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La crescita dei depositi superiore a quella del credito è solo temporanea; la liquidità rimarrà sotto forte pressione nel 2027.

Nel suo rapporto “Investment Strategy Outline Report 2027”, gli analisti di SSI Research hanno affermato che, dopo un periodo di crescita pressoché nulla nel primo trimestre del 2026, i depositi hanno registrato una forte ripresa. In particolare, nel periodo compreso tra giugno e settembre, i depositi sono aumentati del 10,6% rispetto all’inizio dell’anno, grazie all’accelerazione dell’erogazione di investimenti pubblici, che ha riportato fondi dal bilancio nel sistema. L’aumento dei tassi di interesse sui risparmi, unito alla performance deludente dei canali di investimento concorrenti (immobiliare, oro, valute estere e criptovalute), ha determinato un incremento significativo dei depositi bancari.

Attualmente, i tassi di interesse sui depositi sono saliti a circa l’8,3% presso le banche commerciali statali, all’8,8-9,4% presso le principali banche commerciali per azioni e al 9,8-10% presso le banche commerciali per azioni di dimensioni minori. Le banche si stanno orientando verso la mobilitazione di capitali a medio e lungo termine per ridurre il divario tra depositi e prestiti e predisporre risorse per progetti a lungo termine.

“La crescita mensile dei depositi ha superato quella dei crediti per la prima volta dal 2023, un primo segnale di allentamento delle pressioni. Poiché questo sviluppo coincide con un periodo di bassa domanda di credito stagionale, la pressione sul capitale si è attenuata nel terzo trimestre, sebbene non sia stata completamente risolta”, ha commentato un analista di SSI Research.

  Nonostante la crescita ottimistica dei depositi, il team di analisi ritiene che le problematiche di liquidità debbano comunque essere monitorate, poiché il quarto trimestre – periodo di picco per il credito – è cruciale da tenere sotto controllo.

Nel terzo trimestre, nonostante un miglioramento nella raccolta dei depositi, il divario tra prestiti e depositi accumulati è rimasto elevato. Con l’aumento del costo del capitale, le banche hanno tutelato il proprio margine di interesse netto (NIM) estendendo le scadenze dei prestiti e indirizzando il credito verso fasce di clientela con rendimenti più elevati, soprattutto nel settore immobiliare.

Alla fine di settembre 2026, la crescita del credito ha raggiunto l’11,59% su base annua. Dopo gli sforzi a breve termine per diversificare i portafogli prestiti nel primo trimestre del 2026, le banche sono tornate ai canali tradizionali nel secondo trimestre del 2026: gli istituti con ampie linee di credito si sono concentrati sui prestiti agli sviluppatori immobiliari (in aumento del 22% su base trimestrale), ai servizi finanziari e all’intermediazione mobiliare (in aumento del 20%) e al commercio all’ingrosso e al dettaglio (in aumento del 6%), mentre le banche commerciali statali eACB hanno continuato a concentrarsi sui grandi clienti aziendali e sulle imprese familiari.

Al contrario, l’erogazione di mutui ipotecari ha subito un rallentamento significativo a causa dell’aumento dei tassi di interesse variabili, che si sono attestati tra il 12% e il 19%, e della persistente scarsità di alloggi a prezzi accessibili. Il settore delle costruzioni ha rappresentato un punto di forza, grazie all’accelerazione dell’erogazione degli investimenti pubblici. Dietro a questo cambiamento, si cela l’aumento dei tassi di interesse medi sui prestiti, dovuto al fatto che i nuovi crediti si sono orientati verso prestiti a medio e lungo termine (in aumento del 6,0% rispetto al trimestre precedente) piuttosto che verso prestiti a breve termine (in aumento del 3,8% rispetto al trimestre precedente).

Nel 2027, il credito sarà destinato in larga misura alle infrastrutture.

Guardando al 2027, gli analisti di SSI Research prevedono che la liquidità potrebbe essere meno volatile, ma risentirà comunque dell’elevata crescita del credito. Gli strumenti a disposizione della Banca di Stato del Vietnam, tra cui le operazioni di mercato aperto (OMO), gli swap valutari e il rifinanziamento, contribuiranno a ridurre la volatilità della liquidità, poiché i rischi sono stati chiaramente identificati.

Tuttavia, ciò non elimina la tensione di fondo: il raggiungimento di un’elevata crescita del credito a sostegno dell’ambizioso obiettivo di crescita del PIL a doppia cifra continuerà a esercitare pressione sul capitale del sistema bancario.

Secondo il team di ricerca, nel 2027 i depositi rappresenteranno ancora la principale fonte di capitale del sistema. Con gli attuali tassi di interesse, i depositi a tempo determinato restano il canale più attraente in termini di adeguamento al rischio, soprattutto perché i canali alternativi stanno diventando meno interessanti: l’oro è altamente volatile, il mercato immobiliare è stagnante e le criptovalute mancano di un quadro giuridico dettagliato.

“Prevediamo un’accelerazione nell’emissione di certificati di deposito e obbligazioni nel 2027, quale ulteriore strumento per ridurre il divario tra crediti e depositi.”

Nel 2027, i canali di investimento pubblico saranno una forza trainante a sostegno del capitale bancario, ma a un ritmo più lento rispetto ai depositi. Accelerare l’erogazione di fondi verso progetti chiave contribuisce a incrementare la liquidità, poiché i capitali fluiscono dal Tesoro dello Stato verso gli appaltatori e ritornano nel sistema sotto forma di depositi.

Nel 2026, grazie a consistenti pagamenti una tantum per l’esproprio dei terreni, si registrerà un’elevata erogazione di fondi, concentrata sulla fase iniziale; con il passaggio dei progetti alla fase di costruzione nel 2027, il ritmo di erogazione rallenterà, a seconda dell’effettivo avanzamento dei lavori, della capacità degli appaltatori e della disponibilità dei materiali, pur rimanendo il portafoglio progetti molto ampio.

Nel frattempo, i prestiti esteri rappresentano solo una fonte supplementare, non il motore principale. I capitali esteri, inclusi i prestiti sindacati, le linee di credito internazionali e i finanziamenti verdi, contribuiscono a diversificare le fonti di finanziamento e ad allungare le scadenze, ma si prevede che aumenteranno lentamente nella fase iniziale.

L’elevato costo del capitale in dollari USA riduce il vantaggio, una volta considerati i costi di copertura del rischio di cambio, mentre il rischio di inflazione dovuto ai prezzi dell’energia potrebbe limitare la capacità della Fed di tagliare i tassi di interesse. Pertanto, finché l’andamento dei tassi di interesse in dollari USA non sarà più chiaro, questo canale rimarrà solo una fonte supplementare di liquidità interna.

Lo sviluppo del mercato dei capitali è molto atteso e considerato una soluzione strutturale, ma richiederà molti anni.

Attualmente, il rapporto credito/PIL si attesta tra il 140% e il 150%, e le attività infrastrutturali a lungo termine non sono compatibili con i depositi a breve termine. Nel periodo 2026-2030, secondo le stime di SSI Research, il portafoglio dei megaprogetti annunciati assorbirà da solo almeno il 30% dell’aumento netto del credito, e questa percentuale potrebbe essere ancora più elevata se si includono le relative catene di approvvigionamento e i progetti non ancora annunciati, concentrandosi sui progetti infrastrutturali a lungo termine nel settore ferroviario, metropolitano e urbano.

Per alleviare la pressione sui capitali del sistema bancario, gli esperti raccomandano che lo Stato possa fornire maggiori finanziamenti diretti per le infrastrutture attraverso prestiti agevolati garantiti dal Governo e tramite obbligazioni di progetto, obbligazioni PPP (Partenariato Pubblico-Privato) e obbligazioni degli enti locali, in grado di finanziare la fase di costruzione fin dall’inizio. La credibilità dello Stato consente agli investitori di assumersi rischi di completamento che gli emittenti privati ​​non sono in grado di coprire.

Nel settore privato, il ruolo delle banche è insostituibile durante la fase di costruzione, quando i rischi sono massimi e il progetto non ha ancora generato flussi di cassa. Solo al completamento del progetto e con la diminuzione dei rischi, il prestito può essere rifinanziato dal costruttore tramite l’emissione di obbligazioni a lungo termine o l’ottenimento di finanziamenti da fonti estere, e rimborsato con i futuri ricavi operativi del progetto.

A prescindere dall’approccio, il principale vincolo rimane a carico degli investitori: i gruppi di holding più adatti sono le compagnie di assicurazione e i fondi pensione, i cui obblighi di debito a lungo termine consentono loro di attendere flussi di cassa che le banche non possono garantire.

Tuttavia, attrarre questo gruppo di investitori dipende dalla risoluzione di questioni di governance, trasparenza e rischi legati a cambiamenti politici e alla rescissione dei contratti: fattori che li rendono ancora restii ai progetti PPP e BT. Un meccanismo di garanzia a copertura delle prime perdite da parte del settore pubblico potrebbe sostenere le imprese, rendendo le obbligazioni emesse dagli investitori sufficientemente attraenti da attirare capitali privati.

Tuttavia, gli esperti prevedono anche che non ci saranno cambiamenti significativi nel 2027. Pertanto, le banche continueranno a essere sia le promotrici che le detentrici dei rischi infrastrutturali, e le recenti misure di allentamento monetario non faranno altro che ritardare, non risolvere, la carenza di capitale.

Nel 2027, si prevede che il credito rimarrà L’attenzione si concentrerà in particolare sul settore delle costruzioni e sulle industrie correlate, in linea con la tendenza ad incrementare gli investimenti pubblici, ammodernare le infrastrutture e sviluppare una rete logistica che colleghi i principali centri economici, mentre l’esigenza di completare i megaprogetti in tempo per l’APEC 2027 – una priorità nazionale assoluta – accresce ulteriormente l’urgenza.

Al contrario, tassi di interesse elevati limiteranno i flussi di capitali verso investimenti immobiliari speculativi e di accumulo, riducendo al contempo la domanda di espansione da parte di famiglie e PMI. Tuttavia, data l’offerta limitata, non si può escludere la possibilità che emergano nuovi meccanismi per incentivare l’acquisto di alloggi sociali e ampliare il credito per gli affitti a lungo termine.

Si prevede che la crescita del credito nel 2027 raggiungerà il 17,9%, trainata dalle banche che hanno ricevuto trasferimenti obbligatori, ovvero MBB, VPB e HDB, con tassi di crescita che continuano a superare la media del settore.


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