#Finsubito news dalla rete – Opa Intesa–MPS: un’operazione contro l’interesse del Paese e del sistema bancario


L’Offerta Pubblica di Acquisto di Intesa Sanpaolo su MPS non è un semplice passaggio azionario, ma un’operazione di concentrazione che delinea una netta e strutturale non convenienza per il sistema bancario e per l’interesse strategico del Paese.

È quanto emerge dal Dossier di supporto al Manifesto promosso da analisti ed esperti del settore, che analizza simultaneamente gli impatti sui mercati del credito, del risparmio gestito e delle polizze assicurative.

Il documento evidenzia forti dubbi sulla triangolazione tra Intesa e Unipol, un assetto che ricalca fedelmente il precedente “schema UBI”. Unipol viene utilizzata di fatto come veicolo di decongestionamento antitrust per assorbire 635 sportelli eccedenti. In questo modo, Intesa punta a superare i veti dell’AGCM e della BCE per blindare i veri asset strategici dell’operazione: il Wealth Management e il controllo del 13,35% di Generali tramite Mediobanca.

Sotto il profilo finanziario, il Dossier mappa in modo meticoloso la provenienza dei fondi: Unipol sosterrà l’esborso da 3-3,5 miliardi di euro attraverso un imponente aumento di capitale da 2,5 miliardi di euro, coperto per il 50,27% dalle grandi cooperative socie (Coop Alleanza 3.0, Holmo, Nova Coop, Cooperare, Coop Liguria, Coop Lombardia) e per il resto dal mercato e da liquidità interna. Questo drenaggio di risorse massive dal settore assicurativo e dall’economia reale rischia di essere ripagato azzerando la concorrenza futura sul mercato delle polizze, blindando le reti commerciali con accordi di distribuzione esclusivi a scapito dei consumatori.

I rischi per l’ecosistema economico nazionale sono critici. L’eliminazione di MPS riduce drasticamente la biodiversità del credito e penalizza le piccole e medie imprese, private di un interlocutore autonomo sul territorio. La nascita di un super-duopolio asimmetrico congela il libero confronto sulle tariffe e sulla gestione del risparmio.

Per l’Italia, concentrare quote massive di sportelli, risparmio e fili di influenza societaria sotto un unico centro di coordinamento eleva il rischio sistemico. Di fronte a futuri shock sui tassi, tensioni sullo spread o incidenti cyber su larga scala, l’intelaiatura finanziaria nazionale si troverebbe priva di alternative operative e strutturalmente più vulnerabile. Un prezzo insostenibile per il Paese che i profitti privati e l’ottimizzazione regolamentare dell’OPA non possono in alcun modo giustificare.L’OPA non può essere esaminata come un semplice trasferimento azionario: è un’operazione complessa che ridisegna strutturalmente i mercati del credito, del risparmio gestito e delle polizze in Italia. Il progetto industriale complessivo delinea una netta e comprovata non convenienza per il sistema bancario e per l’interesse strategico del Paese.

Cosa rimane e cosa cambia

• Perimetro Intesa: trattiene l’intera Mediobanca, il marchio e circa 625 sportelli MPS. Questo blocco esprime circa l’80% dell’utile netto 2025 stimato di MPS e Mediobanca complessivamente.

• Perimetro Unipol (BPER): acquisisce una banca comprendente il marchio MPS, circa 635 sportelli e la maggioranza delle strutture centrali per operare autonomamente, per un valore stimato tra 3 e 3,5 miliardi di euro. Unipol ha già ricevuto il via libera AGCM al controllo di fatto di BPER (16 ottobre).

• Il nodo della governance assicurativa: Intesa (3,13%) e MPS attraverso Mediobanca (13,35%) incrociano quote strategiche in Generali Assicurazioni al 7 ottobre 2026. L’IVASS ha rilasciato un’autorizzazione prudenziale preventiva il 16 settembre, ma restano aperti i nodi concorrenziali sui canali di influenza e sui potenziali conflitti d’interesse.

Triangolazione Intesa-Unipol: lo schema UBI e la copertura finanziaria

• Il precedente dello schema UBI: l’intervento ex-ante di Unipol ricalca fedelmente l’OPAS su UBI Banca. Unipol funge da “veicolo di decongestionamento antitrust” assorbendo sportelli e quote di mercato eccedenti, permettendo a Intesa di superare preventivamente i veti delle autorità e centralizzare gli asset a più alto valore (Wealth Management e Mediobanca).

• La provenienza dei fondi (aumento di capitale): l’esborso imponente di 3-3,5 miliardi è coperto da un aumento di capitale sul mercato da 2,5 miliardi di euro (a 20,56 euro per azione). La quota rimanente arriverà dalle riserve liquide interne del gruppo assicurativo.

• L’impegno delle cooperative: Il 50,27% dell’aumento di capitale (oltre 1,25 miliardi di euro) è interamente garantito dall’impegno delle grandi cooperative socie (Coop Alleanza 3.0, Holmo, Nova Coop, Cooperare, Coop Liguria, Coop Lombardia).

• Estrazione di valore futuro: questo massiccio drenaggio di capitale rischia di essere remunerato blindando i canali di bancassicurazione della nuova rete tramite accordi commerciali esclusivi. L’investimento verrebbe così pagato indirettamente dai consumatori finali a prezzo di un azzeramento della concorrenza tariffaria e di un ridotto confronto dei prezzi.

Rischi per il territorio, l’occupazione e il Paese

• Credito alle PMI: la scomparsa di un polo autonomo riduce drasticamente la biodiversità del credito provinciale e locale, impattando sulle politiche di concessione dei prestiti e sulla capacità deliberativa territoriale.

• Costi sociali e di rete: le 2,9 miliardi di sinergie annue previste a regime si basano su circa 6.800 uscite volontarie. Gli impegni dichiarati per salvaguardare il territorio e il marchio a Siena (hub tecnologico) mancano di clausole di verifica vincolanti e verificabili.

• L’istruttoria AGCM: L’Autorità Garante ha aperto il 14 settembre 2026 l’istruttoria C12836 su una pluralità di mercati bancari e assicurativi, a conferma della criticità sistemica dei livelli di concentrazione attesi.

Conclusione

L’operazione delinea una netta e strutturale non convenienza per il sistema bancario e per l’interesse strategico del Paese. L’eliminazione di MPS riduce la biodiversità del credito sul territorio, privando le piccole e medie imprese di un interlocutore autonomo. La triangolazione Intesa-Unipol, finanziata drenando 2,5 miliardi dal sistema cooperativo e dal mercato, serve unicamente a superare i veti antitrust per consolidare posizioni dominanti. Il risultato è un super-duopolio asimmetrico che congela la concorrenza reale sul risparmio e sulle polizze a scapito dei consumatori.

Per l’Italia, concentrare quote massive di sportelli, risparmio gestito e influenze societarie (fino a Mediobanca e Generali) sotto un unico centro di coordinamento eleva il rischio sistemico a livelli precari. Di fronte a shock sui tassi, tensioni sullo spread o incidenti cyber, il Paese si troverebbe privo di alternative operative e strutturalmente più vulnerabile: un prezzo insostenibile che i profitti privati e le sinergie di breve periodo dell’OPA non possono giustificare.


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