#Finsubito news dalla rete – Cataliotti a Tg1 Talks: «La prova formidabile a favore di Sempio? Vi sorprenderà: se le 25 impronte non sono sue, è game over, sono buone solo le consulenze della Procura?»


di
Rosanna Scardi

L’affondo dell’avvocato a TG1 Talks poco prima del giorno più atteso: «Gianpaolo Iuliano e Nicola Caprioli (consulenti tecnici dellaProcura di Pavia) non hanno le competenze di un progettista di scarpe,tanto che hanno preso come parametro la suoletta non fissa, che si puòmettere e togliere rispetto a quella strutturale della scarpa».

«L’impronta della scarpa a pallini non né quella del mio assistito né quella di Stasi». Ad affermarlo è Liborio Cataliotti, alla guida del pool legale che assiste Andrea Sempio, intervistato da Giuseppe La Venia a «Tg1 Talks».
Sul caso Garlasco indagano i magistrati di Pavia e, per un filone, anche la
Procura di Brescia. 

Il giornalista chiede, alla vigilia della presentazione delle controdeduzioni, cioè la risposta alle accuse della Procura verso il suo assistito, quale sia la «prova formidabile» annunciata. «Sulla scena del crimine – sono le parole di Cataliotti – c’è un solo elemento riconducibile all’assassino. Sono le 25 impronte per terra, impronte di calzatura; è evidente che, se è impossibile che le abbia lasciate Andrea Sempio, non è lui l’assassino. Il piede di Sempio non può aver prodotto quelle impronte». L’avvocato difensore entra poi nello specifico. «Dai rilievi compiuti dai Ris di allora – spiega – con macchina digitale con una stessa scala di misura, abbiamo messo un margine di errore, le foto sono fatte da prospettive ideali per prendere le giuste misure e sono illuminate. Abbiamo fatto fare un calco di quell’impronta numero 6 che gli oggi sorprendentemente gli inquirenti dicono sia incompleta; noi, avendo come consulente un progettista di quel tipo di scarpe, siamo riusciti a definire i contorni esatti di quell’impronta all’ingresso del bagno di casa Poggi. Siamo riusciti a recuperare non quattro calzature, ma quattro scarpe Frau dello stesso modello e con la stessa suola di quelle dell’assassino con numeri dal 40 al 43. Abbiamo verificato se quelle scarpe corrispondessero all’impronta. Non vi dico il risultato». 




















































Sulla contestazione che il piede di Sempio fosse cresciuto nel tempo, Cataliotti afferma: «Abbiamo fatto fare i raggi in prospettiva ideale per verificare se vi fossero state alterazioni nella struttura ossea e sullo spessore della zona molle, non vi dico il responso, ma vi sorprenderà». E ancora: «Abbiamo due pareri – anticipa -: quello di un professore universitario e antropologo che insegna in Inghilterra per verificare la crescita del piede dalla maggiore età ai 39 anni e abbiamo fatto fare a un medico di fama nazionale, raggi: quindi antropologo, ortopedico, prova con il calco, prova della calzata. Tutto sarà messo a disposizione della magistratura». Il supplemento di consulenza è relativo alla morfologia della scarpa Frau. «Usando – dice l’avvocato – una macchina che, in scala tridimensionale, riproduce la struttura della scarpa, abbiamo verificato il piano di alloggio di Sempio, e non poteva esserci (oltre due centimetri di differenza); abbiamo raccolto due testimonianze gia allora: una fa riferimento a un magazzino dove quegli scarponcini venivano acquistati, abbiamo recuperato intercettazioni in cui la madre di Sempio diceva che il figlio porta il 44. Serve altro?». 

La conclusione per il legale è che «se le 25 impronte della scarpa non sono state lasciate da Sempio è game over – è la sua opinione -, io chiedo che, con serietà, ci si confronti con il lavoro fatto dai nostri consulenti; credo che un rifiuto aprioristico della fondatezza di queste prove sia deprecabile, ho sentito trasmissioni tv in cui venivano criticate le nostre consulenze che, però, nessuno ha. Come si può prendere per buone solo le consulenze della procura? Gianpaolo Iuliano e Nicola Caprioli (consulenti tecnici della
Procura di Pavia, ndr) non hanno le competenze di un progettista di scarpe,
tanto che hanno preso come parametro la suoletta non fissa, che si può
mettere e togliere rispetto a quella strutturale della scarpa». 

Il discorso si sposta poi sull’impronta 33 intrisa di sangue così come il Dna sulle unghie di Chiara Poggi. «Una cosa sono le consulenze verbali, una gli
esperimenti. Noi abbiamo rifatto un esperimento: verificare se il reagente,
la ninidrina
, venga inibita sull’intonaco del muro. Abbiamo provato con
delle impronte sul muro: una intrisa di sangue, una di sudore, una di altro
materiale, un’altra di nulla e abbiamo visto la reazione cromatica della
ninidrina. Non dà lo stesso responso dell’esperimento della parte avversa.
A cosa servirebbe l’obti test (per rivelare tracce di sangue, ndr) se già il
dato cromatico, dopo il reagente, rivelasse il sangue? Infatti, non è il dato
cromatico rilevante. L’esperimento mostrerà che colore assumerà
l’impronta reagendo alla ninidrina quando è intrisa dei vari materiali».
Non solo. Ci sarebbero otto prove circa le impronte per terra. Prova a
discarico che «escludono – svela Cataliotti – qualunque ipotesi di
responsabilità mentre altri sono indizi che noi sconfesseremo tutti:
sconfesseremo le tracce genetiche sulle dita di Chiara, la ricostruzione
medico legale, addirittura portiamo, con la consulenza sulle impronte,
elementi giovevoli rispetto alla tesi difensiva di Stasi (basti guardare che
scarpe sono state trovate sulla scarpiera di Stasi, la taglia media che gli è
stata assegnata e la nostra consulenza)». 

Su eventuali errori dei Ris, il legale ritiene «possibile ci siano stati errori individuali, penso e auspico in buona fede, dobbiamo sempre ricordare che non inficiano il lavoro dell’Arma». Sulla colpevolezza di Stasi, l’avvocato non si esprime. «Ho predisposto un’eccezione, l’istanza di revisione deve precedere il giudizio su Sempio, che chiederò sia sospeso, poiché non ritengo sia possibile giudicare un nuovo imputato a fronte di una condanna a carico di un altro ritenuto reo».

16 ottobre 2026 ( modifica il 16 ottobre 2026 | 11:09)


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