Prima di diventare per Palermo Fratel Biagio, il missionario laico che dedicò la propria vita alle persone più povere e vulnerabili, Biagio Conte era un giovane cresciuto in una famiglia benestante di imprenditori edili.
A 26 anni decise però di lasciare tutto. Prima arrivarono il ritiro sulle montagne siciliane e la vita da eremita, poi un lungo pellegrinaggio a piedi verso Assisi. Fu proprio durante quel viaggio che la sua famiglia, non avendo più sue notizie, si rivolse anche alla trasmissione Chi l’ha visto?.
Da quell’esperienza sarebbe nato un percorso destinato a cambiare non soltanto la sua vita, ma anche quella di centinaia di persone a Palermo.
Chi era Biagio Conte
Biagio Conte nacque a Palermo il 16 settembre 1963.
Era il figlio di una famiglia agiata, proprietaria di un’impresa nel settore edilizio. Da ragazzo frequentava una vita fatta di amici, locali e comodità, ma nel tempo iniziò a vivere una profonda crisi personale e spirituale.
A 16 anni lasciò la scuola e cominciò a lavorare nell’azienda di famiglia. Nel 1983 si trasferì a Firenze, allontanandosi progressivamente dalla vita che aveva conosciuto fino a quel momento.
A 26 anni lascia tutto
La svolta arrivò il 5 maggio 1990, quando Biagio decise di abbandonare la casa della famiglia.
Aveva 26 anni e scelse di ritirarsi sulle montagne dell’entroterra siciliano. Iniziò così un periodo da eremita, lontano dalle comodità e dalla vita precedente.
La sua scelta non era però soltanto una fuga: Conte raccontò di voler cercare una vita più autentica, lontana dal materialismo e dal consumismo che sentiva ormai estranei.
La famiglia lo cerca anche a Chi l’ha visto?
Per un periodo i familiari non ebbero sue notizie.
Preoccupati, si rivolsero alla trasmissione Rai Chi l’ha visto?, chiedendo aiuto per rintracciarlo.
Biagio Conte venne così cercato anche attraverso la televisione. Quando la sua storia arrivò davanti alle telecamere, fu lui stesso a intervenire in diretta per tranquillizzare la famiglia e spiegare che si trovava in cammino verso Assisi.
È uno degli episodi più sorprendenti della sua biografia: il giovane che aveva scelto di sparire dalla vita precedente tornava improvvisamente davanti agli occhi dei suoi familiari attraverso un programma televisivo.
Il pellegrinaggio a piedi verso Assisi
Dopo il periodo da eremita, Biagio intraprese un lungo viaggio a piedi verso Assisi.
Raggiunse la città umbra il 7 giugno 1991, arrivando nei luoghi legati a San Francesco, figura alla quale si sarebbe ispirato profondamente per la propria scelta di vita.
Durante il viaggio incontrò persone povere ed emarginate e iniziò a maturare l’idea di dedicarsi proprio a loro.
Voleva partire per l’Africa, ma tornò a Palermo
Una volta arrivato ad Assisi, Conte pensava di partire come missionario per l’Africa o l’India.
Prima, però, tornò a Palermo per salutare la famiglia.
Fu proprio il ritorno nella sua città a cambiare nuovamente i suoi progetti. Camminando per le strade del capoluogo siciliano vide da vicino la condizione delle persone senza dimora e degli emarginati.
Decise quindi di non partire e di rimanere a Palermo.
La vita accanto ai senzatetto della stazione
Nel 1991 iniziò a frequentare la Stazione Centrale di Palermo, dove vivevano numerose persone senza dimora.
Conte portava loro cibo, bevande calde e coperte e cercava di offrire soprattutto compagnia e ascolto.
Per lui quelle persone non erano più semplicemente “barboni” o “vagabondi”: erano fratelli e sorelle ai quali restituire dignità.
Lo sciopero della fame per ottenere una sede
La sua attività divenne progressivamente più strutturata.
Conte si rivolse anche alla Chiesa palermitana e al cardinale Salvatore Pappalardo, che comprese la sua iniziativa e celebrò una messa insieme alle persone che vivevano intorno alla stazione.
Successivamente Biagio avviò una protesta e uno sciopero della fame di 13 giorni per ottenere l’utilizzo di alcuni locali comunali abbandonati in via Archirafi.
Quegli spazi sarebbero diventati il primo nucleo della Missione di Speranza e Carità.
Nasce la Missione di Speranza e Carità
Nel 1993 la Missione di Speranza e Carità venne ufficialmente fondata.
L’obiettivo era offrire accoglienza e sostegno alle persone più fragili, senza distinzione di origine o condizione.
Nel corso degli anni la realtà crebbe fino a comprendere diverse strutture dedicate all’accoglienza di persone senza dimora, migranti e altri soggetti in condizioni di marginalità.
Perché veniva chiamato Fratel Biagio
Biagio Conte era un missionario laico, non un sacerdote.
Indossava il saio, portava il bastone e aveva scelto uno stile di vita ispirato alla semplicità e alla figura di San Francesco.
Il suo rapporto con la Chiesa cattolica fu molto stretto, ma rimase un laico. La sua missione si fondava soprattutto sull’accoglienza e sulla vicinanza concreta alle persone più povere.
Le “Città della gioia”
Con il tempo la Missione si ampliò.
Nacquero diverse strutture, tra cui la Cittadella del povero e della speranza nell’ex caserma di via Decollati e una comunità femminile destinata anche a donne e mamme con bambini.
L’obiettivo rimase quello di offrire non soltanto un posto dove dormire, ma una comunità nella quale le persone potessero ritrovare relazioni, dignità e una possibilità di ripartire.
Le battaglie per gli ultimi
Biagio Conte non si limitò all’accoglienza.
Nel corso degli anni intervenne pubblicamente ogni volta che riteneva che la città stesse dimenticando le persone più fragili.
Nel 2018, dopo la morte di alcuni senzatetto per le strade di Palermo, tornò a dormire all’aperto, sotto i portici delle Poste centrali, e iniziò uno sciopero della fame durato dieci giorni.
La protesta contribuì a riportare l’attenzione sulla condizione delle persone senza dimora.
Anche Papa Francesco incontrò Biagio Conte
La sua attività arrivò a essere conosciuta anche fuori dalla Sicilia.
Nel settembre 2018, durante la visita a Palermo, Papa Francesco pranzò nella sede storica della Missione di Speranza e Carità.
Il gesto rappresentò un riconoscimento importante per una realtà che da anni si occupava delle persone più povere della città.
La morte nel 2023
Biagio Conte è morto a Palermo il 12 gennaio 2023, all’età di 59 anni.
Negli ultimi mesi della sua vita aveva affrontato una grave malattia, ma aveva continuato a rimanere vicino alla comunità della Missione.
Alla sua morte arrivarono messaggi di cordoglio dalle istituzioni, dalla Chiesa e dalle migliaia di persone che avevano conosciuto il suo lavoro.
L’eredità di Fratel Biagio
Dopo la sua morte, la guida della Missione di Speranza e Carità è passata a don Pino Vitrano, cofondatore e guida spirituale della comunità.
La realtà fondata da Conte continua a occuparsi di accoglienza e assistenza, portando avanti il progetto nato oltre trent’anni fa sotto i portici della Stazione Centrale di Palermo.
Dalla fuga da casa alla Missione di Speranza e Carità
La storia di Biagio Conte sembra quasi divisa in due.
Da una parte c’è il giovane di famiglia benestante che a 26 anni decide di lasciare tutto, si rifugia sulle montagne e parte a piedi verso Assisi, tanto da essere cercato anche attraverso Chi l’ha visto?.
Dall’altra c’è Fratel Biagio, che dopo quel viaggio sceglie di tornare a Palermo e dedicare il resto della propria vita agli ultimi.
Una trasformazione radicale che lo ha portato a rinunciare alla vita agiata nella quale era cresciuto per costruire una delle realtà di accoglienza più conosciute della città: la Missione di Speranza e Carità.
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