Bass Devil è un collettivo techno nato per trasformare la passione per la musica in uno spazio di incontro, libertà e appartenenza. Ospiti di “Noise”, il programma radiofonico condotto da Arianna Bonazzi, i fondatori e il direttore artistico hanno raccontato la nascita del progetto, le difficoltà di portare avanti una realtà indipendente e il valore sociale del clubbing.
Il collettivo è nato circa due anni fa dall’incontro tra Bruno e Daniele Ascia, conosciuto come Dan. All’origine c’era il desiderio di condividere le serate techno con altre persone, ma anche una motivazione più personale: superare l’ansia sociale e creare un gruppo nel quale nessuno si sentisse solo.
Dall’ansia sociale a una famiglia musicale
Bruno ha raccontato di aver iniziato formando piccoli gruppi con cui partecipare alle serate. Quella prima esperienza è diventata progressivamente qualcosa di più strutturato, fino alla nascita di Bass Devil. L’idea era creare una sorta di famiglia musicale, aperta a chiunque volesse vivere la scena techno senza sentirsi escluso o fuori posto. Il collettivo si è così sviluppato attorno a un principio semplice: costruire relazioni attraverso la musica. Bruno si occupa soprattutto del networking, dei contatti e della gestione dei social. Daniele Ascia è cofondatore e DJ, mentre Fausto, conosciuto come Russel, ricopre il ruolo di direttore artistico. A lui spettano la selezione musicale, la scelta degli artisti e la supervisione dell’allestimento tecnico, dalle luci all’impianto audio. Nel gruppo è entrato anche Emanuele, in arte RXSS, DJ notato dal collettivo per il suo talento.
La techno come libertà di espressione
Per Bass Devil, la techno non è soltanto un genere musicale, ma una forma di espressione completa. Il DJ costruisce un dialogo con il pubblico attraverso il ritmo, le frequenze e l’energia della pista. La struttura della techno si basa spesso su loop e suoni ripetitivi. Questa ripetizione, secondo i membri del collettivo, può trasmettere un senso di sicurezza, ma richiede continue variazioni per mantenere viva l’attenzione. Rispetto alla house, che si muove spesso attorno ai 120 battiti al minuto, la techno e la hard techno raggiungono velocità superiori. L’effetto è più fisico e spinge chi balla fuori dalla propria zona di comfort. L’esperienza dal vivo rimane centrale. Le frequenze e i bassi, spiegano, devono essere percepiti direttamente dal corpo. Per questo il club è considerato il luogo naturale nel quale vivere pienamente questa musica.
Uno spazio senza giudizio
Dal punto di vista sociale, le serate di Bass Devil sono pensate come ambienti nei quali ogni persona possa vestirsi, muoversi ed esprimersi liberamente. Il collettivo descrive la scena techno come uno spazio meno condizionato dalle convenzioni tipiche delle serate più commerciali. In pista, almeno idealmente, non conta apparire in un certo modo, ma lasciarsi attraversare dalla musica. Questa dimensione diventa anche una valvola di sfogo. Ballare permette di mettere temporaneamente da parte il lavoro, l’affitto, i problemi familiari e le tensioni quotidiane. La pista assume così un valore che va oltre il divertimento. Può diventare un luogo nel quale ritrovare energia, socialità e una forma di libertà personale.
I pregiudizi sul clubbing e sugli ambienti alternativi
Durante l’intervista è stato affrontato anche il tema della demonizzazione che spesso accompagna il mondo della techno, del clubbing e delle culture alternative. Secondo il collettivo, questi ambienti vengono talvolta ridotti a stereotipi, ignorando il lavoro organizzativo, la ricerca artistica e la rete di relazioni che rendono possibile ogni evento. Bass Devil guarda con rispetto anche a chi sceglie forme più radicali di aggregazione, come i free party, ma ha deciso di operare prevalentemente nei club. Una scelta legata anche alla volontà di tutelare gli artisti dai rischi legali e dalle conseguenze che possono derivare dall’organizzazione di eventi non autorizzati. L’obiettivo resta comunque quello di conservare uno spirito alternativo, mantenendo al centro la libertà espressiva e il senso di comunità.
I costi di un collettivo indipendente
Organizzare una serata richiede investimenti importanti. Affitto degli spazi, impianto audio, luci, promozione, sicurezza e compensi agli artisti incidono sul bilancio, mentre i margini economici possono essere molto ridotti. Bass Devil cerca di mantenere gli eventi accessibili attraverso riduzioni, promozioni e giveaway. Una scelta che risponde alla volontà di permettere a più persone possibile di partecipare, ma che rende ancora più complessa la sostenibilità economica. Il collettivo sottolinea come il lavoro indipendente richieda tempo, passione e una disponibilità costante, spesso senza la certezza di un ritorno economico.
Dare spazio agli artisti emergenti
Uno dei temi centrali dell’intervista riguarda la difficoltà per i DJ emergenti di trovare occasioni basate sul merito. Secondo Bass Devil, una parte del mercato tende a privilegiare i nomi più conosciuti o quelli capaci di garantire un maggiore ritorno commerciale. In questo modo, artisti validi ma meno noti rischiano di restare esclusi. Il collettivo prova a muoversi in una direzione diversa, scegliendo i DJ sulla base della qualità, della ricerca musicale e della capacità di costruire un rapporto autentico con il pubblico. Anche il nome Bass Devil racconta questa identità: “Bass” richiama il cuore musicale del progetto, mentre “Devil” rimanda a un immaginario oscuro, affascinante e alternativo. Dietro questa estetica, però, c’è soprattutto la volontà di creare un ambiente inclusivo. Una scena nella quale la techno diventa musica, sfogo e possibilità di sentirsi parte di qualcosa.
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