#Finsubito news dalla rete – Sala e i nuovi scontri a Milano: «Condanna totale». Le critiche a Piantedosi e la replica del ministro: «Radical chic che punta il dito sulla polizia». Il sindaco: «Eviti attacchi personali»


di
Erica Dellapasqua

Il ministro dell’Interno: «Il presidente Meloni con senso di responsabilità ha invitato tutti a condannare con forza le violenze di piazza ma dopo poche ore il sindaco di Milano ha puntato il dito proprio contro le forze di polizia». La Russa: «Senza parole»

Il botta e risposta a distanza, durat0 ore, tra il sindaco di Milano Beppe Sala e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi sugli scontri che sabato hanno messo a ferro e fuoco Milano ha registrato la «condanna totale» del primo cittadino milanese dopo gli ulteriori disordini di domenica con negozi saccheggiati e, altri, violenti scontri in Duomo. Sala, che aveva comunque subito condannato le devastazioni di sabato, aveva contestualmente criticato l’organizzazione dell’ordine pubblico messa in atto 24 ore prima, accusando nei fatti gli Interni di non aver gestito la situazione, sottovalutando – anche numericamente – l’impatto dei manifestanti. 

E oggi il ministro dell’Interno, a quanto si apprende, ha tenuto una riunione con il Capo della Polizia e i massimi dirigenti del Viminale per fare il punto della situazione. Collegato da remoto anche il questore di Milano, Bruno Megale, a cui il ministro ha fatto pervenire la gratitudine nei confronti degli uomini e delle donne in divisa per come hanno fronteggiato i disordini.




















































Piantedosi: «Riflesso istintivo di una certa sinistra radical chic»

Ecco così la replica di Piantedosi, che attacca: «Il presidente Meloni con senso di responsabilità ha invitato tutti a condannare con forza le violenze di piazza e a solidarizzare con le forze dell’ordine vittime di aggressioni ignobili – esordisce Piantedosi -. Ma dopo poche ore il sindaco di Milano ha puntato il dito proprio contro le forze di polizia che, secondo lui, sarebbero state in numero inadeguato per fronteggiare i tanti violenti in piazza Duomo. È il solito riflesso naturale e istintivo di una certa sinistra radical chic che non riesce proprio a condannare i violenti senza qualche distinguo, sempre preferendo guardare a presunte responsabilità dello Stato e dei suoi rappresentanti». «La colpa – dice ancora Piantedosi – sarebbe della Questura, del presunto numero insufficiente di poliziotti schierati, anziché di chi ha scelto di devastare la città e aggredire le forze dell’ordine. Rassicuro il sindaco: l’adeguatezza dei dispositivi di sicurezza viene sempre verificata a posteriori. Anche per prepararsi meglio alle sfide future, di fronte a fenomeni emergenti. Ma una cosa è valutare come prevenire meglio le violenze, un’altra è spostare l’attenzione da chi le commette».

«La responsabilità di chi usa la violenza – continua il ministro – non può essere diluita in una polemica sul numero dei poliziotti, un’operazione di mistificazione della realtà del tutto inaccettabile. In questa occasione e come sempre i poliziotti in piazza c’erano e hanno operato bene, evitando guai peggiori. Se hanno faticato a contenere i violenti, la ragione sta nel fatto che chi indossa la divisa ha delle regole di ingaggio, ha senso di responsabilità, cerca di minimizzare le criticità e reagisce utilizzando la forza pubblica solo quando è strettamente necessario. Dall’altra parte ci sono invece dei delinquenti buoni a nulla e pronti a tutto che vogliono solo colpire, fare del male, creare danni, salvo poi mettersi a lamentare a favore di telecamera quando ci sono le cariche di alleggerimento della polizia».

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«Al di là di polemiche del tutto infondate, nei fatti le forze dell’ordine hanno garantito il diritto di manifestare con la consueta professionalità, intervenendo con equilibrio e accortezza nelle situazioni critiche in cui era necessario farlo. In ogni caso, le azioni proditorie attuate da questi esagitati professionisti del disordine non resteranno impunite», conclude Piantedosi, che aggiorna sul prosieguo dell’inchiesta.

Numerosi arresti, specifica il ministro, e le indagini continuano per individuare tutti i responsabili. La minore età di alcuni protagonisti, avvisa Piantedosi, può «far pensare a una qualche forma di impunità, il governo infatti non si farà intimorire o condizionare da chi sceglie la strada della prevaricazione».

La contro-replica di Sala: «Lavoro da 45 anni»

A stretto giro arriva la replica di Sala: «A Piantedosi che mi equipara alla “sinistra radical chic” dico che un po’ di decenza non guasterebbe. Lavoro da 45 anni, anzi mi faccio un mazzo così da 45 anni, e non permetto a nessuno di dipingermi come uno snob sfaticato». «Pensi a fare la sua parte e eviti gli attacchi personali – aggiunge Sala – . Ricordandogli che ieri ho condannato in modo fermo i violenti che hanno messo a ferro e fuoco Milano, gli dico che se lascia perdere le battute di cattivo gusto e intende lavorare insieme, io ci sono. Come sempre». 

La Russa: «Senza parole»

Nel botta e risposta a distanza tra il sindaco Sala e il ministro Piantedosi interviene anche il presidente del Senato Ignazio La Russa con un laconico: «Senza parole». 

Sulla devastazione, e sulle sanzioni nei confronti dei responsabili, interviene anche il leader della Lega, Matteo Salvini: «Dopo le vergognose scene di guerriglia urbana degli ultimi giorni, già questa settimana riproporremo in Parlamento, dopo troppi ritardi causati da altri in passato, la proposta della Lega per introdurre una garanzia finanziaria a carico degli organizzatori delle manifestazioni a rischio, a copertura degli eventuali danni. Manifestare è un diritto, devastare no. Chi rompe paga».

Mentre Pierfrancesco Majorino, capogruppo Pd in Consiglio regionale della Lombardia e componente della segreteria nazionale dem, giudica «le parole del ministro Piantedosi nei confronti del sindaco Sala, accusato di non prendere le distanze dalle violenze, sono semplicemente folli. La destra sta tentando in tutti i modi di criminalizzare chi protesta e protesterà nel Paese, usando l’inaccettabile violenza di pochi come un pretesto per mettere a tacere le voci di chi non ce la fa, di chi non vede un futuro e protesta per il diritto allo studio, alla casa, al lavoro».

Articolo in aggiornamento…

18 ottobre 2026 ( modifica il 18 ottobre 2026 | 21:03)


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