il nuovo corso dell’Ets secondo Hoekstra


Sono la dipendenza dall’import di combustibili fossili e i prezzi d petrolio e gas che mettono a rischio la competitività dell’Unione europea, non le politiche di contrasto alla crisi climatica. Il Commissario europeo per il clima Wopke Hoekstra è intervenuto di fronte ai membri della commissione Ambiente, il clima e sicurezza alimentare (Envi) del Parlamento europeo e ha tracciato un quadro molto chiaro sull’urgenza di calibrare la strategia climatica dell’Unione europea senza compromettere e anzi rilanciando la competitività del suo tessuto economico. Partendo da una constatazione drammatica, Hoekstra ha evidenziato come il limite dei +1,5 °C sia ormai superato e come la nuova realtà climatica viaggiai verso i +1,8 °C, con conseguenze dirette sulla salute pubblica e sulla stabilità sociale. In questo scenario, l’Europa si trova ad affrontare la sfida storica di dover guidare la transizione ecologica in un momento in cui l’economia del Vecchio continente soffre di una marcata sotto-performance rispetto ad altri attori globali e diventa quindi fondamentale stimolare gli investimenti industriali sul territorio comunitario, garantendo alle imprese una vera parità di condizioni competitive e l’ambiente ideale per fare innovazione. «È importante conciliare questi tre aspetti: clima, competitività e indipendenza», ha detto citando il fatto che l’Europa importa circa l’80% del proprio gas e il 95% del proprio petrolio («ciò comporta un costo notevole e non possiamo permetterci che altri esercitino una tale influenza su di noi») e aggiungendo: «Ed è proprio qui che entra in gioco la revisione del sistema ETS».

Hoekstra ha spiegato che nonostante il sistema di scambio di quote di emissione dell’Ue si sia dimostrato uno strumento formidabile ed efficace, specie nel settore dell’energia, la Commissione ne rileva oggi due debolezze strutturali legate principalmente a una mancanza di reciprocità. «In primo luogo, quando si distribuiscono quote gratuite, c’è ovviamente un ampio gruppo di aziende che le utilizza per lo scopo previsto: la decarbonizzazione sul territorio europeo. Ma c’è anche un gruppo di aziende che prende le quote gratuite, le vende sul mercato, investe in Cina e poi viene da noi a lamentarsi del sistema ETS. E questo è qualcosa che non possiamo continuare a permettere. In secondo luogo, l’impegno che abbiamo assunto nei confronti delle aziende era che non si trattasse di una tassa. Abbiamo affermato che avremmo utilizzato questo sistema come motore di investimento, non solo da parte delle aziende stesse, ma anche da parte dei governi. Per darvi i numeri, una parte dei fondi rimane a livello europeo. Viene poi spesa attraverso il Fondo per l’innovazione, che reinveste interamente in tecnologie pulite. Oltre l’80% dei fondi torna agli Stati membri e, di quell’80%, gli Stati membri spendono circa il 90% per le cose più disparate, ma non per la decarbonizzazione industriale. Anche se quella era la promessa».

Per porre rimedio a queste criticità e mantenere saldo l’obiettivo di abbattere le emissioni del 90% nel 2040 rispetto ai livelli del 1990, la nuova proposta di riforma di Bruxelles introduce correttivi vincolanti ed espansioni strategiche. Tra le novità principali figura l’obbligo, da parte sia delle aziende che dei governi nazionali, di reinvestire una quota precisa dei fondi generati nella decarbonizzazione dell’industria locale e nello sviluppo di tecnologie pulite sul suolo europeo. Non si tratta più soltanto di disincentivare l’uso dei combustibili fossili imponendo un costo sulle emissioni, ma di assicurare che ogni euro raccolto dal sistema torni all’ecosistema produttivo sotto forma di innovazione, sostenibilità ed efficienza energetica a lungo termine.

Un ulteriore elemento innovativo del nuovo impianto normativo, ha sottolineato Hoekstra, è il fatto che la revisione messa a punto da Bruxelles risponde alla necessità di ampliare il raggio d’azione dell’ETS a settori precedentemente esclusi o regolamentati in modo parziale, puntando a costruire un quadro normativo più equo e privo di scappatoie che possano penalizzare solo determinati comparti o Paesi europei.

Infine, Hoekstra ha fatto notare che il piano interviene con decisione sul settore aereo e sulla gestione dei rifiuti per eliminare le disparità sul mercato. L’applicazione dell’ETS viene ufficialmente estesa a tutti i jet privati a prescindere dalla loro provenienza, e vengono ridefinite le regole per evitare che le rotte turistiche dirette verso i Paesi limitrofi all’Unione soffrano di concorrenza sleale. Contestualmente, si procede all’inclusione del settore dei rifiuti, con le necessarie attenzioni per le specifiche esigenze dei singoli contesti locali, e si definiscono i nuovi criteri per i crediti di carbonio in perfetta coerenza con gli accordi definiti dalle istituzioni parlamentari.

«Stiamo mantenendo la rotta sulle nostre ambizioni climatiche, rendendo il sistema ETS più in sintonia con le esigenze delle imprese, assicurandoci che funga da motore di investimenti per l’Europa e ampliandone la portata», ha concluso Hoekstra. «Stiamo inoltre adottando un approccio più realistico e pragmatico su questioni che hanno rappresentato un vero e proprio ostacolo per alcuni dei nostri settori e Stati membri. Abbiamo condotto consultazioni molto intense con tutti gli Stati membri e con settori di ogni tipo, caratterizzati da opinioni molto diverse. Abbiamo inoltre dialogato con tutti i gruppi politici presenti in quest’Aula. So che le opinioni divergono. Ma è proprio questa la mia visione della politica: almeno avviare il dialogo, cercare di imparare e trovare la strada che renda giustizia ai problemi da affrontare. Ora la palla è nel vostro campo. Sono certo che la proposta potrà trarre beneficio dalla vostra saggezza collettiva».

Le parole conclusive, con l’appello alla «saggezza collettiva», non sono casuali. Come viene sottolineato in un servizio del sito specializzato in questioni energetiche Montel, le divisioni all’interno del Parlamento europeo non mancano e le prime reazioni dei membri della commissione per l’ambiente alle modifiche proposte al sistema ETS sono andate da una forte opposizione, motivata dall’aumento dei costi per l’industria e i cittadini, a critiche relative alla mancanza di ambizione, alla luce delle ondate di calore, degli incendi boschivi e della siccità di quest’estate che hanno compromesso il commercio e la produzione di energia elettrica. Riporta sempre Montel che Peter Liese, membro tedesco del PPE, che guiderà il dibattito all’Eurocamera, ha definito «buona» la proposta di aggiornare il mercato del carbonio dell’Unione, in vigore da 21 anni, e ha sottolineato che l’ETS «è destinato a rimanere». Ha anche avvertito coloro che criticano i principi fondamentali che votare contro le modifiche significa votare per mantenere il sistema esistente.




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