Quando si parla di “domanda di disoccupazione” ci si può riferire a due procedure diverse, spesso collegate tra loro: da una parte il riconoscimento dello stato di disoccupato, attraverso la dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro e il percorso presso il Centro per l’impiego, dall’altra la richiesta di un sostegno economico all’Inps. Si tratta, in particolare, della Naspi per i lavoratori dipendenti che rientrano nelle categorie tutelate e della Dis-Coll per collaboratori coordinati e continuativi, assegnisti di ricerca e dottorandi con borsa di studio, nel rispetto dei requisiti previsti.
Una guida aggiornata al 2026 deve quindi affrontare entrambi gli aspetti: d’altronde, per chi perde involontariamente il lavoro la priorità è spesso ottenere un’indennità che permetta di affrontare i mesi successivi, fermo restando che il riconoscimento dello stato di disoccupazione serve anche per accedere ai servizi di orientamento e accompagnamento nella ricerca di una nuova occupazione, oltre alle ulteriori misure per le quali costituisce un requisito.
È bene chiarire fin da subito che la procedura cambia a seconda che si richieda o meno un’indennità. La domanda di Naspi o Dis-Coll presentata all’Inps equivale infatti al rilascio della dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro (Did). Chi invece non richiede queste prestazioni deve rilasciare la Did attraverso i servizi abilitati, anche con l’assistenza del Centro per l’impiego.
Ma andiamo con ordine e vediamo come presentare la domanda di disoccupazione nel 2026, distinguendo il riconoscimento dello stato di disoccupato dalla richiesta dell’indennità: dai passaggi da seguire ai documenti necessari, fino alle scadenze e agli obblighi da rispettare per evitare ritardi o la perdita delle somme spettanti.
Cos’è lo stato di disoccupazione
Nel linguaggio comune “disoccupato” è il termine che indica chi è senza un’occupazione: sul piano normativo, però, lo stato di disoccupazione richiede anche la disponibilità a lavorare e a partecipare alle iniziative che favoriscono il reinserimento nel mercato del lavoro.
Anche chi lavora può conservare lo stato di disoccupazione, purché il reddito annuo non superi 8.500 euro per il lavoro dipendente o parasubordinato e 5.500 euro per il lavoro autonomo.
Il riconoscimento dello stato di disoccupazione può consentire l’accesso a una serie di agevolazioni, nel rispetto dei requisiti previsti per ciascuna misura. Ad esempio, chi è disoccupato da molto tempo può rientrare nelle categorie per le quali sono riconosciuti incentivi ai datori di lavoro che assumono. La disoccupazione può inoltre essere una delle condizioni per accedere a forme di pensionamento anticipato o di accompagnamento alla pensione, come l’Ape sociale.
Ci sono poi servizi di orientamento, formazione e accompagnamento al lavoro, pensati per favorire il ricollocamento. Per chi percepisce la Naspi, la partecipazione alle iniziative previste dal proprio percorso rientra negli obblighi da rispettare per mantenere il beneficio, mentre nel caso del Supporto per la formazione e il lavoro, invece, è proprio l’effettiva partecipazione alle attività previste a dare diritto al sostegno economico.
Come fare domanda di disoccupazione per acquisirne lo status
A questo punto serve fare chiarezza su come si viene riconosciuti come disoccupati.
Il possesso dei requisiti descritti sopra non è sufficiente: bisogna formalizzare la propria disponibilità a lavorare attraverso la Dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro (Did) e avviare il percorso con il Centro per l’impiego.
Chi non richiede un’indennità di disoccupazione può rilasciare la Did attraverso uno dei seguenti canali:
- il Portale per le politiche attive del lavoro, accessibile dall’area Servizi Lavoro del Ministero, selezionando “Did online – Dichiarazione di immediata disponibilità”;
- i portali regionali, dove il servizio è disponibile;
- direttamente il Centro per l’impiego, che offre assistenza nella compilazione.
Con questa dichiarazione si manifesta la disponibilità sia a svolgere un’attività lavorativa che a partecipare alle iniziative concordate per favorire il reinserimento nel mercato del lavoro.
Dopo l’invio online, occorre però seguire le indicazioni del Centro per l’impiego per confermare lo stato di disoccupazione, presentando un documento d’identità, e completare la presa in carico con la sottoscrizione del Patto di servizio personalizzato, accordo con il quale vengono definiti gli impegni da rispettare e le attività di orientamento e ricerca del lavoro da svolgere.
Una volta riconosciuto, lo stato di disoccupazione decorre dalla data di rilascio della Did, non da quella del successivo appuntamento al Centro per l’impiego.
Requisiti per presentare domanda di disoccupazione Naspi
A questo punto possiamo vedere come si presenta la domanda di disoccupazione contestualmente alla Naspi, quando l’obiettivo principale è ottenere un’indennità che compensi, almeno in parte, la perdita del reddito da lavoro.
Come anticipato, in questo caso la domanda inviata all’Inps vale anche come Dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro: non serve quindi presentare prima una Did separata. Per ricevere il sostegno economico, però, bisogna soddisfare ulteriori requisiti.
L’indennità di disoccupazione Naspi è destinata ai lavoratori subordinati che hanno perso involontariamente il lavoro, a esclusione delle seguenti categorie:
- i dipendenti a tempo indeterminato delle pubbliche amministrazioni;
- gli operai agricoli a tempo determinato o indeterminato, generalmente tutelati dalla disoccupazione agricola. Fanno eccezione gli operai a tempo indeterminato delle cooperative e dei consorzi individuati dalla legge n. 240/1984, ai quali spetta la Naspi.
Possono quindi fare richiesta, nel rispetto delle condizioni previste, anche i seguenti lavoratori:
- apprendisti;
- dipendenti della pubblica amministrazione con un contratto a tempo determinato;
- personale artistico con rapporto di lavoro subordinato;
- soci lavoratori di cooperative con un rapporto di lavoro subordinato;
- lavoratori domestici, come colf e badanti.
E ancora, possono richiedere l’indennità:
- i lavoratori che hanno presentato le dimissioni per giusta causa;
- le lavoratrici che si dimettono nel periodo tutelato di maternità, da 300 giorni prima della data presunta del parto fino al primo compleanno del bambino;
- i lavoratori padri che si dimettono nel periodo tutelato e hanno fruito del congedo di paternità obbligatorio o alternativo, alle condizioni previste;
- i lavoratori licenziati per motivi disciplinari;
- i lavoratori interessati da una risoluzione consensuale nelle specifiche ipotesi ammesse, come l’apposita procedura di conciliazione prevista dall’articolo 7 della legge n. 604/1966.
Le dimissioni nel periodo tutelato di maternità o paternità, quindi, consentono l’accesso alla prestazione anche senza una giusta causa.
Attenzione, invece, alle dimissioni per fatti concludenti, introdotte dalla legge n. 203/2024. In caso di assenza ingiustificata protratta oltre il termine previsto dal contratto collettivo nazionale o, in mancanza, superiore a 15 giorni, il datore può attivare la procedura comunicandola all’Ispettorato del lavoro. Se il rapporto viene risolto con questa causale, la Naspi non spetta. Non si tratta quindi di un automatismo alla quinta assenza, mentre il licenziamento disciplinare continua a permettere l’accesso all’indennità.
Per presentare domanda e ricevere la disoccupazione nel 2026 occorre inoltre:
- essere in possesso dello stato di disoccupazione;
- poter far valere almeno 13 settimane di contribuzione nei quattro anni precedenti l’inizio della disoccupazione.
Dal 2025 si aggiunge una condizione per chi, nei dodici mesi precedenti, ha lasciato volontariamente un rapporto a tempo indeterminato: tra quella cessazione e la successiva perdita involontaria del lavoro devono risultare almeno 13 settimane di contribuzione.
Questa regola non si applica alle precedenti cessazioni tutelate, come le dimissioni per giusta causa, quelle nel periodo protetto di maternità o paternità e le risoluzioni consensuali nell’apposita procedura di conciliazione.
Come fare domanda di disoccupazione
La domanda di Naspi deve essere presentata dopo la cessazione del rapporto e, generalmente, entro 68 giorni dalla perdita del lavoro. Scaduto questo termine non è più possibile ottenere la prestazione per quell’evento di disoccupazione.
La decorrenza dipende da quando viene presentata la richiesta:
- dall’ottavo giorno successivo alla cessazione, se la domanda viene inviata entro i primi otto giorni;
- dal giorno successivo alla domanda, se viene presentata dopo l’ottavo giorno.
Ecco perché aspettare può far perdere soldi: i giorni precedenti alla decorrenza non vengono pagati retroattivamente.
Esistono regole particolari per maternità, malattia, infortunio e indennità di mancato preavviso. In caso di licenziamento per giusta causa, il termine di 68 giorni decorre dal trentesimo giorno successivo alla cessazione e l’indennità può partire dal trentottesimo giorno, se richiesta entro tale data.
La richiesta va inviata esclusivamente in modalità telematica. Si può procedere in autonomia attraverso il sito Inps, utilizzando Spid, Cie o Cns, oppure servirsi dei canali di assistenza descritti di seguito.
Come ottenere lo stato di disoccupazione con la domanda Naspi
Come anticipato, rispetto alla procedura descritta nel capitolo precedente, chi presenta domanda di Naspi non deve rilasciare una Did separata, perché la richiesta dell’indennità equivale già alla dichiarazione di disponibilità al lavoro.
Resta però necessario avviare il percorso con il Centro per l’impiego. Entro 15 giorni dalla presentazione della domanda bisogna contattare il servizio competente per stipulare il Patto di servizio personalizzato, attraverso il quale vengono concordati gli impegni per la ricerca di una nuova occupazione. In mancanza, sarà il Centro a convocare l’interessato.
I beneficiari vengono inoltre iscritti automaticamente alla piattaforma Siisl.
Entro 15 giorni dall’inizio della fruizione della prestazione devono accedere per aggiornare il curriculum, sottoscrivere il Patto di attivazione digitale (Pad) e fornire le informazioni utili al Patto di servizio, che viene finalizzato dal Centro per l’impiego.
Chi percepisce la Naspi ha l’obbligo di partecipare alle iniziative di politica attiva previste dal proprio percorso. Le assenze ingiustificate possono comportare sanzioni che, a seconda della violazione e della sua ripetizione, arrivano fino alla perdita della prestazione.
I problemi tecnici nella compilazione del curriculum o del Pad, invece, non bloccano di per sé i pagamenti, come chiarito dall’Inps.
Importo e durata
Nel 2026 la Naspi è pari al 75% della retribuzione media mensile imponibile ai fini previdenziali degli ultimi quattro anni, quando questa non supera 1.456,72 euro.
Per le retribuzioni superiori, al 75% di questa soglia si aggiunge il 25% della differenza tra la retribuzione media e 1.456,72 euro. In ogni caso, l’indennità non può superare 1.584,70 euro lordi al mese, massimale Naspi per il 2026.
Va ricordato poi che l’indennità si riduce del 3% ogni mese a partire:
- dal primo giorno del sesto mese di fruizione;
- dal primo giorno dell’ottavo mese, se il beneficiario ha già compiuto 55 anni alla data della domanda.
La durata dipende dalla storia contributiva: è pari alla metà delle settimane di contribuzione utili nei quattro anni precedenti l’inizio della disoccupazione, escludendo i periodi che hanno già dato luogo a precedenti prestazioni di disoccupazione. Al massimo, quindi, se ne può beneficiare per due anni.
Come fare domanda online di disoccupazione
Per inviare la domanda online bisogna accedere al sito Inps con le proprie credenziali digitali e cercare il servizio “Naspi: indennità mensile di disoccupazione”, dal quale avviare la compilazione.
Il sistema guida l’utente nei diversi passaggi, proponendo informazioni già presenti negli archivi dell’Istituto. La prima parte riguarda i dati anagrafici e i recapiti, che vanno confermati oppure corretti.
Si passa poi ai dati dell’ultimo rapporto di lavoro: bisogna verificare le informazioni precompilate, controllare la data di cessazione e indicarne correttamente il motivo, come licenziamento, scadenza del contratto o dimissioni per giusta causa.
Nel passaggio dedicato alla modalità di pagamento si sceglie tra le opzioni disponibili. Per l’accredito su conto corrente occorre indicare un Iban intestato o cointestato al richiedente.
Seguono le domande utili a verificare il diritto e calcolare l’indennità: ad esempio, quelle sull’indennità di mancato preavviso, su eventuali periodi di maternità, sul lavoro all’estero e sulle altre attività o prestazioni in corso.
Particolare attenzione va prestata all’eventuale iscrizione alla Gestione separata: in questo caso va dichiarato il reddito annuo presunto, anche se pari a zero. La comunicazione deve essere resa preferibilmente nella domanda o, in alternativa, entro un mese attraverso Naspi-Com.
La richiesta vale anche come Dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro, ferma restando la necessità di completare gli adempimenti con il Centro per l’impiego e sul Siisl.
La procedura si conclude con gli eventuali allegati, le dichiarazioni di responsabilità e il controllo del riepilogo. A questo punto bisogna procedere all’invio definitivo e conservare la ricevuta: il semplice salvataggio della compilazione non equivale alla presentazione della domanda.
Le alternative alla domanda online
Chi preferisce non procedere in autonomia può presentare la domanda attraverso un ente di patronato, che provvede all’invio con i propri servizi telematici. Se ci si rivolge a un Caf, occorre verificare che il servizio sia svolto dal patronato collegato o da un intermediario abilitato.
In alternativa, è possibile chiamare il Contact center Inps al numero 803 164 da rete fissa, gratuitamente, oppure allo 06 164 164 da cellulare, secondo la tariffa del proprio operatore. Per i servizi che richiedono l’identificazione bisogna utilizzare il Pin telefonico temporaneo, generabile nell’area personale MyInps.
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