#Finsubito news dalla rete – Banche Usa, i figli di Jp Morgan & Co. Ecco i principali istituti di credito americani dopo i big di Wall Street


C’è tutto un mondo oltre Jp Morgan & co. Negli Stati Uniti il settore del credito non si ferma ai giganti di Wall Street e anche il resto del continente è popolato da una serie di grandi banche che Global Finance, il magazine di Class Editori, ha recensito e premiato sulla base delle performance. In tutto il Nord America la migliore è la canadese Bank of Montreal, mentre negli Usa svetta Bank of America, seconda nel Paese per attivi. Davanti, sul fronte dei crediti, c’è il colosso Jp Morgan e dal terzo gradino del podio in giù ci sono Citi, Wells Fargo, Goldman Sachs e Morgan Stanley. Dopo c’è un elenco sterminato di banche regionali, con numeri di tutto rispetto.

Certo, la distanza è notevole. Anche perché non è facile competere con giganti che insieme valgono 2.250 miliardi di dollari in borsa e hanno archiviato il terzo trimestre con 43,6 miliardi di utili (+7%). Si spiega allora il divario di 200 miliardi di market cap tra Morgan Stanley, fanalino di coda dei Big Six con 292 miliardi di capitalizzazione, e Us Bancorp, l’istituto di Minneapolis primo della lista – per attivi – del nutrito gruppo delle outsider americane.

Non solo i big

La distanza non deve trarre in inganno. Gli istituti regionali sono centrali per il finanziamento dell’economia a stelle e strisce, e hanno dimensioni paragonabili a quelle dei principali player europei. Us Bancorp ha più di 720 miliardi di dollari di attivi, un terzo in meno delle italiane Unicredit e Intesa Sanpaolo. Si tratta di un istituto commerciale e specializzato anche nei servizi di pagamento e nel wealth management. Una banca che come le rivali italiane è portata per il risiko perché nel 2022 ha comprato Union Bank da Mitsubishi per 8 miliardi.

Subito dopo c’è Capital One Financial con 674 miliardi di attivi e una capitalizzazione di 127 miliardi. L’istituto è forte nel credito al consumo e nei servizi di pagamento, sempre con una predisposizione all’m&a perché a maggio 2025 ha acquisito Discover Financial Services. La banca di McLean (Virginia) ha dovuto sborsare 35 miliardi, ma così si è assicurata il rivale famoso in tutti gli Stati Uniti per le sue carte di credito.

Figlie del m&a

Per trovare la nona banca americana per attivi basta salire un po’ più a Nord, a Pittsburgh in Pennsylvania. Pnc Financial Services vale 90 miliardi a Wall Street e in lei convivono un’anima retail, una corporate e una votata all’asset management. Il gruppo è in continua espansione perché a gennaio ha comprato FirstBank con la sua rete concentrata in Colorado e Arizona. Operazione chiusa a cinque anni di distanza dall’acquisto di Bbva Usa per oltre 11 miliardi.

Era il 2021. Solo due anni prima nasceva Truist Financial dalla fusione alla pari tra Bb&T e SunTrust Banks, istituti con una lunga tradizione nel Sud-Est degli Usa. Anche in questo caso una grande rete retail si combina con attività corporate e di wealth management. Una banca a tutto tondo con 550 miliardi di attivi e una capitalizzazione di circa 60 miliardi, che nel 2023 ha scelto di liberarsi di una parte rilevante delle attività assicurative per rendere il modello di business più snello.

New York, New York

Sempre a Est, ma questa volta nella Grande Mela, c’è il cuore pulsante di The Bank of New York Mellon, nata nel 1784 per mano di Alexander Hamilton, uno dei padri fondatori degli Stati Uniti. Ben 240 anni di storia, insomma, per una delle maggiori banche depositarie al mondo con 525 miliardi di attivi, oltre 5,5 miliardi di utili nel 2025 e una capitalizzazione vicina ai 100 miliardi.

Dalla East Coast si passa al Texas, dove a Westlake ha messo radici Charles Schwab Corporation, gigante da quasi 160 miliardi di market cap. In realtà si tratta di una piattaforma di servizi finanziari e d’investimento, ma che possiede anche una banca commerciale. Charles «Chuck» Schwab l’ha fondata nel 1971, trasformandola in una pioniera del discount brokerage offrendo commissioni ben più basse dei competitor. Un modello che continua ad avere successo come dimostrano i quasi 9 miliardi di utili del 2025.

La fuga delle europee

Il mondo delle banche regionali americane non finisce qui ed è popolato da una lunga serie di campioncini come Td Bank, la filiale statunitense di Toronto Dominion Bank con base a Mount Laurel, nel New Jersey. Senza dimenticare Fifth Third Bancorp, con sede a Cincinnati in Ohio, diventato uno dei maggiori gruppi degli Stati Uniti dopo la fusione quest’anno con Comerica. Merger che ha spinto gli attivi a quasi 300 miliardi. La lista è ancora lunga ma quel che accomuna tutti gli istituti americani è la possibilità di muoversi in un contesto più morbido di quello delle rivali europee. Negli Usa le regole sono meno rigide, vantaggio competitivo che l’Ue sta provando a colmare per non far allargare ancora il gap con i giganti di Wall Street.

C’è un rovescio della medaglia. Le norme più leggere hanno favorito le recenti crisi del settore bancario americano, ultima quella di Sillicon Valley Bank, fallita nel 2023 dopo una repentina fuga dei depositi. Un calo della fiducia che qualche settimana dopo ha colpito First Repubblic, messa al sicuro dal campione nazionale Jp Morgan per evitare problemi a livello sistemico. Ne viene fuori un panorama complesso, in cui non è semplice muoversi anche per la forte concorrenza dei big. Competizione che in passato ha spinto le banche europee (vedi Bnp Paribas e Bbva) a una progressiva ritirata dagli Usa. Il trend però potrebbe invertirsi come induce a pensare Santander, il più grande istituto Ue, che quest’anno ha comprato Webster Financial Corporation per 12,3 miliardi di dollari.

Oltre gli Usa

Le banche spagnole sono protagoniste anche nel resto dell’America. In quella Centrale, per Global Finance, la performance migliore è della colombiana Davivienda. Ma se si va in Messico, e si prende il dato degli attivi, i numeri più rotondi sono quelli proprio di Bbva e Santander, insieme a Banorte. In Argentina, invece, è Banco Nación a svettare su tutte per dati di bilancio, seguita a debita distanza da Banco Galicia, numero uno del Paese secondo il magazine di Class Editori. Premio che in Brasile va Btg Pactual, mentre a livello di attivi la sfida è tra Itaú Unibanco (migliore dell’America Latina per Global Finance) e Banco do Brasil, tallonate da Caixa Econômica Federal, controllata dal governo federale.

Anche nel settore bancario del Sud America, come in quello di Europa e Usa, è in corso una profonda trasformazione e i player tradizionali sono insediati da nuovi attori digitali. Il caso più eclatante è quello della brasiliana Nubank, diventata una delle principali fintech globali con una capitalizzazione di oltre 70 miliardi di dollari a Wall Street. Nelle scorse settimane il gigante di San Paolo aveva tentato di comprare la banca digitale inglese Monzo. Alla fine l’operazione da 10 miliardi di sterline è saltata, ma ha svelato al mondo la potenza di fuoco degli istituti di nuova generazione. (riproduzione riservata)


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