Nel 2026 l’età ordinaria per andare in pensione in Italia resta fissata a 67 anni, ma il dato anagrafico da solo non basta. Il diritto dipende anche dagli anni di contributi, dal momento in cui è iniziata la carriera lavorativa, dalla gestione previdenziale e dal tipo di pensione richiesta.
La tabella età pensionabile permette di confrontare le principali possibilità previste dal sistema italiano. Accanto alla pensione di vecchiaia esistono infatti la pensione anticipata ordinaria, quella riservata ai lavoratori contributivi puri, il beneficio per i lavoratori precoci e l’APE Sociale per alcune categorie tutelate.
Non esiste quindi una sola età valida per tutti. Alcuni lavoratori possono lasciare il lavoro prima dei 67 anni grazie a una lunga storia contributiva, mentre altri devono attendere più a lungo perché non hanno raggiunto il numero minimo di versamenti o l’importo richiesto.
Come leggere la tabella dell’età pensionabile
Per individuare la possibile data di pensionamento bisogna considerare almeno tre elementi. Il primo è l’età anagrafica, cioè l’età minima eventualmente richiesta dalla prestazione. Il secondo è l’anzianità contributiva, formata dai periodi di lavoro e dagli altri contributi riconosciuti dalla normativa.
Il terzo elemento è la decorrenza. Il raggiungimento dei requisiti non coincide sempre con il primo pagamento della pensione. Alcune forme prevedono una finestra, cioè un intervallo tra la maturazione del diritto e l’inizio del trattamento. Per la pensione anticipata ordinaria la finestra è generalmente di tre mesi, ma nel 2026 arriva a cinque mesi per alcuni iscritti alle casse pubbliche CPDEL, CPS, CPI e CPUG.
Conta anche la data del primo contributo. Le persone che hanno iniziato a versare dal 1° gennaio 1996 rientrano nel sistema contributivo puro e possono accedere ad alcune formule specifiche. Per queste prestazioni può essere richiesto che la pensione raggiunga una determinata soglia economica.
La tabella offre quindi un orientamento generale. Non sostituisce il controllo dell’estratto conto contributivo, perché periodi mancanti, contributi versati in gestioni diverse o accrediti figurativi possono modificare il calcolo della prima decorrenza utile.
Tabella età pensionabile 2026
La seguente tabella aggiornata al 2026 riassume le principali forme di uscita previste per la generalità dei lavoratori. I requisiti indicati possono essere accompagnati da condizioni aggiuntive e non comprendono tutte le deroghe riservate a professioni, fondi o situazioni personali particolari.
| Tipo di trattamento | Età richiesta nel 2026 | Contributi richiesti | Condizioni principali |
|---|---|---|---|
| Pensione di vecchiaia ordinaria | 67 anni | Almeno 20 anni | Per i contributivi puri è richiesta anche una pensione almeno pari all’assegno sociale |
| Pensione di vecchiaia contributiva alternativa | 71 anni | Almeno 5 anni effettivi | Riservata a chi ha iniziato a versare dal 1° gennaio 1996, senza soglia minima d’importo |
| Pensione anticipata ordinaria per gli uomini | Nessun requisito anagrafico | 42 anni e 10 mesi | Finestra generalmente pari a 3 mesi |
| Pensione anticipata ordinaria per le donne | Nessun requisito anagrafico | 41 anni e 10 mesi | Finestra generalmente pari a 3 mesi |
| Pensione anticipata contributiva | 64 anni | Almeno 20 anni effettivi | Primo contributo dal 1996 e raggiungimento dell’importo minimo previsto |
| Pensione per lavoratori precoci | Nessun requisito anagrafico | 41 anni | Almeno 12 mesi di lavoro effettivo prima dei 19 anni e appartenenza a una categoria tutelata |
| APE Sociale | 63 anni e 5 mesi | Generalmente 30 anni, oppure 36 o 32 per determinate attività gravose | Riservata alle categorie ammesse; è un’indennità ponte e non una pensione definitiva |
La distinzione più evidente riguarda la pensione anticipata: non richiede un’età minima, ma impone una carriera contributiva molto lunga. La pensione di vecchiaia segue invece il criterio opposto, poiché abbina un’età di 67 anni a un requisito contributivo più contenuto.
Pensione di vecchiaia a 67 anni
Nel 2026 la pensione di vecchiaia ordinaria richiede 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi. Per raggiungere il requisito contributivo possono essere valutati, secondo le regole applicabili alla singola gestione, contributi obbligatori, volontari, figurativi e da riscatto.
Per i lavoratori che possiedono contributi precedenti al 1996 non è prevista una soglia minima relativa all’importo della pensione. Per chi ha iniziato a versare dal 1° gennaio 1996, invece, la prima rata deve risultare almeno pari all’importo dell’assegno sociale.
Se un lavoratore contributivo puro non raggiunge questa soglia, può accedere alla pensione di vecchiaia a 71 anni con almeno cinque anni di contribuzione effettiva. In questa seconda ipotesi non viene richiesto un importo minimo, ma non sono considerati utili i contributi figurativi.
Esistono anche alcune deroghe che permettono di ottenere la pensione di vecchiaia con 15 anni di contributi. Sono riservate a categorie definite dalla normativa e dipendono da condizioni maturate molti anni fa, come il possesso di una determinata anzianità contributiva o l’autorizzazione ai versamenti volontari entro specifiche date. Non rappresentano quindi una regola applicabile automaticamente a tutti.
Per i lavoratori dipendenti è generalmente necessaria anche la cessazione del rapporto di lavoro. Non occorre invece interrompere un’attività autonoma. Il diritto alla pensione e la possibilità di continuare a lavorare dopo la decorrenza devono essere valutati separatamente in base alla forma pensionistica scelta.
Pensione anticipata ordinaria e contributiva
La pensione anticipata ordinaria permette di uscire dal lavoro senza raggiungere una precisa età anagrafica. Nel 2026 servono 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.
Dopo il raggiungimento del requisito contributivo si applica generalmente una finestra di tre mesi. Per gli iscritti alle casse CPDEL, CPS, CPI e CPUG che maturano il requisito nel 2026, la finestra prevista è invece di cinque mesi. Nel caso di pensione liquidata attraverso il cumulo dei periodi assicurativi può trovare applicazione una decorrenza differente.
I lavoratori che hanno cominciato a versare contributi dal 1° gennaio 1996 dispongono anche di una seconda possibilità. Possono richiedere la pensione anticipata contributiva a 64 anni con almeno 20 anni di contribuzione effettiva, escludendo quindi quella figurativa.
Questa formula richiede che la prima rata raggiunga una soglia pari a tre volte l’assegno sociale. La soglia scende a 2,8 volte per le donne con un figlio e a 2,6 volte per le donne con almeno due figli. Fino al raggiungimento dell’età prevista per la pensione di vecchiaia, l’assegno anticipato non può superare cinque volte il trattamento minimo.
La differenza tra le due forme è sostanziale. La pensione anticipata ordinaria si basa quasi interamente sulla durata della carriera contributiva, mentre quella contributiva abbina età, contributi effettivi e valore minimo dell’assegno.
APE Sociale, lavoratori precoci e misure non rinnovate
La Legge di Bilancio 2026 ha prorogato l’APE Sociale fino al 31 dicembre 2026. Il requisito anagrafico resta pari a 63 anni e 5 mesi. La misura è destinata a disoccupati, caregiver, persone con invalidità almeno pari al 74% e lavoratori impegnati nelle attività gravose indicate dalla normativa.
Il requisito contributivo è generalmente di 30 anni. Per le attività gravose sale a 36 anni, con una soglia di 32 anni per alcune categorie specifiche. Per le donne è prevista una riduzione di 12 mesi per ogni figlio, entro un massimo di due anni. L’APE Sociale viene corrisposta per 12 mensilità e accompagna il beneficiario fino alla pensione di vecchiaia o a un altro trattamento pensionistico diretto.
I lavoratori precoci possono accedere alla pensione con 41 anni di contributi, indipendentemente dall’età, se possiedono almeno 12 mesi di contribuzione effettiva maturata prima dei 19 anni e appartengono a una delle categorie protette. Il semplice inizio precoce dell’attività lavorativa non basta quindi a ottenere il beneficio.
Quota 103 e Opzione donna non sono state prorogate per la maturazione di nuovi requisiti nel 2026. Resta però possibile esercitare un diritto già acquisito entro le scadenze previste dalle precedenti disposizioni. Il mancato rinnovo non cancella automaticamente i requisiti già maturati, che devono essere verificati in base alla storia contributiva personale.
Dal 2027 sono già previsti nuovi adeguamenti alla speranza di vita. L’età per la pensione di vecchiaia salirà a 67 anni e un mese nel 2027 e a 67 anni e tre mesi nel 2028. Aumenteranno anche i requisiti della pensione anticipata ordinaria, salvo le esenzioni riconosciute ad alcune categorie.
Prima di stabilire la data in cui lasciare il lavoro conviene controllare l’estratto conto contributivo INPS e verificare eventuali periodi mancanti. Il simulatore “La mia pensione futura”, un patronato o un consulente previdenziale possono aiutare a distinguere la maturazione del requisito dalla decorrenza effettiva e a valutare quale trattamento risulti accessibile.
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