La presentazione della piattaforma sviluppata da Natù ESG ha raccolto 250 iscrizioni. Challenge sulla sostenibilità che tengono vivo il rapporto con l’app per tutto l’anno, bosco aziendale, formazione, Relazione di Impatto e un percorso di affiancamento che alleggerisce il lavoro di HR e consulenti del lavoro: gli elementi che aiutano a spiegare l’interesse.
Duecentocinquanta iscrizioni alla presentazione di una nuova piattaforma per il welfare aziendale. In un mercato affollato come questo non è un dato scontato, e invita a chiedersi che cosa abbia attirato imprese, responsabili HR e consulenti del lavoro verso Welfare ESG, la soluzione sviluppata da Natù ESG, società benefit attiva nella consulenza e nel software per la sostenibilità, presentata il 9 ottobre.
Le domande arrivate nel corso della diretta offrono una prima indicazione e si sono concentrate su due temi: i crediti di carbonio e la possibilità, per le piccole imprese con pochi dipendenti, di accedere al modello di servizio. Su quest’ultimo punto l’azienda ha voluto essere esplicita. «La vera missione di Natù è permettere a tutti di intraprendere il percorso della sostenibilità, e quindi anche alle PMI: per loro è prevista una corsia preferenziale di adesione a un costo irrisorio», ha spiegato Vincenzo Fusco, fondatore di Natù ESG.
Per comprendere il modello conviene partire da chi il welfare lo gestisce ogni giorno. Negli uffici del personale il calendario è noto: a inizio anno l’assegnazione dei crediti, nei mesi successivi richieste e rimborsi, in autunno la rincorsa a utilizzare i residui. I cataloghi, sempre più ricchi, sostengono bene il potere d’acquisto dei dipendenti; esaurito il credito, però, il rapporto tra azienda e persone si chiude con l’ultima transazione, e del valore distribuito resta ben poco da raccontare.
È qui che il modello presentato prova a intervenire. Il catalogo non scompare e, secondo quanto illustrato, si arricchisce di un’area dedicata ai bonus pubblici a cui il dipendente può accedere; cambia piuttosto ciò che gli viene costruito intorno: coinvolgimento delle persone, formazione, interventi ambientali, iniziative locali e strumenti per misurarne gli effetti.
Un bosco che cresce con l’anzianità aziendale
L’elemento più capace di catturare l’attenzione è il bosco aziendale. Stando al meccanismo illustrato, a ogni dipendente attivo in piattaforma corrisponde un albero piantato, e ogni anno trascorso in azienda ne porta uno nuovo: una realtà di 80 dipendenti con organico stabile si ritrova in cinque anni con 400 alberi. Il bosco cresce insieme alla permanenza delle persone e lega il welfare a un tema caro a ogni direzione HR, la fidelizzazione.
Le piantumazioni rientrano in «Un Albero per il Futuro», il programma di riforestazione di Natù ESG che affianca alla messa a dimora degli alberi percorsi di educazione ambientale nelle scuole e iniziative con le comunità locali, documentati con immagini e video che l’impresa può impiegare nella propria comunicazione: un patrimonio di contenuti che molte aziende di medie dimensioni faticherebbero a produrre in autonomia.
Proprio i crediti di carbonio sono stati tra i temi più ricorrenti nelle domande dei partecipanti, e il modello prevede una risposta specifica: chi vuole spingersi oltre può farli certificare per il proprio bosco con un servizio accessorio da 35 euro al mese, comprensivo di supporto consulenziale e spese dell’ente certificatore: un’opzione destinata ad acquistare peso, ora che il quadro europeo contro il greenwashing chiede di sostenere con dati verificabili le comunicazioni ambientali delle imprese.
Formazione ESG per tutta l’azienda
Il secondo pilastro è la formazione, con contenuti che spaziano dal clima all’economia circolare fino alla responsabilità sociale, pensati per l’intera popolazione aziendale e non per i soli specialisti. È un modo per portare gli obiettivi di sostenibilità nella quotidianità di chi lavora in reparto, in magazzino o in ufficio, con un vantaggio misurabile: crescono le ore di formazione ESG, un dato sempre più presente nei report di sostenibilità e nei questionari che le aziende ricevono dai clienti lungo la catena di fornitura.
Dall’acquisto occasionale a un rapporto che dura tutto l’anno
È però sulle challenge che il modello gioca la sua partita più interessante. In molte piattaforme l’app del welfare si apre poche volte l’anno, per un acquisto o un rimborso, e il rapporto tra azienda e dipendente si riduce a una serie di transazioni isolate.
Le challenge sulla sostenibilità ribaltano questa logica. Sono sfide collettive su spostamenti casa-lavoro, sprechi o consumi, nelle quali la partecipazione viene premiata con logiche di gioco: andare in ufficio in bicicletta per un mese o dimezzare la carta stampata diventano occasioni di confronto tra colleghi e, soprattutto, ragioni concrete per tornare sull’app ben oltre il momento dell’acquisto.
Secondo quanto illustrato, l’obiettivo è fare del welfare un’abitudine che accompagna il dipendente per tutto l’anno. L’azienda dispone così di un canale costante con i propri collaboratori, attraverso cui proporre iniziative, condividere risultati e rafforzare il senso di appartenenza; il dipendente aggiunge al valore economico del credito partecipazione, riconoscimento e obiettivi raggiunti insieme ai colleghi. È il passaggio da un modello statico, nel quale il welfare si esaurisce nella spesa, a uno relazionale, nel quale diventa un legame che si alimenta nel tempo.
Affiancamento e gestione: meno lavoro per HR e consulenti
Resta un tema meno appariscente, ma con ogni probabilità decisivo per chi deve scegliere un fornitore: la gestione. Anagrafiche, assegnazioni, rendicontazioni e verifiche pesano su uffici del personale e consulenti del lavoro, spesso tra fogli di calcolo e informazioni sparse su più sistemi. Secondo quanto presentato, Welfare ESG interviene con la produzione automatica dei report e il collegamento ai sistemi già in uso, per alleggerire l’amministrazione soprattutto nelle realtà con molti dipendenti o più sedi.
Lo strumento digitale, del resto, non rappresenta il punto di partenza. Secondo quanto illustrato, l’adesione avvia un percorso di affiancamento che comprende il setup, l’onboarding, la formazione dei dipendenti e il supporto nella definizione del regolamento welfare aziendale, mentre la piattaforma ne costituisce l’ultimo tassello. Un’impostazione che risponde a una delle difficoltà più frequenti nel welfare, quella di far comprendere e utilizzare davvero lo strumento alle persone, e che lo rende accessibile anche alle imprese più piccole, spesso prive di una struttura HR dedicata.
Dalle attività ai dati: la Relazione di Impatto
Il quadro si chiude con la Relazione di Impatto, che raccoglie gli esiti dell’anno: alberi piantati, ore di formazione, adesione alle challenge, attività nelle scuole. Informazioni di norma disperse tra risorse umane, sostenibilità e comunicazione trovano una sintesi unica, utilizzabile nel reporting e nel racconto dell’impresa. Il welfare smette così di essere soltanto una voce di costo del personale e diventa anche una fonte di dati sulla sostenibilità.
Prezzo e condizioni di adesione
Sul piano economico la piattaforma è stata lanciata con una fase di prevendita: le aziende che aderiscono alla versione Pro entro il 6 novembre 2026 accedono a un canone di 2 euro al mese per dipendente, senza commissioni sul transato, mantenuto anche negli anni successivi. Il percorso di affiancamento può partire da subito, senza costi aggiuntivi per setup, onboarding e formazione iniziale dei dipendenti, mentre il canone decorre da gennaio 2027, con possibilità di recesso entro il 6 dicembre 2026. Bosco aziendale, formazione, challenge e Relazione di Impatto sono compresi nel canone, mentre la certificazione dei crediti di carbonio resta un servizio accessorio.
Un segnale dal mercato
Letti insieme, questi elementi spiegano perché la proposta riesca a parlare a più funzioni contemporaneamente: alle risorse umane offre un coinvolgimento continuativo dei collaboratori e una gestione più snella; a chi si occupa di sostenibilità, formazione e dati misurabili; alla direzione, contenuti utili alla comunicazione e un legame visibile con il territorio; ai dipendenti, un credito da spendere e l’occasione di partecipare a qualcosa di più ampio.
Duecentocinquanta iscrizioni non bastano, da sole, a decretare un cambiamento del mercato, e la prova vera arriverà con i primi mesi di utilizzo nelle aziende, quando si potrà verificare quanto le persone partecipino davvero. Sono però un indizio significativo: attorno al welfare aziendale cresce una domanda che non riguarda più soltanto l’ampiezza dei cataloghi, ma ciò che il welfare riesce a lasciare. A fine anno la differenza potrebbe misurarsi proprio lì: negli alberi cresciuti, nelle ore di formazione svolte, nei processi semplificati e nelle persone che hanno continuato a usare la piattaforma ben oltre l’ultimo acquisto.
Ulteriori informazioni sulla piattaforma, sulle funzionalità e sulle modalità di adesione sono disponibili su www.welfaresg.it.
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