitaria così importante. Né si potrà accettare la perdita di altre decine e decine di posti di lavoro.
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