Trump, investimento in SpaceXAI due giorni prima della direttiva
Il 18 agosto, secondo la dichiarazione finanziaria esaminata da Cnbc, dai conti del Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sono partiti acquisti di obbligazioni senior non garantite di SpaceXAI per un valore compreso tra 1 e 5 milioni di dollari. Due giorni dopo il Presidente ha firmato una direttiva per la Space economy americana che punta a portare oltre 1.000 lanci e rientri spaziali all’anno entro il 2030 e incarica le agenzie federali di agevolare l’accesso commerciale alle infrastrutture di lancio pubbliche.
È questa vicinanza temporale a porre il problema, perché sembra un favore schietto a qualcuno. SpaceXAI è la società di Elon Musk e allo stesso tempo un importante fornitore di lanci per il Pentagono e la NASA (e anche l’Agenzia spaziale europea) e può trovarsi in una posizione vantaggiosa se il mercato statunitense dei lanci commerciali si espandesse ancora di più. La direttiva sembra dunque fatta proprio a posta per rafforzare un settore nel quale Trump aveva appena investito.
Che cosa viene contestato a Trump
Il punto non è che il documento dimostri un illecito o provi che Trump abbia firmato la direttiva per favorire il proprio investimento. Le informazioni disponibili non permettono di accusare il Presidente americano di un suo intervento diretto nella transazione, né di essersi intascato un guadagno ottenuto grazie alla misura in esame. Le comunicazioni federali indicano inoltre che il portafoglio sarebbe gestito in modo indipendente, attraverso conti discrezionali e modelli informatici, senza possibilità per il capo della Casa Bianca o la sua famiglia di influenzare le decisioni.
La contestazione è più ampia e riguarda il conflitto d’interessi, reale o percepito. Chi guida l’amministrazione federale può incidere sulle regole, sulle priorità e sulle condizioni di accesso a opportunità pubbliche. Se, nello stesso tempo, il suo portafoglio investe in aziende che possono trarre vantaggio da quelle scelte, anche l’apparenza di una sovrapposizione diventa politicamente rilevante. La gestione indipendente può chiarire chi impartisce gli ordini di acquisto, ma non cancella il problema della fiducia pubblica.
Il presidente e il portafoglio, una sovrapposizione d’interesse
Il caso SpaceXAI non è isolato. Ad agosto, Trump ha dichiarato 517 operazioni finanziarie, per un valore complessivo stimato dalla Cbnc tra 74,3 e 273,3 milioni di dollari. Tra gli acquisti figura una posizione in Meta valutata tra 5 e 25 milioni; nello stesso giorno il portafoglio ha comprato anche titoli di AT&T, ConocoPhillips, Abbott Laboratories, Netflix e Chevron. La dichiarazione segnala inoltre acquisti e vendite in numerose grandi società tecnologiche e industriali.
I moduli federali indicano gli importi per fasce, non rivelano quindi la dimensione esatta delle posizioni. Ma il quadro resta quello di un portafoglio molto attivo durante la presidenza: la disclosure annuale del 2025 riportava oltre 21.000 operazioni in otto conti, contro 86 transazioni azionarie dichiarate nel primo anno di Trump alla Casa Bianca, nel 2017.
L’Ethics in Government Act impone ai vertici federali, incluso il presidente, di presentare dichiarazioni finanziarie pubbliche all’inizio dell’incarico, annualmente e alla sua conclusione. Servono a rendere visibili beni, redditi e interessi: la disclosure informa il pubblico, ma non elimina da sola il conflitto
La questione democratica è semplice: il presidente deve apparire come l’arbitro dell’interesse pubblico, non come un investitore le cui scelte finanziarie si intrecciano con le politiche che firma. Anche senza una prova di vantaggi personali, una simile coincidenza può indebolire la fiducia nelle decisioni pubbliche: chi stabilisce le regole potrebbe sembrare anche in grado di giocare su un campo che contribuisce a ridisegnare.
La trasparenza non risolve il problema
La pubblicazione delle transazioni offre un elemento di trasparenza, ma non permette di ricostruire con precisione importi, tempistiche di ogni ordine o possibili rendimenti. Il fatto che il presidente non diriga personalmente gli investimenti, secondo la Casa Bianca, non risponde da solo alla domanda politica centrale: quali garanzie separano davvero il potere istituzionale dagli interessi finanziari di chi lo esercita?
Quanto accaduto ad agosto è solo l’ultimo di una lunga serie di episodi su cui varrebbe la pena di soffermarsi.
Negli scorsi mesi ci siamo già occupati di questo problema.
I documenti di disclosure depositati presso l’U.S. Office of Government Ethics e resi pubblici a maggio mostrano che il presidente americano ha effettuato nel primo trimestre 2026 oltre 3.700 transazioni finanziarie, per un valore cumulativo compreso tra 220 e 750 milioni di dollari, secondo Reuters.
In aggiunta c’è il mercato delle criptovalute, a cui il Presidente è molto affezionato. I documenti indicano anche 635 milioni di dollari in royalty attraverso un’entità collegata alla memecoin di Trump, lanciata pochi giorni prima del suo insediamento. A cui aggiungere oltre 500 milioni di dollari derivanti dalla vendita di token di World Liberty Financial, il principale progetto crypto della famiglia Trump.
Cosa dice la legge americana sul conflitto di interessi?
Negli Stati Uniti, inoltre, le regole sui conflitti d’interesse sono severe per la maggior parte dei funzionari federali, ma più deboli e difficili da applicare al presidente e al vicepresidente. In particolare, la principale norma penale (18 U.S.C. § 208) che impone di astenersi da decisioni con effetti sui propri interessi finanziari non si applica loro.
In soldoni, l’Office of Government Ethics, l’Agenzia federale che supervisiona l’etica dei comportamenti dell’intera amministrazione americana, con l’obiettivo di prevenire i conflitti d’interesse e tutelare l’imparzialità delle decisioni pubbliche, ha riconosciuto che il presidente dovrebbe comportarsi come se fosse soggetto a tali standard, ma non ha il potere di indagarlo o ordinargli di vendere asset o di ricusarsi.
I presidenti recenti, ricorda l’articolo, hanno in genere venduto le singole azioni oppure fatto ricorso a blind trust e fondi diversificati per ridurre il rischio di conflitti. Nel caso di Trump, la sequenza SpaceXAI-direttiva rende quella distinzione più che mai urgente. Il presidente degli Stati Uniti non dovrebbe trovarsi nella posizione, anche solo apparente, di poter trarre vantaggio finanziario dalle politiche che è chiamato a decidere nell’interesse di tutti. Come non dovrebbe favorire alcune aziende su altre, perché si andrebbe ad alterare la libera concorrenza, un pilastro del sistema economico occidentale, troppo spesso messo in discussione proprio da comportamenti come questi.
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