#Finsubito news dalla rete – ANote: quando la musica diventa un investimento, la finanza incontra i diritti d’autore


È musica o investimento? Tutte e due le cose per Marzio Schena, fondatore e amministratore delegato di ANote, piattaforma di investimento sui diritti musicali. Classe 1990, Schena ha iniziato la sua carriera nel mondo dei fondi Ucits. Proprio da questo contesto, negli anni dei tassi di interesse negativi, nasce lo stimolo per ricercare nuove asset class in grado di offrire rendimenti slegati dai cicli macroeconomici tradizionali. E la musica diventa investimento per tutti.

Quando hai capito che i cataloghi dei diritti d’autore musicali avrebbero potuto diventare un’opportunità di investimento?

“Nei primi anni 2000, analizzando il settore musicale e confrontandomi con editori ed etichette discografiche, ho notato che il mercato veniva da 15 anni di contrazione. L’introduzione dei CD nel 1999 e la diffusione di Napster avevano portato a un forte calo dei profitti. Nel 2017 si è però fatta strada una nuova modalità di fruizione della musica, lo streaming. Sebbene molti fossero scettici, io ritenevo sarebbe stata una svolta per il settore. In effetti fu proprio in quel momento che il mercato della musica raggiunse il minimo. Contemporaneamente, nel mondo dei fondi d’investimento dove lavoravo, i tassi di interesse negativi rendevano difficile spuntare rendimenti interessanti, anche solo del 2%”.

Dal punto di vista giuridico ed esecutivo, come viene considerato l’investimento in diritti musicali?

“Il diritto musicale ha la grande fortuna di essere per natura infinitamente divisibile. Non c’è bisogno di creare una SPV (società veicolo n.r.d.) per emettere prodotti finanziari e permettere di investire al grande pubblico. Noi stipuliamo contratti di acquisizione dei diritti economici esattamente identici a quelli che etichette, editori e artisti hanno sempre firmato tra loro. La maggior parte delle volte non è l’artista diretto a cederci i diritti, ma l’autore, l’editore, l’etichetta o il manager discografico”.

Matteo Cernuschi, Marzio Schena e Gregoire Mathonet, i tre soci fondatori di ANote, seduti su un divano durante un set fotografico.
Matteo Cernuschi, (a destra), Marzio Schena (al centro), Grégoire Mathonet, rispettivamente direttore operativo, amministratore delegato e direttore tecnologico di ANote.Autore: Ufficio stampa

Quali artisti o brani sono presenti nei vostri cataloghi?

“Ci focalizziamo su cataloghi con uno storico (track record) di royalties il più stabile possibile, applicando un multiplo valutativo sui flussi di cassa medi generati. La maggior parte dei ricavi è riconducibile al singolo e analitico utilizzo di una canzone nel tempo. In piattaforma abbiamo opere molto famose. Abbiamo i diritti su brani di Beyoncé e delle Destiny’s Child e degli Zero Assoluto, solo per fare due esempi. Oltre al singolo catalogo, offriamo la possibilità di acquistare i Bundle, che allocano automaticamente le risorse su tutti i cataloghi disponibili e acquistabili sulla piattaforma”.

Come funziona il processo per investire con Anote e quali sono i rendimenti medi attesi?

“Il primo passo è scaricare l’app sullo smartphone o accedere da un pc. Dopo la creazione dell’account e il deposito dei fondi si può procedere all’acquisto delle quote dei cataloghi disponibili come si farebbe su una piattaforma finanziaria con una qualsiasi azione. Il mercato secondario che abbiamo strutturato segue la logica di funzionamento dei mercati finanziari tradizionali, con spread bid-ask per la vendita e l’acquisto dei cataloghi che si attestano tra lo 0,5% e il 2%. I rendimenti variano a seconda della tipologia di catalogo. Per esempio, i cataloghi con canzoni storiche generano rendimenti costanti e stabili, tra il 6% e il 7%. I cataloghi più recenti presentano invece rendimenti più elevati, tra l’8% e il 13%, in quanto la costanza nei pagamenti delle royalties è meno sicura. In media, quindi, ci attestiamo intorno al 10%”.

Potremmo paragonare i cataloghi “storici” a dei titoli di Stato o ad azioni di società che generano dividendi con frequenza regolare.

“Il mio obiettivo, quando ho pensato ANote, era creare un’alternativa di investimento che offrisse un ritorno maggiore senza le complessità di altri investimenti alternativi, come opere d’arte o immobili. I flussi delle royalties, peraltro, non sono correlati ai mercati finanziari o allo scenario macroeconomico, ma dipendono unicamente dagli ascolti. Tuttavia, le valutazioni possono essere influenzate dal costo opportunità di detenere l’investimento a confronto con i tassi di interesse di mercato. Quando questi ultimi salgono, i rendimenti richiesti dagli investitori aumentano e, come conseguenza, può esserci più concorrenza sui cataloghi che hanno rendimenti meno elevati”.

Con che frequenza vengono distribuiti i rendimenti?

“Dipende dalla società che gestisce i diritti dell’autore del brano. In Italia la Siae distribuisce i diritti ogni tre mesi. Avendo in piattaforma molti cataloghi e molti artisti internazionali eroghiamo in media le royalties ogni tre giorni”.

Chi sono gli investitori che investono con ANote?

“Ci sono molteplici tipologie di investitori, dai fan e collezionisti, che amano la musica e vogliono possedere un pezzettino del loro artista preferito, ma che sono una minoranza in termini di volumi e numeri, ai player esperti del settore. Royalty fund ed etichette discografiche, oltre a cedere royalty ad ANote sono essi stessi investitori. Poi ci sono gli utenti individuali retail, la componente più importante, che cercano una fonte di reddito costante e una diversificazione di portafoglio, e gli investitori professionali e i family office. Questi ultimi si concentrano tipicamente su cataloghi più vecchi, che in ambito musicale sono storicamente più stabili, in quanto il loro obiettivo è tutelare il patrimonio dei loro clienti”.

Quali sono i prossimi passi nella strategia di sviluppo di Anote?

“La nostra strategia di sviluppo si basa su due pilastri. Il continuo miglioramento della piattaforma in termini di usabilità, trasparenza e semplicità e un focus sugli investitori professionali. Stiamo creando strumenti avanzati per chi già gestisce e investe in portafogli di diritti musicali. La nostra ambizione è diventare un Bloomberg dell’industria musicale, affiancando alla gestione del portafoglio le funzionalità di accesso al mercato per clienti retail ed istituzionali”.


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