L’ondata di caldo record del mese scorso ha causato migliaia di morti in tutta l’Europa occidentale, diventando uno dei disastri climatici più letali del continente. Secondo un’analisi di Politico, i dati ufficiali preliminari sulla mortalità e le stime dei ricercatori provenienti dai sei Paesi più colpiti, indicano durante il periodo di caldo estremo almeno 14.000 decessi in più rispetto alla media degli anni scorsi.
L’ondata di calore, iniziata intorno al 18 giugno e durata fino al 1° luglio, ha infranto ogni record in diversi Paesi. Le cifre analizzate da Politico includono circa 2.000 decessi in eccesso in Francia, 1.740 in Belgio, 6.800 in Germania e 480 nei Paesi Bassi, oltre a 810 decessi specificamente legati al caldo in Spagna e circa 2.200 decessi dovuti al caldo nel Regno Unito.
A Roma ci sono state 26 notti tropicali da metà giugno
A Roma si sono registrate 26 notti tropicali consecutive dal 17 giugno, con temperature minime mai scese sotto i 20 gradi centigradi e precipitazioni pressoché assenti. Questo uno degli elementi che emergono dall’aggiornamento dell’Autorità di bacino distrettuale dell’appennino centrale (Auba) sulla situazione idroclimatica dell’area di interesse, dove viene confermato “il persistere dell’ondata di calore e l’aggravarsi della siccità”. Su scala distrettuale – viene spiegato – “giugno si è chiuso con il 48% di precipitazioni in meno rispetto alla media e temperature superiori di 3,4 gradi”.
Alla stazione di Roma Centro, al Collegio Romano, “il caldo non si è mai davvero interrotto”. Dal 17 giugno al 12 luglio, per 26 giorni consecutivi, si sono registrate 24 giornate con temperature massime pari o superiori a 35 gradi e 26 notti tropicali: per quasi un mese la temperatura minima non è mai scesa sotto i 20 gradi. Nei primi 12 giorni di luglio, 10 hanno registrato temperature massime pari o superiori a 35 gradi, con una media delle massime di 35,9 gradi e un picco di 37,9 gradi il primo luglio. Il valore più elevato dell’intero episodio resta quello di 40,1 gradi raggiunto il 29 giugno. Sul fronte delle precipitazioni, la Capitale è praticamente a secco dalla metà di giugno. Dopo i 6,1 mm registrati nell’intero mese di giugno – l’86% in meno rispetto alla media – nei primi 12 giorni di luglio sono caduti appena 1,8 mm, tutti concentrati il 2 luglio.
Per quanto riguarda l’intero distretto, secondo i dati le precipitazioni sono diminuite mediamente del 48% nelle sette regioni, con valori compresi tra il 29% in meno della Toscana e il 73% in meno dell’Emilia-Romagna. La temperatura media è risultata superiore di 3,4 gradi alla norma, con anomalie oltre i tre gradi in tutte le regioni. L’indice che misura la siccità più recente considerando congiuntamente precipitazioni e temperature è entrato in campo severo o estremo in 126 dei 129 bacini monitorati. I bacini in siccità moderata o severa sono saliti da 45 a 54, dei quali 24 in condizione severa. Le situazioni più critiche si registrano nel Teramano (-1,77), nel Reatino (-1,62) e nel Pescarese (-1,60). Il sub-ambito di Roma servito da Acea Ato 2 mantiene un deficit strutturale moderato (-1,05) ma presenta una siccità recente in campo estremo. Il surplus accumulato durante l’inverno, ancora visibile nell’indice a sei mesi, ha quindi iniziato a ridursi.
Roma sempre più torrida, in estate 80% quartieri oltre 40 gradi
Roma è sempre più torrida. Una città ormai tropicale, tanto che in estate nell’80% dei quartieri si superano i 40 gradi andando anche oltre i 45 in alcuni casi. Roma da bollino rosso fisso quindi, con un aumento della temperatura media di 2,6 gradi centigradi dal 1960, secondo i dati della campagna ‘Che caldo che fa’ di Legambiente che oggi fa tappa proprio nella capitale. Dal 2015 al 2025 – spiega l’associazione – l’80% dei quartieri di Roma ha registrato nel periodo estivo una temperatura media diurna al suolo compresa tra i 40 e i 45 gradi, e il 12% delle volte superiore ai 45 gradi. Tra i quartieri più ‘bollenti’ l’Alessandrino, nel quadrante est, che in questi ultimi 10 anni ha registrato una temperatura media diurna al suolo superiore ai 45 gradi. Al quartiere è stata assegnata la maglia nera per carenza di alberature e poca cura dello scarso verde urbano.
In generale il 70% dei punti monitorati da Legambiente, tra servizi e strutture, risultano direttamente esposti al sole nelle ore centrali della giornata. E alla fermata del bus l’asfalto raggiunge quasi i 60 gradi. “Non è caldo, è crisi climatica – osserva Legambiente mettendo in evidenza le 11 proposte, due nazionali e 9 territoriali, rivolte al governo, al sindaco della capitale Roberto Gualtieri e alla Regione Lazio – l’esecutivo stanzi subito i fondi per attuare il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici e definisca una strategia nazionale per i rifugi climatici”. Legambiente è soddisfatta del “Piano Caldo annunciato da Roma ma al primo cittadino” chiede “subito più interventi di depaving e rigenerazione dei suoli urbani, più alberature e infrastrutture blu. Al governatore Rocca chiediamo di far nascere finalmente un grande Parco regionale del Tevere”.
A Firenze codice rosso fino a giovedì, percepiti fino a 39 gradi
Firenze continua a fare i conti con un’ondata di calore particolarmente intensa, che non mostra segnali di una decisa attenuazione almeno fino a giovedì. Il nuovo bollettino del Ministero della Salute conferma il codice rosso per oggi, martedì 14 luglio, domani e giovedì 16 luglio, con temperature massime percepite rispettivamente di 38, 39 e 39 gradi. Lunedì il caldo ha toccato valori particolarmente elevati: la stazione meteorologica dell’Orto Botanico ha registrato una massima di 39 gradi, il Giardino di Boboli 38,2 e Firenze Università 37,5. Questa mattina, alle 9.15, all’Orto Botanico erano già stati rilevati 30,9 gradi, mentre il Giardino di Boboli segnava 30,1 gradi e, alle 9.25, Firenze Università lo stesso valore. Le elaborazioni meteorologiche confermano per Firenze e per le zone interne della Toscana la prosecuzione di una fase di caldo molto intenso. La presenza di aria molto calda in quota e l’assenza di fronti direttamente sulla regione favoriscono il mantenimento di temperature elevate, senza indicazioni, almeno fino a giovedì, di una decisa attenuazione dell’ondata di calore.

Rifugi climatici, la risposta del Patto europeo all’ondata di calore
I rifugi climatici sono la risposta del Patto europeo per il clima all’ondata di calore. Il 15 luglio si celebra anche la Giornata europea per le vittime della crisi climatica globale, istituita nel 2023 da Parlamento europeo, Consiglio e commissione Europea dopo le alluvioni che colpirono Belgio e Germania nel luglio 2021. In questa occasione, il Patto europeo per il clima organizza iniziative pubbliche a Venezia e Nuoro per ricordare le vittime, informare sui rischi e promuovere luoghi sicuri per le comunità. A Venezia, con le panchine climatiche e un incontro su ondate di calore, salute e rifugi climatici; a Nuoro, con la presentazione di Spazio Ilisso come primo museo rifugio climatico della rete sarda.
Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente l’Europa si sta riscaldando più rapidamente del resto del mondo e il 95% dei decessi legati agli eventi climatici estremi registrati negli ultimi quarant’anni è riconducibile alle ondate di calore. Nel 2023 quasi 48mila persone sono morte in Europa per cause associate al caldo. Nel 2024, tempeste e alluvioni hanno colpito almeno 413mila persone, causando almeno 335 morti. A livello globale, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, 3,6 miliardi di persone vivono in aree altamente vulnerabili alla crisi climatica e, tra il 2030 e il 2050, il cambiamento climatico potrebbe causare 250mila morti aggiuntive ogni anno. Da qui – si fa presente – “l’urgenza di predisporre di rifugi climatici: luoghi pubblici o aperti al pubblico – parchi, musei, biblioteche, centri civici, spazi culturali – che durante le ondate di calore possono offrire ombra, refrigerio, acqua, informazioni e supporto, in particolare alle persone più esposte”.
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