#Finsubito news dalla rete – Dove la banca investe i tuoi soldi? Chi decide sul denaro


Questo articolo fa parte del dossier La finanza che conviene

La finanza che conviene è un dossier di Valori.it, realizzato insieme a Valor Social, che mette alla prova un luogo comune: che la finanza etica costi in termini di rendimenti. I dati dicono il contrario. E se si mettono in conto clima, guerre e diseguaglianze, la convenienza è ancora più netta.

Gli articoli del dossier

Incontrate un conoscente che vi fa una proposta: vi chiede di prestargli 50 euro per andare a giocare alle corse dei cavalli. Se vince ve li ridà, magari con un regalo extra. Altrimenti niente, amici come prima. Chi accetterebbe una cosa del genere?

Eppure, quando depositiamo i nostri soldi su un conto corrente o li affidiamo a un gestore finanziario, spesso è come se non fossero più nostri. O meglio, magari ci preoccupiamo del rendimento e delle altre condizioni economiche, ma difficilmente ci chiediamo che cosa farà l’intermediario finanziario con queste risorse.

Il denaro non è neutro. Come dice Gordon Gekko in Wall Street di Oliver Stone, «il denaro non dorme mai». Una volta entrato nei circuiti finanziari, viene prestato o investito. Ma dove? I nostri soldi alimentano l’economia del territorio o finiscono in qualche paradiso fiscale? Servono a sostenere l’agricoltura biologica o un traffico di armi?

Il segreto bancario e dove la banca investe i nostri soldi

Se proviamo a chiedere alla nostra banca di farcelo sapere, la risposta più probabile è un bellissimo opuscolo pieno di foto di pannelli solari e imprenditori felici, con esempi di finanziamenti che hanno prodotto ricadute positive. Se cerchiamo di andare più nel dettaglio, però, inevitabilmente ci scontriamo con il muro del segreto bancario.

Il segreto bancario non è frutto di una specifica imposizione normativa, né si fonda su motivazioni particolarmente valide. Per le persone fisiche possono esistere fondati motivi di privacy: nessuno vuole far sapere a tutti di aver chiesto un prestito per spese mediche. Per le persone giuridiche, al contrario, tali motivazioni non sussistono. Perché allora le banche non fanno sapere dove e come impiegano i risparmi dei loro clienti?

In Italia c’è una banca che lo fa. Una sola. Sul sito di Banca Etica chiunque può consultare tutti i finanziamenti erogati alle persone giuridiche: l’elenco completo, da quando la banca è nata nel 1999, oppure per anno, per regione, per tipologia di impresa o settore di attività.

Le caratteristiche distintive della finanza etica sono diverse. Criteri di esclusione per le attività con impatti negativi sull’ambiente o sulla società. Una valutazione di impatto delle realtà che chiedono un finanziamento. Ancora prima, il rifiuto delle attività speculative e l’idea che la finanza debba essere un mezzo al servizio delle persone e del pianeta, fortemente ancorata all’economia reale. Tra i punti centrali c’è anche il lavoro in rete con altre banche etiche e altre organizzazioni in Italia, in Europa e nel mondo.

Partecipazione e trasparenza, il controllo dal basso sul denaro

Due aspetti, però, sono forse ancora più centrali e caratterizzano la finanza etica rispetto a quella tradizionale: la partecipazione e la trasparenza. Partecipazione significa prima di tutto che soci e clienti possono costruire insieme il progetto e il percorso della banca etica. Non solo perché nelle banche cooperative vige il principio «una testa, un voto» e non «un euro, un voto», come nelle banche costituite in società per azioni. Partecipazione significa anche che i soci che lo desiderano possono contribuire direttamente alle valutazioni di impatto dei finanziamenti. È un modo per esercitare un controllo dal basso, perché la base sociale possa verificare che la banca rispetti in toto i principi su cui è nata. Un percorso che migliora la conoscenza diretta tra la banca e le realtà finanziate, e che contribuisce così a ridurre i rischi di credito.

Questo aspetto rimanda direttamente alla trasparenza. La finanza è purtroppo caratterizzata da un’enorme asimmetria informativa. Come accennato, negli ultimi tempi è difficile trovare un’impresa finanziaria che non si definisca “sostenibile”. Dietro la facciata, però, gli impegni possono essere molto limitati. Le stesse autorità europee di vigilanza su banche e mercati finanziari denunciano da tempo il greenwashing del settore e cercano di porvi rimedio. Regole per contrastare questo fenomeno e, più in generale, per ridurre l’impatto sociale e ambientale di una finanza orientata unicamente al massimo profitto sono fondamentali.

Cambiare banca per sottrarre risorse all’economia insostenibile

Accanto a questo approccio “dall’alto” è altrettanto importante che ce ne sia uno “dal basso”, che parta da una riflessione sull’uso del denaro. È vero che i nostri risparmi, presi singolarmente, sono meno di una goccia nell’oceano dei capitali che circolano sui mercati finanziari. Ma su questi mercati i principali attori sono quattro: banche, fondi di investimento, fondi pensione e assicurazioni. Sono loro a muovere gran parte dei capitali in giro per il mondo. E tutti e quattro si alimentano con i nostri risparmi.

Nei comportamenti quotidiani cerchiamo di ridurre il nostro impatto sull’ambiente, ma magari i nostri soldi, lasciati in banca, producono l’effetto opposto. Ci arrabbiamo per le diseguaglianze e le ingiustizie a cui assistiamo ogni giorno, mentre i nostri risparmi le alimentano. In poche parole, troppo spesso siamo complici inconsapevoli del sistema di cui siamo vittime.

Cambiare banca o gestore finanziario produce diversi effetti. Prima di tutto sottrae risorse a un’economia con impatti devastanti dal punto di vista ambientale e sociale. In secondo luogo, alimenta modelli alternativi, i cui impatti sono invece positivi. Ma, cosa altrettanto importante, dà un esempio e lancia una sfida al resto del sistema finanziario. A chi sostiene che il segreto bancario impone di non rivelare dove finiscono i nostri soldi. A chi afferma che non si può fare banca senza finanziare l’industria del petrolio, del carbone o delle armi. La stessa crescita del greenwashing in ambito finanziario, e lo sforzo di quasi tutte le banche per darsi un’immagine “sostenibile”, sono probabilmente la migliore testimonianza di quanto la finanza etica sia cresciuta negli ultimi anni.

Possiamo e dobbiamo riprenderci il controllo sul nostro denaro. È un percorso che ci riguarda tutti direttamente, per trasformare la finanza da parte del problema, che si parli di ambiente o di temi sociali, a parte sostanziale della soluzione.


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