La Convenzione BWM verso un nuovo equilibrio tra tutela ambientale e operatività delle flotte. ICS: i futuri requisiti dovranno tenere conto delle condizioni reali di navigazione
La gestione delle acque di zavorra si prepara a un importante passaggio regolatorio. La revisione della Convenzione internazionale per la gestione delle acque di zavorra (Ballast Water Management – BWM) da parte dell’Organizzazione marittima internazionale (IMO) rappresenta infatti uno dei principali dossier normativi in corso per il settore dello shipping mondiale e dovrebbe concludersi entro l’autunno del 2028.
Il processo porterà alla modifica sia degli strumenti obbligatori – la Convenzione BWM e il relativo Codice sui sistemi di gestione delle acque di zavorra (BWMS Code) – sia degli strumenti non obbligatori, comprese le linee guida e le direttive operative collegate alla Convenzione. Una volta entrate in vigore le nuove disposizioni, attualmente previste per l’autunno 2028, terminerà l’attuale fase di accumulo dell’esperienza operativa (Experience-Building Phase, EBP) e prenderà avvio un regime di conformità e controllo più rigoroso.
Il tema riguarda un aspetto tecnico ma strategico per il trasporto marittimo internazionale. Le acque di zavorra sono infatti quelle immesse nei serbatoi delle navi per garantire stabilità quando le unità viaggiano senza carico o con carichi ridotti, oppure quando è necessario aumentare l’assetto durante condizioni meteomarine difficili. Proprio attraverso queste acque le navi possono però trasportare specie acquatiche invasive da un ecosistema all’altro, con potenziali conseguenze sugli ambienti costieri.
Per questo motivo l’IMO ha introdotto obblighi specifici per le navi impegnate nel commercio internazionale, basati su due principali standard. Il primo, denominato D1, riguarda lo scambio delle acque di zavorra (Ballast Water Exchange – BWE), attraverso la sostituzione delle acque costiere con acque oceaniche profonde. Il secondo, lo standard D2, prevede invece l’eliminazione degli organismi acquatici invasivi attraverso sistemi di trattamento delle acque di zavorra (Ballast Water Treatment – BWT), rendendo necessario l’utilizzo di specifici impianti di gestione (BWMS) installati a bordo.
Dal settembre 2024 lo scambio delle acque di zavorra non sarà più una soluzione ammessa e il rispetto dello standard D2 diventerà quindi centrale per garantire la conformità delle navi.
Dal 2017, anno di entrata in vigore della Convenzione BWM, l’esperienza operativa ha però evidenziato come l’applicazione delle regole non sia sempre semplice. I sistemi di trattamento delle acque di zavorra rappresentano uno strumento essenziale per prevenire la diffusione delle specie invasive, ma possono temporaneamente non essere disponibili in presenza di condizioni critiche della qualità dell’acqua (Challenging Water Quality – CWQ).
È proprio su questo punto che si concentra il lavoro dell’International Chamber of Shipping (ICS), impegnata affinché il futuro quadro normativo rifletta le condizioni operative effettive delle navi e non introduca oneri sproporzionati senza garantire ulteriori benefici ambientali.
Un primo passo è stato compiuto durante la sessione MEPC 84 del Comitato per la protezione dell’ambiente marino dell’IMO, nell’aprile 2026, con l’approvazione di modifiche agli strumenti obbligatori della Convenzione BWM che hanno riguardato circa quaranta obiettivi della revisione. Gli emendamenti rappresentano un avanzamento verso un sistema regolatorio più equilibrato, capace di riconoscere le difficoltà operative legate al funzionamento dei sistemi BWMS in condizioni di qualità dell’acqua particolarmente complesse.
Resta tuttavia ancora un ampio lavoro da completare. Circa cinquanta obiettivi della revisione sono ancora in discussione e riguardano principalmente linee guida e direttive collegate alla Convenzione. In particolare, il settore guarda con attenzione alle procedure di campionamento e analisi delle acque di zavorra utilizzate per verificare il rispetto dello standard D2, considerando che dopo la conclusione dell’EBP nell’autunno 2028 le navi non conformi potrebbero essere soggette ad azioni di controllo e potenziali sanzioni.
Uno dei nodi aperti riguarda proprio l’applicazione della Convenzione nei porti caratterizzati da condizioni critiche della qualità dell’acqua. L’attuale guida temporanea adottata dall’IMO, identificata come MEPC.387(81), secondo ICS si è dimostrata complessa da applicare nella pratica e non completamente adeguata alle difficoltà operative incontrate dalle navi.
Le proposte dell’industria per una revisione della guida sulle CWQ non sono state approvate durante il MEPC 84, lasciando quindi invariato l’attuale quadro. ICS sta pertanto lavorando, insieme agli Stati membri dell’IMO e alle altre associazioni industriali, alla definizione di una nuova impostazione più pratica ed efficace entro la conclusione dell’EBP.
Un altro tema centrale riguarda le misure di emergenza per le navi che non riescono a raggiungere la conformità D2 per cause indipendenti dalla loro volontà, come condizioni di qualità dell’acqua difficili o indisponibilità prolungata di componenti essenziali dei sistemi di trattamento.
Secondo ICS, in questi casi sono necessarie procedure di emergenza realistiche, in grado di garantire contemporaneamente protezione ambientale e continuità del commercio marittimo globale. L’associazione sostiene inoltre che le navi non dovrebbero essere obbligate a ricorrere a sistemi esterni di trattamento, come impianti portuali di ricezione o trattamento, ritenendo che lo scambio delle acque di zavorra combinato con il trattamento (BWE+T) rappresenti l’unico metodo pratico per ripristinare la conformità allo standard D2.
In questo quadro assume crescente importanza la disponibilità di aree designate per lo scambio delle acque di zavorra. L’assenza di tali zone può infatti costringere le navi a deviazioni significative, con conseguenze dirette su tempi di viaggio, consumi di carburante ed emissioni.
Un esempio di soluzione regionale è rappresentato dalla recente istituzione dell’Intra North Sea Ballast Water Exchange and Treatment Area, considerata dall’industria un modello in grado di sostenere la conformità normativa limitando al tempo stesso gli impatti operativi e ambientali.
Nei prossimi due anni, fino all’autunno 2028, la revisione della Convenzione BWM proseguirà concentrandosi sugli strumenti non obbligatori, attraverso l’aggiornamento delle linee guida esistenti e lo sviluppo di nuove indicazioni operative.
ICS continuerà a guidare il confronto dell’industria con l’obiettivo di costruire un sistema di gestione delle acque di zavorra capace di coniugare efficacia ambientale e applicabilità concreta per le flotte che ogni giorno garantiscono il funzionamento del commercio marittimo globale.
La sfida della regolazione, per lo shipping, resta dunque quella di trovare un punto di equilibrio: proteggere gli ecosistemi marini senza introdurre vincoli che rischino di compromettere efficienza e continuità delle catene logistiche internazionali.
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