Produzione, ordini e occupazione migliorano, ma il quadro resta fragile.
Il Caro energia imprese Torino ottobre 2026 emerge come uno dei principali fattori di preoccupazione dall’indagine congiunturale condotta a settembre dal Centro Studi dell’Unione Industriali Torino su circa 400 aziende manifatturiere e dei servizi.
Il 77% prevede aumenti significativi dei prezzi dell’energia, mentre continuano a salire anche le attese di rincari per materie prime e logistica.
Imprese torinesi: i dati principali
Occupazione: +13,0%
Produzione: +12,4%
Ordini: +10,3%
Export: -1,2%
Redditività: -1,3%
Imprese che temono rincari energetici: 77%
Nell’industria: 78,6%
Propensione a investire: 74,6%
Occupazione, produzione e ordini migliorano
La rilevazione mostra un rafforzamento delle aspettative delle imprese torinesi rispetto al trimestre precedente.
L’occupazione registra un saldo positivo del 13%, con un miglioramento di 2,8 punti.
La produzione sale al 12,4%, guadagnando 6,6 punti, mentre gli ordini arrivano al 10,3%, con un aumento di 5,5 punti.
Sono i tre indicatori che restituiscono il segnale più positivo sullo stato dell’economia locale.
Export e redditività restano deboli
Il miglioramento non riguarda però tutti i parametri.
Le aspettative sull’export rimangono leggermente negative, con un saldo del -1,2%.
Anche la redditività resta sotto lo zero, al -1,3%.
Il dato mostra come l’aumento dell’attività produttiva non si traduca automaticamente in margini più elevati.
A pesare sono soprattutto i costi che le imprese prevedono ancora in crescita.
Il 77% teme nuovi aumenti dell’energia
L’elemento più critico riguarda proprio l’energia.
Il 77% delle imprese torinesi prevede aumenti significativi dei prezzi energetici, con una crescita di 15 punti rispetto alla rilevazione precedente.
Nell’industria la percentuale sale al 78,6%.
Oltre tre aziende su quattro si aspettano quindi nuovi rincari di energia e carburanti.
È uno dei principali fattori che continuano a comprimere la redditività.
Crescono anche i costi di materie prime e logistica
Le preoccupazioni non si limitano alle bollette energetiche.
Il 65% delle imprese prevede rincari significativi delle materie prime.
Per la logistica la quota sale al 68,6%.
Energia, trasporti e approvvigionamenti compongono quindi un quadro di costi ancora fortemente sotto osservazione.
Il portafoglio ordini si allunga
Un segnale positivo arriva invece dalla durata degli ordini già acquisiti.
Sale al 28,3% la quota di imprese che dispone di un portafoglio superiore ai sei mesi.
Il ricorso alla cassa integrazione rimane sostanzialmente stabile all’8,2%.
Il tasso di utilizzo degli impianti si attesta invece al 77,5%.
Nel complesso, l’attività produttiva continua quindi a mostrare una certa tenuta.
Il terziario corre più dell’industria
Le differenze tra i settori sono evidenti.
Il terziario registra aspettative molto più positive.
La produzione raggiunge il +21,2%, gli ordini il +20,6% e l’occupazione il +19,4%.
L’industria cresce invece a ritmi più contenuti.
La produzione si ferma al +5,6%, gli ordini al +2,3% e la redditività resta negativa al -6,6%.
Le aspettative sull’export industriale tornano invece in equilibrio, con saldo pari allo 0%.
Quasi tre aziende su quattro prevedono investimenti
La propensione agli investimenti raggiunge il 74,6% delle imprese torinesi, tre punti in più rispetto alla rilevazione precedente.
La crescita riguarda però soprattutto gli investimenti di sostituzione.
Quelli destinati ad ammodernare impianti e capacità esistenti arrivano al 51,1%.
Gli investimenti in nuovi impianti restano invece stabili al 23,5%.
Le imprese continuano quindi a intervenire sulle strutture già operative, mostrando maggiore prudenza sui progetti di espansione.
Innovazione e green economy tra le priorità
Nel focus dedicato alla transizione sostenibile emerge soprattutto il peso dell’instabilità geopolitica.
L’innovazione viene indicata come la leva principale per mantenere la competitività.
Cresce anche l’attenzione verso la green economy.
Decarbonizzazione ed economia circolare restano invece più marginali, soprattutto tra le imprese di dimensioni minori.
Anche in Piemonte pesa il caro energia
Il quadro torinese trova conferma nei dati regionali.
Su circa 1.200 imprese piemontesi, le attese migliorano per occupazione (+10,7%), produzione (+6,7%) e ordini (+5,5%).
Restano invece negativi export (-1,5%) e redditività (-6,1%).
Anche in questo caso i servizi mostrano una maggiore capacità di tenuta, mentre l’industria soffre maggiormente sui margini, con una redditività al -10,7%.
Sul fronte energia, il 77,3% delle imprese piemontesi prevede rincari, percentuale che nell’industria sale al 79,6%.
Uno scenario internazionale ancora incerto
Le aspettative delle aziende si inseriscono in un contesto esterno complicato.
Il quadro internazionale resta segnato dalla crisi nello Stretto di Hormuz, dal ritorno dei prezzi energetici sui livelli più elevati dal 2022 e da una crescita europea che rallenta.
Questi elementi contribuiscono a mantenere alta l’incertezza, soprattutto per i settori più esposti ai costi energetici e alle dinamiche internazionali.
Il terziario registra valori più elevati rispetto all’industria per produzione, ordini e occupazione.
Più fiducia, ma i margini restano sotto pressione
I numeri mostrano un sistema produttivo che guarda ai prossimi mesi con maggiore fiducia rispetto alla rilevazione precedente.
Occupazione, produzione e ordini salgono e la propensione agli investimenti resta elevata.
Il vero nodo resta però la redditività.
Con il 77% delle imprese torinesi che teme nuovi rincari dell’energia e ulteriori aumenti attesi per materie prime e logistica, la crescita dell’attività continua a confrontarsi con costi capaci di ridurre i margini.
FAQ – Caro energia imprese Torino ottobre 2026: quanto pesano i rincari
Il 77% delle aziende coinvolte nell’indagine prevede aumenti significativi dei prezzi energetici.
Nel comparto industriale la quota arriva al 78,6%.
Le aspettative sono positive: l’occupazione registra un saldo del +13%, mentre la produzione raggiunge il +12,4%.
Il saldo è positivo al +10,3% e cresce anche la quota di imprese con un portafoglio ordini superiore ai sei mesi.
Il 65% prevede rincari delle materie prime e il 68,6% della logistica.
Sì. Il 74,6% prevede investimenti, ma prevalgono quelli destinati alla sostituzione e all’ammodernamento degli impianti esistenti.
Il terziario registra valori più elevati rispetto all’industria per produzione, ordini e occupazione.
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