L’accordo tra UE e Mauritania per frenare gli arrivi di migranti in Europa spingono le reti di traffico a spostare le partenze in Gambia e Guinea, con conseguenze drammatiche in termini di morti e di gravi violazioni dei diritti umani
Mentre la Spagna apre due nuovi centri di detenzione per migranti a Nouakchott e Nouadhibou, si moltiplicano le segnalazioni di violenze e abusi perpetrati dalle forze di sicurezza finanziate dall’Europa, anche con detenzioni arbitrarie di persone in transito e il loro abbandono in zone desertiche al confine con il Mali
Nelle prime ore del 2 giugno, la Guardia costiera della Mauritania ha tratto in salvo più di 100 persone migranti al largo di Nouakchott. L’imbarcazione era partita da Banjul, la capitale del Gambia. Un guasto al motore in mare aperto aveva costretto i viaggiatori a lanciare un segnale di soccorso.
Nel giro di appena cinque giorni, le autorità mauritane hanno intercettato in prossimità delle proprie coste quasi 700 persone intente a raggiungere l’arcipelago spagnolo delle Canarie. Il 2 maggio, Nouakchott ha smantellato 88 reti internazionali di trafficanti coinvolte nel trasporto di persone migranti.
“L’operazione di salvataggio si è svolta a circa otto miglia nautiche (15 chilometri) dalla costa in condizioni meteorologiche difficili”, riporta la Guardia costiera mauritana in un comunicato. L’operazione si è svolta dall’una alle nove del mattino (GMT). Le persone portate a terra sono originarie del Mali, del Senegal, del Gambia, della Costa d’Avorio e della Nigeria.
Da quando Mauritania e Unione Europea, su spinta della Spagna, hanno firmato il partenariato migratorio dal valore di 210 milioni di euro, nel marzo 2024, gli attraversamenti della traversata atlantica diretti alle isole Canarie sono diminuiti. Secondo i dati del Viminale spagnolo, si è passati da 46.843 arrivi nel 2024 a 17.788 nel 2025.
Da gennaio al 31 maggio 2026 sono arrivate 3.184 persone, mentre nello stesso periodo dell’anno scorso giunsero in 10.983. La diminuzione degli arrivi sulle coste spagnole si traduce in un aumento delle intercettazioni in mare: le autorità mauritane riportano di aver intercettato oltre 30mila persone migranti tra gennaio e aprile 2025 . Dal 28 al 31 maggio scorso, sono state intercettate 578 persone migranti.
Il collettivo spagnolo Caminando Fronteras segnala nel rapporto “Monitoring the right to life 2025” che la rotta della Mauritania ha causato 1.319 vittime in 27 tragedie lo scorso anno. Sono scomparse 17 imbarcazioni con tutte le persone a bordo. Un bilancio che mette in luce la pericolosità della rotta atlantica.
Centri di detenzione per migranti
Il salvataggio in mare è quindi sempre una buona notizia. Il dopo è ciò che preoccupa. Le strette relazioni intessute da Spagna e Mauritania negli anni – che risalgono già al 2006 con la cosiddetta “crisi dei cayuco”- non si traducono, infatti, solo nella contrazione degli arrivi. Ma anche in investimenti per detenere le persone migranti.
Un’inchiesta supportata dalla fondazione Pulitzer rivela come il governo spagnolo, tramite l’agenzia di sviluppo FIAP, stia aprendo due nuovi centri di detenzione per migranti a Nouakchott e Nouadhibou. Il partenariato migratorio tra UE e Mauritania, che rappresenta una delle tappe della politica di esternalizzazione delle frontiere europee, ha favorito i trasferimenti di fondi e attrezzature di polizia verso il paese dell’Africa occidentale.
Il risultato è la detenzione arbitraria di persone in transito e, come evidenzia l’inchiesta, molto spesso l’abbandono delle stesse in zone desertiche al confine con il Mali: paese attraversato dal conflitto tra jihadisti del JNIM (Gruppo di sostegno all’islam e ai musulmani – GSIM), militanti tuareg del Fronte di liberazione dell’Azawad (FLA) ed esercito nazionale, supportato dai mercenari russi di Africa Corps.
A questo si aggiungono gli abusi e le gravi violazioni dei diritti umani, documentati dal 2020 al 2025 in un rapporto di Human Rights Watch, esercitati dalle forze di sicurezza mauritane lungo tutto il percorso migratorio, dalle frontiere terrestri alle operazioni in mare.
Partenze sempre più a sud
L’altro effetto dell’accordo tra UE e Mauritania è stato lo spostamento delle rotte migratorie verso Gambia e Guinea, e dunque lo spostamento delle reti di traffico, come segnala Global Initiative Against Transnational Organized Crime (GI-TOC). “Possiamo constatare come l’intensificarsi della sorveglianza in Mauritania e Senegal spinga le partenze più a sud, allungando e peggiorando i viaggi”, ha dichiarato lo scorso novembre Sylvia Ekra, direttrice regionale per l’Africa occidentale e centrale dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM), in un comunicato stampa.
Si è registrato, infatti, un aumento più che raddoppiato delle imbarcazioni partite dal Gambia: 9 nel 2024, 22 nel 2025. “Il Gambia ha osservato con profonda preoccupazione il rapido aumento del numero di persone che tentano di raggiungere l’Europa via mare utilizzando il Gambia come punto di partenza”, aveva detto il ministero dell’Interno gambiano. Sempre Caminando Fronteras ha monitorato 7 tragedie lungo la rotta gambiana che hanno causato in totale 160 vittime.
In un’intervista rilasciata a Info Migrants, Delphine Perrin, ricercatrice presso l’Istituto francese di ricerca per lo sviluppo (IRD), sottolineava lo scorso settembre i rischi in aumento ora che la rotta atlantica si è ulteriormente allungata. «Attraversare l’Atlantico è già di per sé rischioso. La distanza è notevole: ci vogliono dai quattro ai sette giorni di navigazione, se tutto va bene [per raggiungere l’arcipelago spagnolo], il che aumenta il rischio di perdersi in mare, di capovolgersi o di soffrire la fame, la sete o la malattia, soprattutto perché il comportamento dei trafficanti può accrescere il pericolo».
Molto spesso ci si imbarca anche dalla Guinea, una traversata che può durare anche più di dieci giorni e coprire oltre 2.200 chilometri di navigazione. Secondo i dati della Croce Rossa, lo scorso anno sono arrivate sulle coste spagnole tre imbarcazioni partite dallo stato guineano, una delle quali salpata dalla capitale Conakry. La città costiera di Kamsar, nella regione di Boké, nota per essere un porto di pesca, si sta trasformando in uno dei punti di partenza.
La strategia della Spagna: accordi migrazione circolare
Parallelamente all’esternalizzazione delle frontiere, la Spagna porta avanti una strategia per assicurarsi manodopera nel settore agricolo e promuovere percorsi di migrazione legale. S’inseriscono in questo contesto gli accordi di migrazione circolare firmati nell’agosto 2024 con Mauritania, Gambia e Senegal.
Si tratta di programmi che prevedono la concessione di contratti stagionali validi fino a quattro anni. Il 2 giugno una delegazione del ministero spagnolo per l’Inclusione, la Sicurezza Sociale e la Migrazione si è recata a Nouakchott per discutere dei primi risultati del programma ed esplorare nuove vie di cooperazione.
Madrid punta al contempo sull’esternalizzazione dei controlli e sull’apertura di canali legali di ingresso. Due strategie che procedono fianco a fianco mentre le partenze non si arrestano, ma si spostano invece, come detto, sempre più a sud, lungo rotte sempre più pericolose. Intanto, le persone migranti subiscono le violenze, gli abusi, le detenzioni arbitrarie.
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