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Il Fondo stima un’espansione globale al 3,1% nel 2026. Bene Usa ed Eurozona, previsioni al rialzo per l’Italia. Tre le red flags per i mercati: intelligenza artificiale, tensioni sui bond e attacchi cyber
L’economia globale ha tenuto nonostante “una raffica eccezionale di shock negli ultimi anni, culminati con la guerra in Medio Oriente”, ma ora quella resilienza “è sotto sforzo” e potrebbe “presto essere messa alla prova”. È l’allarme lanciato dal Fondo monetario internazionale nel suo ‘World Economic Outlook’ pubblicato in occasione dei meeting annuali a Bangkok, stando al quale la crescita mondiale rallenterà dal 3,5% del 2025 al 3,1% di quest’anno, per poi risalire al 3,4% nel 2027. A sostenere l’attività, ha spiegato la capo economista Silvana Tenreyro, sono stati il riorientamento degli approvvigionamenti energetici e il boom degli investimenti legati all’intelligenza artificiale, ma ora “le scorte energetiche si stanno assottigliando e nuovi shock geopolitici potrebbero tornare a pesare su prezzi e forniture”. Rischi elevati incombono poi anche sul fronte dei mercati, come segnalato da ‘Global Financial Stability Report’: dalla possibile correzione dei valori azionari legati all’AI agli attacchi informatici, fino all’aumento dei rendimenti dei debiti sovrani.
Bene Usa ed Eurozona, rallenta la Cina
Il quadro che emerge dall’outlook del Fondo è di una crescita non tanto in frenata o accelerazione, ma piuttosto “riallocata tra i Paesi in base all’esposizione allo shock dell’offerta e alla solidità della domanda legata all’AI”. Per gli Stati Uniti, gli esperti prevedono un Pil solido, che metterà a segno un aumento del 2,3% sia quest’anno sia il prossimo. Migliorano di 0,2 punti le stime per l’Eurozona relative al 2026, quando l’economia del blocco dovrebbe espandersi dell’1,1%, mentre resta confermato l’1,2% per il 2027. Il Giappone si fermerà allo 0,7%, mentre la Cina è attesa frenare al 4,5% quest’anno, dal 5% del 2025, e scendere al 4% il prossimo. Tiene la Russia, con +0,9% in entrambi gli anni, sostenuta dai prezzi più alti delle materie prime nonostante l’export ridotto per i danni alle infrastrutture energetiche.
Germania e Spagna su, Francia a picco
Tornando all’Area euro, la situazione è tutt’altro che omogenea. L’Fmi ha infatti rivisto nettamente al rialzo la sua stima per la Germania, che guadagna 0,6 punti nel 2026 (a +1,3%) e 0,1 punti nel 2027 (a +1,1%), e ha migliorato anche la view sulla la Spagna, che sale di 0,4 punti al 2,5% quest’anno, mentre resta confermato l’1,8% per il prossimo. Rivisto invece in peggio l’outlook per la Francia, che dovrà accontentarsi di una crescita dello 0,4% nel 2026 e dello 0,7% nel 2027, in entrambi i casi con un taglio di 0,2 punti.
Migliora l’Italia
Gli economisti del fondo hanno poi aumentato di 0,3 punti, da 0,5% a 0,8%, la previsione di crescita dell’economia italiana per il 2026 rispetto a luglio, e hanno aggiunto un decimale anche alla stima per il 2027, portandola allo 0,6%. Sul fronte dei conti pubblici, il deficit tendenziale (cioè prima degli interventi che il governo inserirà in manovra nella cornice del Dpfp) è visto al 2,9% quest’anno, al 2,8% il prossimo e al 2,5% nei due successivi. I numeri risultano leggermente migliori, nel breve periodo, rispetto al quadro del Documento programmatico di finanza pubblica, che indica 2,9% per il 2026 e per il 2027, 2,7% per il 2028 e 2,2% per il 2029.
Allarme inflazione
Nonostante le stime, Tenreyro ha messo in guardia precisando che la traiettoria vede rischi orientati al ribasso: l’inflazione globale è infatti attesa al 4,7% nel 2026 e al 4,1% nel 2027, mentre quella di fondo è vista al 3,9% e al 3,7%. “In parte per effetto di queste forze di domanda e offerta, i costi di finanziamento in diverse economie avanzate sono saliti in una fase di debito elevato”, ha evidenziato. Per l’Fmi la politica monetaria deve quindi restare saldamente concentrata sulla stabilità dei prezzi e l’orientamento deve essere sufficientemente restrittivo da riportare il carovita al target in tempi rapidi, prevenendo effetti di secondo round.
E attenzione al debito
Sul piano fiscale, il Fondo chiede politiche di bilancio contenute, che aiutino a frenare le pressioni della domanda in una fase di rischi inflazionistici in aumento. Inoltre, la salita del costo del credito e le sue implicazioni per la sostenibilità dei conti rendono ancora più impellente l’aggiustamento. Il Fiscal Monitor definisce “urgente” la correzione dei bilanci delle economie del G7 e avverte che la spesa per interessi sta diventando un carico sempre più imponente. Il documento contiene anche un insolito riferimento a un singolo Paese, gli Usa, dove la spesa per interessi raddoppierebbe dal 2,8% del Pil prima della pandemia al 5,7% nel 2031, arrivando ad un livello “grosso modo uguale alla spesa sociale”.
Tre rischi per la stabilità finanziaria
Passando ai mercati, il ‘Global Financial Stability Report’ indica “rischi elevati”, a partire da una possibile violenta correzione dei valori borsistici legati all’intelligenza artificiale: crescono infatti i segnali che le capacità dell’AI possano essere garantite con investimenti più bassi o che i guadagni economici possano rivelarsi inferiori alle attese. Investimenti e redditività più contenuti o meno durevoli, è l’avvertimento, potrebbero innescare “una brusca stretta delle condizioni finanziarie e turbolenze sui mercati”. Altro fronte è quello dei cyberattacchi: con capacità dell’AI sempre più sofisticate, aumenta infatti il pericolo per “istituzioni finanziarie critiche e infrastrutture di mercato”, con un impatto che potrebbe essere grave vista la rapida digitalizzazione del settore. A tutto questo si aggiunge poi anche la lievitazione dei rendimenti dei debiti sovrani, che potrebbe innescare gravi shock a causa della “importanza fondamentale dei mercati obbligazionari”.
Il rischio-spread nell’Area euro si è ridotto
Dal ‘Global Financial Stability Report’ emerge però anche una nota positiva: il rischio-spread nell’Area euro si è ridotto. La condivisione dei rischi tra gli Stati, il meccanismo anti-spread della Bce e le posizioni fiscali più solide di Grecia, Italia, Portogallo e Spagna hanno infatti portato a differenziali di rendimento notevolmente ridotti negli ultimi anni. La convergenza, analizzano gli economisti del Fondo, è proseguita anche dopo l’avvio della riduzione del bilancio di Francoforte, a fine 2022, e i programmi di finanziamento Ue, con prestiti comuni e trasferimenti del Next Generation Eu, hanno avuto un ruolo importante, riducendo i timori su sostenibilità del debito e rischio di ridenominazione. Dal lancio del Ngeu, conclude il documento, la relazione tra spread sovrani e stress sistemico è diventata meno negativa, con effetti particolarmente marcati nel Sud Europa, e gli shock che un tempo spingevano verso il rifugio dei Bund oggi non generano più pressioni di vendita significative sui titoli sovrani del Sud.
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