(Adnkronos) –
Gli adeguamenti degli stipendi dei magistrati sono “previsti per legge” e “gli importi effettivi saranno sensibilmente inferiori a quelli circolati”. Sono le reazioni all’annuncio della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che all’Adnkronos comunica l’intenzione di non firmare il Dpcm per dare seguito alle sentenze che stabiliscono un nuovo metodo di calcolo per gli adeguamenti degli stipendi dei magistrati.
“C’è stata una causa, c’è stata una sentenza, se il governo adempie bene, se non adempie o adempie in parte andremo avanti con il giudizio di ottemperanza. Noi crediamo nello stato di diritto”, dice all’Adnkronos il vicesegretario dell’Anm, Stefano Celli. “Non commento le valutazioni politiche della presidente del Consiglio – precisa Celli – semplicemente intendo dire che noi ci muoviamo attraverso quelli che sono gli strumenti giuridici. Un giudizio di ottemperanza è già in corso, vediamo come va a finire”.
“Nessun regalo. Il Governo deve eseguire le sentenze. La Presidente del Consiglio parla di ‘quasi un miliardo di euro’ di aumenti ai magistrati. È una rappresentazione falsa, e chi la propone lo sa. Non c’è nessun aumento. Non c’è nessun bonus. Non ci sono 100.000 euro a testa: una cifra assurda, palesemente errata, lanciata per montare il furore dell’opinione pubblica. Quelle somme sono dovute per legge”, dice il consigliere laico del Csm Ernesto Carbone.
“Sono state versate in modo scorretto per anni e sono diventate arretrati per colpa di una sola parte: l’Amministrazione, con ritardi gravissimi durati circa sette anni. A dirlo sono i giudici amministrativi. Il Consiglio di Stato ha accertato che i criteri di calcolo usati da Amministrazione e Istat erano illegittimi. Il Tar Lazio ha annullato gli atti relativi al triennio successivo. Il decreto non fa favori a nessuno: esegue sentenze – sottolinea Ernesto Carbone – Gli importi realmente spettanti ai singoli magistrati sono molto inferiori a quelli sbandierati e variano per anzianità e posizione stipendiale. Chiamare ‘regalo’ un obbligo giuridico è una mistificazione. Significa trasformare, scientemente, un dovere dello Stato in una concessione del potere”.
“Peggio ancora sarebbe rifiutarsi di eseguire le sentenze. Ogni nuovo ritardo aumenta i costi per lo Stato, genera altro contenzioso e può configurare un danno erariale, di cui si dovrà rispondere nelle sedi competenti. Il conto? Lo pagheranno i cittadini per coprire l’inerzia o la convenienza politica di chi governa. Respingo con forza la contrapposizione tra magistrati e cittadini in difficoltà. È un artificio retorico. La tutela delle fasce deboli e il rispetto delle sentenze sono entrambi doveri dello Stato – evidenzia Carbone – e nessuno dei due può essere usato come alibi per eludere l’altro. Se il Governo potesse ignorare le sentenze definitive, a pagare sarebbero i più deboli, perché il loro diritto dipenderebbe dal favore del potere di turno. Le sentenze non si trattano. Si eseguono. E la legge vale per tutti, Governo compreso”.
“In relazione alle notizie diffuse sulla stampa in questi giorni in merito agli adeguamenti retributivi dei magistrati relativi ai trienni 2018-2020 e 2021-2023, è doveroso ricordare che gli importi effettivi saranno sensibilmente inferiori a quelli circolati, frutto di una ricostruzione basata su stime non note e in assenza di parametri certi. Va anche precisato che per legge i magistrati non negoziano i propri aumenti. A garanzia dell’indipendenza della magistratura è previsto un meccanismo automatico di adeguamento triennale”, afferma l’Associazione Magistrati della Corte dei conti in una nota.
“Questo meccanismo – spiega la nota – è collegato agli incrementi medi delle retribuzioni già riconosciuti alle altre categorie del pubblico impiego per lo stesso periodo. In passato gli adeguamenti dei due trienni sono stati calcolati con criteri risultati illegittimi. Oggi si tratta, quindi, di corrispondere componenti stipendiali previste dalla legge, che l’Amministrazione ha omesso per anni di versare. In questo modo gli aumenti dei magistrati vengono allineati a quelli già percepiti dal resto del pubblico impiego. L’entità complessiva della somma è la diretta conseguenza di quei ritardi. Ogni ulteriore rinvio non fa che aumentarne il peso. Amcc – conclude la nota – auspica che la questione sia riportata sul piano tecnico e giuridico, che le è proprio, previa verifica delle cifre diffuse, evitandone connotazioni politiche”.
Magistratura Indipendente, corrente all’interno dell’Anm, si esprime con una nota firmata dal segretario generale Antonio D’Amato e dal presidente Giancarlo Dominijanni. “In relazione alle dichiarazioni rese all’Adnkronos dalla Presidente del Consiglio, secondo la quale il Governo dovrebbe destinare ‘quasi un miliardo di euro agli aumenti di stipendio dei magistrati’, Magistratura Indipendente ritiene necessario ristabilire la verità dei fatti. Non si tratta di concedere nuovi aumenti, né di attribuire 100.000 euro a ciascun magistrato (cifra assolutamente esorbitante e palesemente errata). Si tratta di somme dovute per legge, non correttamente corrisposte negli anni e divenute arretrati proprio a causa dei gravi ritardi dell’Amministrazione per circa sette anni”.
“Il Consiglio di Stato ha accertato l’illegittimità dei criteri di calcolo applicati dall’Amministrazione e dall’Istat. Anche il Tar Lazio ha annullato gli atti relativi al triennio successivo. Il decreto, pertanto, non concede un privilegio: dà esecuzione alla legge e – si spiega nella nota – alle decisioni della giustizia amministrativa. Gli importi effettivamente spettanti ai singoli magistrati sono molto inferiori alle cifre diffuse e variano secondo l’anzianità e la posizione stipendiale. Presentare questa vicenda come un ‘regalo’ significa confondere scientemente un obbligo giuridico con una scelta politica discrezionale”, prosegue la nota.
“Ancora più grave sarebbe la volontaria mancata esecuzione delle sentenze. Ritardare ulteriormente l’adempimento può accrescere gli oneri a carico dello Stato, alimentare altro contenzioso e determinare un danno erariale, con eventuali responsabilità da accertare nelle sedi competenti. Non può essere la collettività a sostenere i costi derivanti dalla scelta di non dare tempestiva attuazione a decisioni giurisdizionali vincolanti. Magistratura Indipendente respinge, inoltre, la contrapposizione tra magistrati e cittadini in difficoltà. La tutela delle fasce deboli e il rispetto delle sentenze sono entrambi doveri dello Stato. L’uno non può diventare il pretesto per disattendere l’altro. Se l’esecutivo potesse ignorare sentenze definitive, sarebbero anzitutto i più deboli a pagarne il prezzo: ogni diritto dipenderebbe dal favore del potere di turno. Nessun bonus. Nessun regalo. Le sentenze si rispettano e la legge si applica a tutti, anche al Governo”, conclude Magistratura Indipendente.
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