L’Unione europea “è in piena crisi abitativa e dobbiamo agire. Più della metà dei cittadini europei considera la mancanza di alloggi a prezzi accessibili un problema grave e urgente”, avverte il commissario Ue all’Edilizia abitativa, Dan Jorgensen. Per questo la Commissione europea vuol provare a dare ai Comuni uno strumento per intervenire sugli affitti brevi nelle città dove comprare o affittare casa è diventato proibitivo. E le destre italiane insorgono, schierandosi apertamente dalla parte dei proprietari: per Lega e Fratelli d’Italia Bruxelles starebbe “attaccando la proprietà privata” e aprendo la strada a nuovi vincoli sugli immobili. La proposta, in realtà, non vieta gli affitti turistici né impone un tetto alle locazioni: si limita a fissare criteri comuni per individuare le zone in cui il mercato è sotto pressione e consente alle autorità locali di introdurre, se lo ritengono necessario, limitazioni mirate. Possibilità che preoccupa la lobby dei proprietari, Confedilizia, e l’Associazione Italiana Gestori Affitti Brevi, e di conseguenza non piace al centrodestra.
Il provvedimento si chiama Affordable Housing Act ed è il primo quadro comune europeo per valutare le misure sull’edilizia abitativa che possono avere effetti sul mercato unico. La Commissione parte da un problema evidente soprattutto nelle grandi città e nelle località turistiche: in alcune città, ha spiegato la vicepresidente Teresa Ribera, gli alloggi destinati agli affitti brevi possono arrivare a rappresentare il 20% delle abitazioni. Il che riduce la disponibilità di alloggi per chi vive e lavora in quelle città e fa salire i prezzi.
La “tensione abitativa”
La novità più concreta è la metodologia comune per stabilire quando una zona è in una situazione di “tensione abitativa”. Le autorità dovranno guardare innanzitutto al rapporto tra il prezzo medio delle abitazioni e il reddito disponibile pro capite: la soglia di riferimento è otto anni di reddito. Dovranno poi verificare se il rapporto tra prezzi delle case e redditi è aumentato nell’arco degli ultimi dieci anni e se, senza un intervento, è improbabile che la situazione migliori nei tre anni successivi. Se il rapporto supera quota 10, la soglia è considerata già significativa e non è necessario, secondo la proposta, considerare anche l’andamento dell’ultimo decennio.
La decisione se agire resta comunque agli Stati, alle Regioni e soprattutto alle autorità locali. “Non stiamo imponendo obblighi”, ha insistito la vicepresidente della Commissione, Teresa Ribera. Ma se un Comune o un’altra autorità competente decide di limitare l’uso degli immobili per affitti brevi o di intervenire sulle abitazioni sfitte dovrà dimostrare che quell’utilizzo contribuisce alla pressione abitativa locale. E le restrizioni dovranno essere mirate, necessarie e proporzionate. In Italia diverse amministrazioni hanno già provato a limitare gli affitti turistici, ma si sono trovate davanti a ricorsi e contenziosi sulla compatibilità delle misure con il diritto europeo.
I proprietari fanno muro
L’associazione dei proprietari immobiliari non ne vuole sapere. La bozza “mantiene l’attribuzione alla ‘autorità competente’ di ogni Paese Ue del potere di adottare misure per limitare le locazioni brevi nonché l’acquisto o l’utilizzo di immobili non destinati ad abitazione principale. Il tutto, sulla base di un cervellotico calcolo di quello che la Commissione europea definisce ‘housing stress’, sul quale non vale neppure la pena soffermarsi”, il commento del presidente di Confedilizia Giorgio Spaziani Testa. “Rappresenterebbe un’inaccettabile invasione di campo dell’Unione europea in una materia che deve restare affidata agli Stati membri e che, soprattutto, aprirebbe la strada a limitazioni gravissime della libertà contrattuale e del diritto di proprietà”. L’Aigab dal canto suo cerca di fare leva sui rischi per l’indotto: “In Italia ad agosto 2026 sono stati registrati 510mila annunci online con regolare Cin corrispondenti a mezzo milione di famiglie, circa 45mila imprese di property management che impiegano 150mila dipendenti. Decine di migliaia i dipendenti dell’indotto tra pulizie, manutenzioni, costruzioni, architetti, ingegneri, società di software e di servizi di ospitalità. Il provvedimento rischia di essere un vero e proprio disastro per il comparto dell’ospitalità italiana” e “scontenta milioni di famiglie senza avere impatti significativi sui problemi reali”.
Le destre: “Giù le mani dalle case”
Il centrodestra italiano si allinea e grida allo scandalo. La Lega parla di “ennesimo attacco di Bruxelles alla casa, alla proprietà privata e ai risparmi degli italiani”. Per il senatore Gianluca Cantalamessa si tratta di “una linea fatta unicamente di vincoli e restrizioni”, “un approccio ideologico al quale l’Italia si opporrà con fermezza per tutelare la libertà dei cittadini”. E ancora: “La casa rappresenta un pilastro del ceto medio e del nostro tessuto economico, oltre che la principale infrastruttura sociale del Paese. Questo provvedimento rischia di spalancare la strada a interventi restrittivi da parte dei sindaci di sinistra a danno dei proprietari”. Carlo Fidanza, capodelegazione di Fratelli d’Italia-Ecr al Parlamento europeo, Antonella Sberna, vicepresidente del Parlamento europeo ed eurodeputata di Fratelli d’Italia-Ecr coordinatrice per il Gruppo Ecr in Hous, e Denis Nesci, eurodeputato di FdI-Ecr componente di Imco, la commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, accusano la Commissione di comprimere il diritto di proprietà e di usare una metodologia che non terrebbe adeguatamente conto dei redditi familiari. La crisi abitativa c’è, ammettono, ma “la strada è il Piano Casa di Giorgia Meloni, con l’obiettivo di aumentare l’offerta, favorire gli investimenti e garantire sicurezza, non imporre una ricetta unica dall’alto”.
I Socialisti: “Restituire le città agli abitanti”
Il gruppo dei Socialisti e democratici al Parlamento europeo considera invece l’Affordable Housing Act uno strumento per “restituire le città ai loro abitanti”, insieme a maggiori fondi europei per l’edilizia sociale e a prezzi accessibili e a misure contro la speculazione. L’eurodeputata Irene Tinagli, presidente della commissione del Parlamento europeo sull’emergenza abitativa, porta come esempio Firenze: 14mila appartamenti con contratto tradizionale contro 17mila destinati all’affitto breve e turistico. Una situazione che, secondo Tinagli, si ripete in diversi quartieri di Roma e Milano e in modo ancora più evidente a Venezia. In questo quadro il regolamento proposto “non vieta nulla” ma stabilisce quando e come sindaci e governatori possono intervenire se i prezzi delle case sono diventati fuori dalla portata dei residenti.
Più critica, ma da sinistra, la Confederazione europea dei sindacati. La Ces considera il giro di vite sugli affitti brevi insufficiente se non viene accompagnato da misure contro la speculazione, da un aumento della costruzione di alloggi e dal congelamento degli affitti. Il rischio, altrimenti, è intervenire su uno dei fattori della crisi senza affrontarne le cause più strutturali.
M5s: “Deludente, nessun obbligo”
Anche il Movimento 5 Stelle giudica la proposta troppo debole. L’eurodeputato Gaetano Pedullà sottolinea che non ci sono obblighi per gli Stati e che quindi il provvedimento rischia di restare sulla carta. “È deludente e imperdonabile. Non c’è nessun obbligo come vanno dicendo politici ‘troppo’ sensibili agli interessi della lobby degli affittacamere e della multinazionale americana Airbnb, ma un impegno delegato ai singoli Paesi. Nella proposta di regolamento non sono presenti misure certe, veloci ed efficaci per spingere le amministrazioni pubbliche a costruire migliaia di nuovi immobili a prezzo calmierato e nuova edilizia popolare. Non ci sono poi effettive scorciatoie per abbattere i tempi insostenibili delle autorizzazioni burocratiche e soprattutto non ci sono le risorse finanziarie necessarie per far partire un grande piano europeo con cui abbattere la precarietà e le paure di chi non può accedere a un tetto a condizioni di mercato”, evidenzia l’esponente pentastellato. “Per questo come Movimento 5 stelle continueremo a contrastare la miopia delle Istituzioni europee, oltre a quelle nazionali, su una materia così dirimente per il futuro delle comunità, la sicurezza sociale e la crescita demografica. Il governo Meloni, se davvero ha a cuore l’emergenza abitativa, faccia qualcosa anziché gridare sempre al complotto senza risolvere mai alcun problema”.
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