Il settore immobiliare sta affrontando una delle più grandi transizioni strutturali del dopoguerra. Con gli edifici responsabili del 40% dei consumi energetici e del 36% delle emissioni di CO₂ in UE, infatti, la riqualificazione delle case è ormai una necessità economica.
Per sostenere questa spesa servono tassi agevolati, ma i cosiddetti “mutui green” faticano a consolidarsi, rappresentando appena l’11-12%, delle nuove erogazioni alle famiglie.
Muovendo da questa fotografia, un recente studio della Banca d’Italia ha lanciato una proposta per una definizione semplificata di finanziamento verde a livello europeo, puntando a scardinare il labirinto burocratico che frena il mercato.
Il problema attuale, infatti, non è la mancanza di liquidità, ma l’assenza di una lingua comune, perché quando una banca vuole applicare queste regole per erogare un prestito, si scontra con requisiti di difficile, se non impossibile, dimostrazione documentale, che spingono molti Istituti a fare un passo indietro, per il timore di subire accuse di greenwashing (ecologismo di facciata) da parte delle autorità di vigilanza o dei mercati finanziari.
Quando la complessità frena il mercato:
Nel 2020, l’Unione Europea ha creato la “Tassonomia UE”, un dizionario monumentale progettato per definire con precisione chirurgica cosa sia ecosostenibile e cosa non lo sia: tecnicamente perfetto, ma quasi inapplicabile nella quotidianità di una filiale bancaria.
Il problema principale è il principio del DNSH, ovvero l’obbligo di non arrecare danno a nessun obiettivo ambientale.
Perché un mutuo sia considerato “verde” secondo le regole europee, non basta che la casa sia in una classe energetica elevata. La banca dovrebbe verificare, ad esempio, il flusso al minuto dei rubinetti, la riciclabilità dei detriti o l’assenza di formaldeide nei materiali, oltre al rispetto dei diritti dei lavoratori nell’intera filiera edile: una mole di dati oggi introvabile negli atti di compravendita.
Di fronte a questa complessità, la stragrande maggioranza delle banche europee (come rilevato dall’EBA) ha rinunciato ad applicare lo standard UE, sviluppando criteri interni e frammentando il mercato a scapito della trasparenza per i consumatori.
La proposta di Banca d’Italia:
Per sbloccare il mercato, la Banca d’Italia suggerisce di non cancellare le attuali leggi europee, ma di sdoppiarle. L’idea è quella di creare un sistema a due velocità: mantenere il percorso burocratico oggi in vigore per i grandi progetti immobiliari e affiancarne uno del tutto nuovo, rapido e semplificato, per le famiglie e i piccoli risparmiatori:
La situazione attuale
- Consiste nell’allineamento totale alla complessa Tassonomia UE già in vigore dal 2020.
- Richiede la dimostrazione del principio DNSH, obbligando a certificare ogni minimo dettaglio del cantiere.
- Resta lo standard inevitabile per i grandi fondi di investimento internazionali, gli unici dotati di uffici legali e risorse per gestire una simile mole di documenti.
La proposta di Banca d’Italia
- È il nuovo “binario veloce” ideato per far ripartire subito il mercato dei mutui per i cittadini.
- Cancella l’obbligo di documentare i requisiti burocratici del DNSH, concentrandosi solo sui risultati reali.
- Si affida unicamente a strumenti che le famiglie possiedono già, come l’Attestato di prestazione energetica (la pagella energetica della casa).
Come si otterrebbe il mutuo a tassi agevolati:
Se la proposta di Banca d’Italia venisse accolta in Europa, cosa dovrebbe presentare concretamente un cittadino per ottenere un mutuo “Green” a tassi scontati? Il nuovo percorso semplificato prevedrebbe tre situazioni precise, con requisiti che la banca verificherebbe sulla carta prima dell’inizio o al termine dei lavori:
| Cosa finanzia il mutuo | Il requisito richiesto |
|---|---|
| Nuove Costruzioni | L’edificio deve garantire un consumo di energia inferiore di almeno il -10% rispetto ai già severi standard di legge previsti per le nuove case a energia quasi zero (NZEB) o, in alternativa, posizionarsi al vertice assoluto della classificazione energetica nazionale. |
| Acquisto di una casa (Nuova o Usata) | Basta presentare la pagella energetica dell’immobile (APE) in classe A o B, oppure dimostrare che la casa rientra nel miglior 15% degli edifici più efficienti della regione. |
| Ristrutturazioni Edilizie | I lavori devono garantire (con una verifica prima e dopo i lavori di ristrutturazione) il salto di almeno una classe energetica, oppure una riduzione certificata di almeno il -30% rispetto ai consumi precedenti. |
Perché il mutuo green riduce i costi del credito:
La semplificazione proposta da Banca d’Italia non è solo una misura burocratica, ma il presupposto per favorire una riduzione dei tassi di interesse a beneficio delle famiglie. La logica economica si basa sul fatto che un immobile a basso consumo riduce i costi di gestione per chi lo abita, migliorando la stabilità finanziaria del finanziamento.
Questo meccanismo si sviluppa su tre livelli:
- Minore rischio di insolvenza: Chi vive in un edificio efficiente affronta spese fisse per riscaldamento ed elettricità molto più contenute. Questo risparmio protegge il reddito familiare dalle impennate dei prezzi energetici e riduce il rischio che il cliente non riesca a pagare le rate del finanziamento, rendendo il mutuo più sicuro per la banca rispetto a un prestito su una casa energivora.
- Tenuta del valore della casa nel tempo: Una casa riqualificata difende il proprio valore commerciale sul mercato rispetto al deprezzamento che colpirà gli edifici non in linea con i futuri standard europei. Per l’istituto di credito, ciò significa che l’immobile posto a garanzia del prestito mantiene una solidità patrimoniale elevata nel tempo.
- La prospettiva dello sconto sul tasso: Se i dati sul minor rischio dei mutui verdi diventeranno stabili, le banche potranno ridurre le riserve di capitale che le autorità di vigilanza impongono di accantonare a copertura dei rischi. Questo risparmio sui costi operativi delle banche potrà tradursi in un’offerta di mutui strutturalmente più convenienti, alimentando un circolo virtuoso tra tassi di interesse più bassi e case più efficienti.
L’adozione della classificazione a due percorsi suggerita dalla Banca d’Italia offre una risposta pragmatica alle difficoltà attuali della transizione energetica nel settore immobiliare. Integrando i rigidi standard europei con un percorso più accessibile, la proposta metterebbe al riparo gli istituti di credito da dubbi e incertezze normative, facilitando la concessione del credito a condizioni agevolate.
In questo modo, l’efficienza energetica degli immobili smette di essere un ostacolo burocratico e si trasforma in un parametro chiaro, capace di guidare verso investimenti consapevoli e di favorire l’accesso a condizioni di mutuo strutturalmente più vantaggiose.
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