#Finsubito news dalla rete – a Napoli monta la protesta studentesca


La protesta studentesca torna a occupare le scuole italiane e, nel giro di pochi giorni, assume i contorni di una mobilitazione che supera i confini delle singole città. Napoli, Torino e Genova diventano i luoghi di una nuova stagione di contestazione, nella quale le rivendicazioni legate alle condizioni dell’istruzione pubblica si intrecciano con la critica alle politiche del governo, alle spese militari e a un modello di scuola che una parte del movimento studentesco considera sempre più autoritario. Lunedì 12 ottobre 2026, a Napoli, sono stati occupati praticamente in contemporanea quattro licei: l’Umberto, il Mercalli, il Sannazaro e il Genovesi, dopo che già nella settimana precedente gli studenti del Tito Lucrezio Caro (il cosiddetto Settimo) avevano dato avvio alla mobilitazione. Nella stessa mattinata, a Genova, gli studenti del liceo Gobetti hanno annunciato la prima occupazione cittadina, mentre a Torino il liceo Einstein è diventato il quinto istituto occupato dall’inizio delle proteste. Una successione di iniziative che suggerisce un coordinamento crescente tra le realtà studentesche, pur nella diversità delle situazioni locali, e che riporta al centro del confronto pubblico il rapporto tra partecipazione giovanile, diritto allo studio e contestazione politica.

A Napoli il movimento sembra aver conosciuto un’accelerazione particolarmente rapida. L’occupazione del Tito Lucrezio Caro, avvenuta la scorsa settimana, è stata seguita dall’iniziativa simultanea in quattro istituti superiori tra i più conosciuti della città. Quelli di Chiaia, Umberto e Mercalli, il Sannazaro del Vomero e il Genovesi di Piazza del Gesù rappresentano realtà scolastiche storiche, accomunate ora dalla decisione degli studenti occupanti di interrompere la normale attività didattica per dare visibilità alle proprie rivendicazioni. Le motivazioni specifiche delle singole occupazioni non risultano ancora ricostruite in modo completo attraverso dichiarazioni ufficiali dei rispettivi collettivi, ma la contemporaneità delle iniziative indica una protesta che ha assunto una dimensione cittadina. Le motivazioni del Settimo, invece, erano state espresse dal collettivo che aveva dato come motivazioni la costruzione del nuovo CPR di Castelvolturno, il numero massimo di studenti stranieri per classe e la carenza di fondi in un momento storico in cui l’edilizia di scuole e ospedali lascia a desiderare. La mobilitazione napoletana si inserisce inoltre in una fase di crescente agitazione nazionale, nella quale gli studenti cercano di collegare le questioni interne agli istituti alle scelte politiche ed economiche che riguardano il sistema dell’istruzione.

Particolarmente significativa è la situazione del liceo scientifico Giuseppe Mercalli, nella sede centrale di via Andrea d’Isernia. La dirigente scolastica Daniela Paparella ha diffuso una comunicazione ufficiale, datata 12 ottobre, con la quale ha dichiarato formalmente lo stato di occupazione dell’istituto e l’impossibilità di garantire il regolare svolgimento delle attività didattiche e amministrative. Il documento è stato trasmesso alle famiglie, agli studenti, al personale docente e amministrativo, ma anche alla Questura, alla Prefettura, all’Ufficio scolastico regionale e alla Città Metropolitana di Napoli, proprietaria dell’immobile. La decisione della preside segnala la volontà di formalizzare immediatamente la situazione, distinguendo le responsabilità dell’amministrazione scolastica dalle iniziative assunte dagli occupanti. Nella comunicazione si parla esplicitamente di interruzione di pubblico servizio, una qualificazione utilizzata dalla dirigente per descrivere gli effetti dell’occupazione sul funzionamento della scuola, senza che ciò costituisca di per sé un accertamento giudiziario di responsabilità penali.

Secondo la ricostruzione contenuta nel documento, l’occupazione del Mercalli sarebbe arrivata nonostante una serie di tentativi di mediazione promossi dalla dirigente e dai suoi collaboratori. La scuola avrebbe proposto assemblee straordinarie, forme di cogestione e tavoli di dibattito, nel tentativo di ricondurre le rivendicazioni degli studenti all’interno degli strumenti di partecipazione previsti dall’ordinamento scolastico. Le proposte non avrebbero però trovato un accordo con gli occupanti, determinati a procedere con la presa di possesso dell’edificio. La preside ha quindi dichiarato l’impossibilità di assicurare le attività ordinarie per cause non imputabili all’amministrazione e ha richiamato gli studenti al rispetto delle norme di sicurezza. Il documento diffida gli occupanti dall’accedere a laboratori, impianti tecnici, palestre, uffici di presidenza e altri ambienti considerati a rischio, mentre alle famiglie degli studenti minorenni viene chiesto di intervenire affinché sia ripristinato il normale funzionamento dell’istituto.

Anche Torino è attraversata da una mobilitazione studentesca che, iniziata il 5 ottobre, si è progressivamente estesa a diversi istituti superiori. Le prime occupazioni hanno interessato il liceo delle scienze umane Regina Margherita e l’istituto Carlo Ignazio Giulio, entrambi nel quartiere San Salvario, dove gli studenti hanno bloccato gli accessi e sospeso le normali attività didattiche. Il giorno successivo la protesta ha raggiunto l’istituto Sella Aalto Lagrange, in via Genè, mentre al liceo scientifico Gobetti sono state organizzate assemblee e attività in autogestione. Lunedì 12 ottobre è arrivata anche l’occupazione del liceo Einstein, annunciata dai collettivi studenteschi e accompagnata dall’esposizione di uno striscione sulla facciata dell’edificio. Nella stessa mattinata la mobilitazione ha coinvolto anche il Primo liceo artistico e coreutico. Le ragioni della protesta torinese intrecciano questioni strettamente scolastiche e rivendicazioni politiche nazionali. Gli studenti denunciano infiltrazioni d’acqua, soffitti deteriorati, impianti di riscaldamento malfunzionanti e lavori di ristrutturazione che si trascinano da anni, come nel caso del Lagrange. Contestano inoltre le politiche del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, le misure governative riguardanti la presenza degli alunni stranieri nelle classi e la destinazione di risorse pubbliche alle spese militari. Il 9 ottobre oltre duecento studenti si sono riuniti davanti alla sede della Città Metropolitana, chiedendo risposte concrete sugli interventi edilizi e un confronto con le istituzioni. La consigliera delegata all’Istruzione Caterina Greco ha incontrato una rappresentanza degli studenti, mentre i collettivi hanno annunciato nuove iniziative in vista della mobilitazione del 16 ottobre. Il movimento torinese si presenta così come una protesta che unisce la richiesta di edifici sicuri e servizi scolastici adeguati a una contestazione più generale delle priorità politiche del governo.

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